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Ursula von der Leyen non sa dire di no a Meloni, ma con qualche vincolo (verde) | Collector
Ursula von der Leyen non sa dire di no a Meloni, ma con qualche vincolo (verde)
Il Foglio

Ursula von der Leyen non sa dire di no a Meloni, ma con qualche vincolo (verde)

Bruxelles. Ursula von der Leyen non sa dire “no” a Giorgia Meloni. La Commissione europea ha dato il via libera, seppur con dei limiti , alla richiesta del presidente del Consiglio di ampliare il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale introdotta un anno fa per l’aumento della spesa per la difesa alle misure volte a rispondere alla crisi dei prezzi dell’energia. Von der Leyen ha ignorato la prudenza del suo commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, e la contrarietà di gran parte dei ministri delle Finanze della zona euro, che appena due settimane fa avevano ricordato la necessità di preservare la credibilità delle regole fiscali. “Abbiamo visto ciò che sta accadendo sui mercati obbligazionari, dove persiste l’instabilità”, aveva detto il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis: “Non dobbiamo permettere che questa crisi energetica si trasformi in una crisi fiscale”. Invece, con il pacchetto economico di primavera, la Commissione ha autorizzato gli stati membri a richiedere “un’estensione temporanea e limitata dell’ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, includendo misure di resilienza energetica”. Il deficit potrà aumentare dello 0,3 per cento del pil l’anno, con un limite massimo cumulativo dello 0,6 per cento nel periodo 2026-28. L’unica condizione fissata dalla Commissione è che le misure riducano la dipendenza dai combustibili fossili. Il governo italiano non potrà usare la flessibilità per ridurre le accise su benzina e diesel. Meloni dovrà finanziare investimenti dell’odiato Green deal. I criteri di eleggibilità non sono stati ancora definiti. Dovranno essere concordati nelle prossime settimane dalla Commissione con i governi. Ma Dombrovskis ha dato alcune indicazioni. Le misure dovranno “ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, come per esempio grandi progetti di investimento nelle reti elettriche, nel migliorare l’utilizzo delle rinnovabili, ma anche sussidi per le famiglie e per le imprese (per l’acquisto di veicoli elettrici o pompe di calore, ndr), impianti solari, batterie”. Tuttavia, non è escluso che l’Italia possa ricorrere a un trucco contabile per classificare come nuovi investimenti quelli che erano già stati messi a bilancio, usando lo spazio fiscale aggiuntivo per finanziare la proroga del taglio delle accise e dei crediti di imposta per alcuni settori. Il costo stimato di queste misure, se resteranno in vigore fino alla fine dell’anno, ammonta proprio allo 0,3 per cento del pil. Esattamente il deficit aggiuntivo autorizzato dalla Commissione per gli investimenti nella decarbonizzazione. Il pacchetto economico di primavera serve alla Commissione per esprimere i suoi giudizi sul rispetto delle regole del Patto di stabilità e delle riforme promesse dagli stati membri. La valutazione sull’operato del governo Meloni è relativamente positiva, nonostante non sia stato raggiunto l’obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo nel 2025. Lo scorso anno è stata registrata una deviazione pari allo 0,1 per cento del pil sul tasso massimo di crescita della spesa netta. Ma nel triennio 2024-26 rimane inferiore a quanto consentito. Il governo ha realizzato le riforme e gli investimenti che aveva promesso per ottenere un percorso di aggiustamento più lungo dei conti pubblici. Tuttavia, i problemi strutturali individuati in passato per l’Italia rimangono. La Commissione si aspetta che “nei prossimi anni le finanze pubbliche subiscano pressioni di bilancio significative, a causa tra l’altro dell’aumento dei costi collegato all’evoluzione demografica”. Il sistema fiscale è sbilanciato a sfavore dei redditi da lavoro. Secondo la Commissione, “le sovvenzioni dannose per l’ambiente rimangono alte e vi è un ampio ricorso alle spese fiscali, anche sull’Iva”. Inoltre, “i valori catastali non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato”. La crescita della produttività in Italia “è debole” e la produttività è “stagnante”. I prezzi dell’energia sono “tra i più elevati dell’Ue” a causa della dipendenza dal gas. La qualità del lavoro è “strutturalmente bassa” per i bassi salari e le competenze di base degli adulti sono “tra le più basse dell’Ue”. E’ emerso un nuovo problema: “Negli ultimi anni in Italia l’accesso all’assistenza sanitaria è peggiorato”, scrive la Commissione. Tra le raccomandazioni all’Italia c’è di “potenziare la spesa e la prontezza in materia di difesa”. Ma il governo non sarà obbligato a usare la clausola di salvaguardia nazionale per incrementare le spese nella difesa. Potrà usarla anche solo per la decarbonizzazione.

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