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"Il 2 giugno? Nel governo ci sono tanti ministri monarchici". Parla il capo dell'Unione monarchica italiana | Collector
Il Foglio

"Il 2 giugno? Nel governo ci sono tanti ministri monarchici". Parla il capo dell'Unione monarchica italiana

“Il 2 giugno? Un'orgia di autocelebrazioni imbarazzanti. Ma nel governo Meloni ci sono tanti monarchici” . Giornata difficile quella della Festa della Repubblica per Alessandro Sacchi , presidente nazionale dell’Unione monarchica italiana. Nata nel 1944, l’associazione conta 70 mila persone che pensano che l’Italia starebbe meglio con un re e una regina, e che al referendum di 80 anni fa i brogli hanno completamente invalidato la scelta della maggioranza dei cittadini. “Un ex ufficiale carabiniere mi ha detto che durante alcuni lavori di dragaggio condotti negli anni ’60 a Palermo hanno trovato dei sacchi di tela cerata. Dentro c’erano tantissimi voti per la monarchia, ma erano stati buttati nel porto”, racconta Sacchi. Che nella vita, comunque, con la Repubblica ha dovuto imparare a conviverci. “Per esercitare la professione di avvocato ho dovuto giurare e rispettare la costituzione, io servo la Repubblica”. Anche durante la sua festa. “Io il 2 giugno lavoro e leggo pratiche. Del resto, questa è una data divisiva. Noi festeggiamo il 4 novembre”. La Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate, istituita per commemorare la vittoria italiana nella Prima guerra mondiale contro l'impero austro-ungarico. “Ma la monarchia per me non è solo storia, non è un ricordo. È un progetto ”. Il presidente Sacchi ci assicura che anche tanti politici di oggi sono dello stesso avviso. “Non sono autorizzato a dirglielo, ma ci sono diversi ministri monarchici nel governo attuale. L'hanno detto a me, ma non ritengono di doverlo dire in pubblico”. Qualche nome? “Neanche sotto tortura, ma non se lo immagina nemmeno”. Uno in realtà c’è, e non è neanche una notizia. “ Antonio Tajani è un monarchico, non lo nega”. Da ragazzo, prima di diventare segretario di Forza Italia e giurare sulla repubblica per assurgere a ministro degli Esteri, il leader forzista è stato militante del Fronte Monarchico Giovanile (movimento interno all’Umi). Proprio al Foglio ha raccontato di aver portato spesso l'ex segretario generale dell’Umi, Sergio Boschiero, in redazione, quando era giornalista. Ma un giovane Tajani compare in una foto in bianco e nero a pochi centimetri da Umberto II, ultimo re d’Italia, mentre su altre immagini presenti sul suo sito personale è ritratto vicino a una bandiera del Ducato di Savoia con la frase: “Mi sono sempre dichiarato favorevole al rientro dei Savoia in Italia”. Ma, stando a Sacchi, la fascinazione per la corona raggruppa tanto Palazzo Chigi quanto il Parlamento. “Quando passavo per Roma, vicino a Montecitorio, capitava tanti parlamentari mi fermavano per dirmi: ‘Viva il Re’". Senza contare che molti di loro hanno preso spesso parte ai congressi nazionali dell’Umi. Adolfo Urso, non ancora ministro delle imprese e ma comunque senatore di FdI, ha presenziato al XIII Congresso del 2019. “Adolfo viene sempre se lo invitiamo, ma anche Maurizio Gasparri di Forza Italia. Partito con cui ho corso per l’Europarlamento nel 2024, come indipendente”, dice il presidente. “Non siamo un partito, ma c'è un continuo incontro con la politica elettorale”. Uno pensa a un monarchico e gli rimbalza in mente l’immagine di un nobile decaduto in cerca di riscatto. “Nell’immaginario collettivo portiamo il monocolo, gli stivali da cavallo e la sciabola. Ma siamo persone assolutamente normali – ci assicura il presidente – E in Italia i monarchici sono tanti, ma molti non ritengono di doverlo dire” . A mettere i bastoni fra le ruote delle carrozze dei monarchici italiani ci sono due righe: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. È quanto impone l’articolo 139 della costituzione, che infatti i monarchici vorrebbero abrogare . Se ci riuscissero, al trono ci andrebbe l’attuale capo della Real Casa, il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia e VI Duca d'Aosta, attualmente nel management di Pirelli. A prescindere dal nome, “la massima realizzazione della democrazia parlamentare avviene dove c'è la monarchia”. Ne è convinto Sacchi, secondo cui “la funzione di vertice dello Stato, la funzione arbitrale, sarebbe svolta da un soggetto veramente terzo rispetto a quello che è il dibattito politico. Il capo dello Stato non avrebbe militato in nessuna delle squadre politiche in campo”. Anche se alla fine Mattarella un po' sovrano è. "Adesso siamo oltre il suo undicesimo anno di 'regno' " , prosegue Sacchi. "Io credo che sia un'anomalia". Ma per l’Umi ci sono anche ragioni squisitamente economiche dietro la necessità di un Re e non di un presidente. “L’ufficio del Quirinale costa agli italiani sette volte quello che Buckingham Palace costa agli inglesi. E poi la monarchia rappresenta un punto del pil per il paese”. Cioè? “Pensi a tutti quelli che vanno a Londra per comprarsi le carte da gioco con la faccia di Re Carlo. Quello è un indotto, porta danaro. Lei acquisterebbe mai una tazza con il volto di Mattarella?”. Personaggio di cui comunque prova un po’ simpatia. “È un vecchio professore universitario, ma è il suo ruolo che non mi piace. Ripeto, non gli riconosco la terzietà”. Il cielo sugli 80 anni di Repubblica si capovolge e si fa tramonto. La parata è finita, i cavalli (dopo essere scappati) se ne ritornano in stalla. Cosa rimane di questo 2 giugno? “Un’orgia di autocelebrazioni imbarazzante in cui tutti sono d’accordo” , chiosa con ironia amara Sacchi. “È bellissimo vedere insieme i nipotini della Repubblica Sociale, i nipotini di Lenin, i nipotini di Pio Nono. Evviva la Repubblica, divertitevi”.

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