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Il campo largo chiede al governo di essere ancora più demagogico sulle spese Nato
Il Foglio

Il campo largo chiede al governo di essere ancora più demagogico sulle spese Nato

C’è un modo serio per fare opposizione al governo sulla difesa: contestare le incoerenze, chiedere una strategia europea, evitare sprechi, spiegare come finanziare gli impegni. E c’è un modo sbagliato: trattare la spesa militare come una voce moralmente sospetta, da contrapporre meccanicamente a sanità, povertà e bollette. La mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv chiede di “riconsiderare urgentemente” gli impegni assunti in sede Nato sulle spese per la difesa, giudicandoli insostenibili per la finanza pubblica . Chiede anche una revisione del Patto di stabilità e stabilisce che un eventuale scostamento di bilancio debba essere destinato solo a povertà, sanità, famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo le spese militari. Le priorità sociali esistono. Ma sicurezza e welfare non sono alternative assolute. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, dopo anni di dipendenza dagli Stati Uniti, dopo il ritorno della guerra in Europa, dire semplicemente “meno impegni Nato” non è una critica forte al governo: è una rimozione del problema. Nella mozione c’è un punto condivisibile: costruire una difesa comune europea, coordinare gli acquisti, evitare duplicazioni, usare meglio le risorse. Ma proprio questo dovrebbe portare a una conclusione diversa: non meno difesa, ma difesa migliore; non meno responsabilità, ma più Europa; non meno investimenti, ma investimenti comuni ed efficienti. L’opposizione dovrebbe incalzare Meloni sulle sue ambiguità : parla di sovranità, ma senza una vera sovranità europea; promette sicurezza, ma fatica a dire come finanziarla; invoca l’Occidente, ma spesso ne asseconda gli istinti più provinciali. Questa sarebbe opposizione. Inseguire il riflesso anti-spesa militare, invece, significa lasciare al governo il monopolio della responsabilità e alla propaganda il monopolio della pace .

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