Il Foglio
Al direttore - Che cosa è il socialismo? Per Lenin erano i soviet e l’elettrificazione. Per Elly Schlein l’imposta patrimoniale e il salario minimo legale. Giuliano Cazzola Al direttore - Ho letto la seguente agenzia e ho ripensato a tutto quello che abbiamo letto nelle ultime settimane. “Dagli accertamenti svolti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito”. Si parla naturalmente di Nicole Minetti, del caso della sua grazia. Forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa? Mario Marini Quando si trasforma il fango in verità capita spesso, purtroppo, di ritrovarsi davanti a scene come queste: molta speculazione gratuita, molto rumore per nulla, molta melma scambiata per cioccolato. Sul Foglio abbiamo scritto dal primo giorno che c’erano infiniti motivi per credere che la grazia a Nicole Minetti fosse stata concessa per ragioni legittime, non fosse altro perché la pratica, prima di arrivare al Quirinale, era passata dal tribunale dei minori di Venezia, dalla procura generale di Milano, dal ministro della Giustizia, dagli uffici del capo dello stato. Ma quello che colpisce è che anche persone assennate, di fronte a quell’ondata di fango, si siano fatte sedurre dalla melma, che si presentava come se fosse cioccolato. Massimo Gramellini, a “Di Martedì”, il 28 aprile, aveva offerto la seguente riflessione. “Che pasticcio. Mi pare un enorme pasticcio. Con la procuratrice che diceva: siamo stati diligenti, forse non siamo stati perspicaci. Mi domando, a prescindere da tutto quello che verrà fuori: ma era proprio il caso di dare la grazia a Nicole Minetti? Ci voleva la perspicacia? Nicole Minetti, al di là dei suoi meriti e demeriti, è l’emblema di qualcosa che ci ricordiamo tutti. Era l’emblema della nipotina di Mubarak, il caso Ruby. Il suo ingresso in politica è stato un colpo. Quando vado a parlare nelle scuole, i giovani da quell’episodio sono rimasti molto colpiti. E’ diventata un personaggio simbolo di qualcosa. Se tu vai proprio a chiedere la grazia per questa persona. E poi nel modo in cui l’hanno fatto”. Il fango che ha ricoperto dalla testa ai piedi il caso Minetti ha impedito, in quelle ore, di ricordare alcune questioni elementari, che sono alla base dello stato di diritto. La grazia, quando vi sono i requisiti, è un diritto senza barriere di ingresso. Non esiste una corsia preferenziale dedicata a chi non ha peccati. La grazia non si dà a chi ci sta simpatico e non si nega a chi ci sta antipatico. E il fatto che il presidente della Repubblica, che aveva tutto da perderci dal punto di vista mediatico per aver dato la grazia a Minetti, abbia fatto quella scelta, avrebbe dovuto suggerire una verità diversa: il capo dello stato non ha dato la grazia a Minetti per graziare il berlusconismo, ma lo ha fatto mosso dal dovere di aiutare un bambino in difficoltà ad avere un futuro. Quello che a fine aprile ha detto la procura generale della Repubblica, dopo la richiesta di chiarimenti del capo dello stato sulle inchieste del Fatto, forse vale anche per un pezzo di opinione pubblica: “La grazia a Minetti? Noi diligenti, magari non perspicaci”. Al direttore - Ho letto con attenzione l’appello inviato a tutti noi responsabili delle forze di opposizione da oltre settanta scienziati, studiosi, attivisti ed ecologisti storici del nostro paese. E ho anche letto il suo editoriale di ieri, entrambi gli interventi, pur partendo da punti di vista diversi, convergono su due questioni essenziali, anzi imprescindibili per la credibilità delle forze di opposizione. Il primo è che la transizione energetica si fa con azioni di governo concrete, talvolta complesse, ma non rimandabili. Vedere amministratori locali progressisti bloccare in modo indiscriminato i progetti sulle rinnovabili è una contraddizione profonda. E’ un cortocircuito che dobbiamo risolvere, se vogliamo essere credibili verso gli elettori nel 2027. Il secondo elemento riguarda la scala della transizione: è il momento di chiarire che la decarbonizzazione passa inevitabilmente dai grandi impianti. Per anni ci siamo illusi che sarebbe bastato installare qualche pannello solare sui tetti delle case. La realtà è diversa: arrivare a 131 GW di potenza rinnovabile fissata dal Pniec al 2030 significa quasi raddoppiare la velocità di installazione attuale. Lo dimostra il modello della Spagna, che ha scelto di puntare con decisione su impianti solari ed eolici su larghissima scala, abbinandoli a un uso pragmatico delle centrali nucleari esistenti per decarbonizzare e ridurre i prezzi. Proprio sul tema del nucleare – usato dalla destra come fuga dalla realtà – reputo che l’opposizione debba confrontarsi in modo equilibrato e laico. Governare fuggendo dalle scelte è un atavico vizio della politica italiana soprattutto in campo energetico. Il campo largo non può permettersi questo errore, e per questo siamo impegnati perché per il 2027 sappia trasformarsi in un vero “campo europeo”, capace di superare i veti che bloccano lo sviluppo energetico proprio ora che su questo fronte nuove risorse per nuovi investimenti, e nuove scelte, potrebbero arrivare. Riccardo Magi, segretario di Più Europa
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