Il Foglio
Tracciando un bilancio di ottant’anni di Repubblica, Luciano Violante esprime un giudizio positivo, ricorda le terribili sfide che sono state affrontate e superate, dal terrorismo ai terremoti, e ne trae una conclusione ottimistica. L’allarme sui rischi di rinascita del fascismo non lo convince: la Repubblica, la Costituzione e la grande maggioranza degli italiani sono antifascisti. E il neofascismo è del tutto marginale. Lo preoccupa invece la difficoltà della democrazia di decidere. Pensa che questo problema non si risolva con la legge elettorale ma con due riforme: l’introduzione della sfiducia costruttiva e il voto di fiducia e delle leggi principali da parte del Parlamento in seduta congiunta. Idee interessanti e naturalmente discutibili, ma che si contrappongono a chi vuole elevare un muro preventivo contro ogni riforma costituzionale. Il pericolo che vede profilarsi è un altro: “L’intreccio tra il potere della tecnologia digitale, il potere economico e il potere politico è alla base del nuovo dispotismo, l’illuminismo nero, come lo chiamano loro”. Probabilmente è anche per tener conto della critica radicale di questo movimento tecno-reazionario americano alla “disfunzionalità” delle istituzioni democratiche e della cultura accademica che Violante sente l’esigenza di affrontare seriamente i problemi di capacità decisionale delle democrazie, tema che, ricorda, era già stato evocato alla Costituente da Giuseppe Dossetti, che peraltro, allora, fu criticato come integralista dalla sinistra ma anche da Alcide De Gasperi per questa preoccupazione. Pur non nascondendo i rischi che corre la democrazia, Violante esprime fiducia nella capacità di superarli attraverso correzioni istituzionali, ammonendo a “proporre il minimo indispensabile, non il massimo possibile”, per evitare reazioni negative dell’elettorato . A queste condizioni esprime “speranza e fiducia”, basate su un ragionamento che dovrebbe essere attentamente valutato, sia a destra sia a sinistra.
Go to News Site