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"Allontanato per una battuta su Paperinik". Il caso Gagnor scuote il mondo dei fumetti | Collector
Il Foglio

"Allontanato per una battuta su Paperinik". Il caso Gagnor scuote il mondo dei fumetti

Una parola di troppo sui social, e addio a 23 anni di proficua collaborazione. Colpa di un tema scivoloso, si dirà: Iran? Gaza? Ucraina? Macché. Il web è insorto in difesa di Paperinik. A cui Roberto Gagnor , dal 2003 sceneggiatore del settimanale Topolino, ha destinato una battuta mal digerita dal forum specializzato Papersera. Si dirà: e chi se ne frega. Invece la direzione di Topolino ha deciso per questo di interrompere il rapporto con Gagnor. "Avevo semplicemente ironizzato sull'atteggiamento di alcuni utenti o troll", spiega lui al Foglio. "Dovete sapere che gli appassionati di PK - la serie a fumetti dedicata al Paperino supereroe, ndr - hanno creato una sorta di culto attorno al personaggio. Per loro è intoccabile. E non erano d'accordo con la linea editoriale impartita alle ultime storie, peraltro scritte da altri colleghi". Fin qui, legittime opinioni. "Sui social ho semplicemente ironizzato, soltanto a titolo personale, proprio su questa dinamica che porta alla sacralità di PK. Capisco l'affetto di lunga data. Ma alcuni fan non capiscono che pure i fumetti evolvono, che la ricerca di una certa freschezza di stili e contenuti fa parte del nostro lavoro. Insomma, ho percepito una rabbia ridicola. L'ho fatto presente e l'hanno preso come un affronto personale: qualcuno ha scritto di voler cancellare l'abbonamento a Topolino, chiedendo la mia rimozione". Classica shitstorm da social media. Il problema è che il forum del Papersera è stato elevato a tribunale del popolo. E presto Gagnor ha ricevuto la telefonata più surreale della sua vita lavorativa. "Il direttore di Topolino temeva che le mie dichiarazioni potessero essere intese a nome della redazione. Per evitare l'equivoco, ha scelto di interrompere il rapporto. Senza aggiungere altre motivazioni nel merito". La vicenda quasi ricorda la trama de Lo Scherzo di Milan Kundera, dove nella Cecoslovacchia comunista, a causa di una battuta sull'ideologia di partito, il giovane protagonista viene improvvisamente ostracizzato dalla vita pubblica. Davvero rischiamo di cascare nella stessa trappola, nell'Italia reale e nelle piattaforme digitali di oggi? "Ho ricevuto tantissimi bei messaggi di solidarietà", dice Gagnor. "Ma ho anche percepito altrettanta preoccupazione da parte dei colleghi: Topolino vive di collaboratori, l'industria del fumetto in Italia pure. Quindi da freelance precari la nostra carriera si riscopre appesa a un filo e a una reputazione messa alla prova in modi sempre più incomprensibili. Questo episodio è sintomo della vulnerabilità di un ambiente intero". E va oltre la censura, la mera contestazione dei contenuti: qua si parla di opinioni, espresse al di fuori dell'ambito lavorativo su un topic (Paperinik) che sarebbe ridicolo definire sensibile. "È un travisamento assurdo e pericoloso. Perché un'impresa creativa come Topolino non può basare la propria attività su questi sentori. Se passa questo messaggio di dare corda ai social sempre e comunque, qualunque autore può venire mandato a casa per una cosa sgradita a un paio di troll". E se nemmeno su Topolino, che Gagnor continua a ritenere "un pezzo di vita", si potrà guardare il mondo con una vena di ironia, non resteranno che pagine vuote. E un Paperinik immacolato, senza più niente o nessuno da salvare.

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