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“Un nome civico per le primarie ci sarà”, dice Alessandro Onorato
Il Foglio

“Un nome civico per le primarie ci sarà”, dice Alessandro Onorato

I civici sono in cammino. Alle primarie del centrosinistra ci saranno – e con un loro nome in corsa. “Qualora ci fossero, capiremo chi tra noi sa rappresentare al meglio la nostra voglia di cambiamento”, dice al Foglio l’assessore al Turismo, Sport, Moda e Grandi Eventi del comune di Roma Alessandro Onorato , pronto per la trasformazione in partito del movimento “Progetto civico Italia”, da lui lanciato nell’autunno scorso e arrivato fino a oggi lungo un percorso a tappe, con la partecipazione assidua del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e della sindaca di Genova Silvia Salis, lo sguardo benevolo dal guru dem Goffredo Bettini e il sorriso del leader M5s Giuseppe Conte. “Progetto Civico Italia”, dice Onorato, “il 12 giugno diventerà ufficialmente il partito degli amministratori, una nuova forza politica civica, riformista e popolare. Parteciperanno anche tutti i leader del centrosinistra” . Ma come si muoverà questa quarta gamba? “Dal 20 ottobre del 2025 abbiamo girato il paese coinvolgendo fino a oggi oltre 600 amministratori, sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali, oltre a migliaia di iscritti della società civile. Ci dicevano che era impossibile, che già ci avevano provato senza successo. E invece…”. Chi sono gli aderenti? “Persone non iscritte ad alcun partito ma che fanno politica, amministrano, non si vogliono rassegnare e, con grande generosità e responsabilità, si sono unite per dare un prezioso contributo al campo politico dei progressisti. Siamo qui per riempire un vuoto – quella distanza tra cittadini e parlamentari, tra mondo reale e politica nazionale. Siamo la ventata di freschezza e novità che diventa fondamentale per battere Giorgia Meloni. Non capirlo sarebbe un grande errore”. C’è anche la road map: “Eleggeremo la nostra prima direzione nazionale, definiremo dodici gruppi di lavoro con centinaia di professionisti per elaborare un programma di vero cambiamento dell’Italia. E poi continueremo a girare il paese: il 13 e 14 giugno saremo in 100 piazze per raccogliere le firme per la reintroduzione delle preferenze. Vogliamo dire basta alle liste bloccate. I parlamentari devono tornare a rispondere ai cittadini e non al grado di fedeltà del leader di turno”. Ma come e quando verrà scelto il nome di colui o colei che correrà alle primarie? Tutti gli occhi sono puntati su Onorato e su Salis – che però ha detto più volte di non voler partecipare alla gara. “Oggi la priorità”, dice Onorato, “è spiegare agli italiani come aumentare le buste paga, illustrare ai giovani un’idea d’Italia da qui ai prossimi vent’anni, dimostrare che si può garantire sicurezza a chi prende un mezzo pubblico o a chi torna la sera a casa e mettere in campo un grande progetto di recupero sociale delle periferie. Poi, una volta chiarito il tipo di legge elettorale, capiremo se è il caso di fare le primarie. Qualora ci fossero, capiremo chi tra di noi sa rappresentare al meglio la nostra voglia di cambiamento. Vogliamo fare una politica che non promette miracoli, ma mantiene gli impegni. E noi possiamo farlo, perché stando sui territori sappiamo che amministrare significa risolvere problemi, non raccontarli meglio degli altri”. Quali sono i temi sui cui concentrarsi in vista della stesura del programma? “Sicurezza, giovani e imprese sono le nostre priorità per costruire una nuova idea di paese da qui a 30 anni. Sono temi che, in passato, la sinistra ha lasciato alla destra – che però una volta al governo ha dimostrato di non essere in grado di risolvere. Ricordate una riforma che ha cambiato la vita degli italiani in questi quattro anni? Io no. La fotografia dell’Italia è impietosa: giovani che continuano a scappare all’estero, cittadini che si sentono più insicuri, pressione fiscale alla percentuale record del 43,1 per cento. E le imprese italiane sono in ginocchio davanti all’avanzare di aziende straniere. Ormai, grazie al governo dei falsi patrioti, l’ambizione più grande per un imprenditore italiano è che la sua azienda vada abbastanza bene da essere venduta a una multinazionale estera. Saremo noi i veri patrioti”. Il centrosinistra che si candida a governare, però, contiene al suo interno una pluralità di linee diverse tra Pd, M5s, Avs e centristi, sulla politica estera e non solo. “I campioni delle politiche estere divergenti sono le destre italiane, per non parlare di Giorgia Meloni che è passata da essere contro l’Europa a essere filoeuropeista, e da candidare Donald Trump al Nobel a mostrarsi macroniana all’occorrenza. Diciamo che la politica estera delle destre segue l’andamento dei sondaggi”. Resta un problema anche a sinistra. “Nel nostro campo credo la situazione sia più omogenea di quanto possa sembrare. Siamo europeisti convinti che vogliono riportare la politica e il dialogo al posto della forza, forza che sembra ormai avere la meglio sulla diplomazia. Aiuteremo l’Europa a diventare davvero unione di popoli e punto di raccordo di un nuovo multipolarismo. Solo così saremo davvero forti per portare pace e stabilità nel mondo”. Vasto programma. Chi lo incarnerà?

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