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Chi tace non acconsente, e manda l’Opinione pubblica all’inferno | Collector
Chi tace non acconsente, e manda l’Opinione pubblica all’inferno
Il Foglio

Chi tace non acconsente, e manda l’Opinione pubblica all’inferno

Ora che un discendente di Orfeo – capostipite mitico della stirpe dei cantautori – è trascinato agli inferi per aver dato voce al suo silenzio su Gaza, ripenso a quel gran genio di Jacques Offenbach, che nell’ Orphée aux enfers trasformò l’Opinione pubblica in un personaggio, affidandone la voce a un soprano. Entra in scena impugnando una frusta, e annuncia che a differenza del coro tragico antico intende prender parte all’azione, distribuendo “la palma o l’anatema”. Minaccia Orfeo di rovinargli la reputazione se non si mette subito in cerca di Euridice, e l’eroe si piega: “Sono schiavo dell’Opinione pubblica, ho bisogno del mondo, non voglio urtarlo” . Offenbach aveva personificato sul palco dell’operetta un processo che più di cent’anni dopo la sociologa Elisabeth Noelle-Neumann avrebbe battezzato “spirale del silenzio”. L’opinione pubblica brandisce come una frusta la minaccia dell’isolamento sociale, una paura radicata in noi come un istinto; allora, per sopravvivenza, ci affanniamo a captare il clima prevalente (abbiamo tutti una sorta di istituto demoscopico interiore). Cerchiamo di capire quali idee, nel nostro ambiente, ottengono la palma e quali l’anatema. Queste ultime le nascondiamo, ma così facendo contribuiamo all’impressione di potenza dell’Opinione dominante. Ebbene, oggi su Gaza è in atto qualcosa di simile, ma ancora più insidioso . Le sanzioni simboliche per chi rifiuta di pronunciare la parola genocidio, o si ostina a chiamare le cose in altro modo, fanno paura ai tanti che pavidamente si accodano. Ma neppure il silenzio è considerato un’opzione: non contenta di essere maggioritaria , l’Opinione aspira a essere totalitaria . Viene a stanarti con il suo scudiscio e pretende che tu scandisca ad alta voce la parola-lasciapassare; perché – così funziona il suo ricatto – se non riconosci che è in atto un genocidio sei complice del genocidio: chi tace acconsente. E invece è vero il contrario. Laddove neppure l’astensione è tollerata, il silenzio diventa una forma di disobbedienza. Chi tace non acconsente, e manda l’Opinione pubblica all’inferno.

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