Il Foglio
Ostentano noncuranza. Mentre gli altri nel campo largo già s’accapigliano per decidere chi, nel caso, correrà alle primarie di coalizione, loro, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la diarchia dell’ Alleanza Verdi e Sinistra , come giurano quasi all’unisono al Foglio, non ci hanno ancora pensato. “ Ne discuteremo se ci saranno le primarie ”, dice Fratoianni. “ Io e Nicola, a differenza di altri che sono arrivati alla scissione dell’atomo, in questi quattro anni abbiamo sempre trovato una quadra, una soluzione ”, aggiunge Bonelli. Eppure a entrambi non sfugge quanto proprio la natura di questa co-gestione sia inconciliabile con il gioco della torre, in cui alla fine deve rimanere in campo una sola soluzione. Le primarie e Avs come un ossimoro? Non è stato un caso che mentre il centrodestra cercava di far sedere (invano) al tavolo della legge elettorale le opposizioni, da Avs s’affrettavano a chiarire che le primarie sono inutili. Tanto che Fratoianni ha anche firmato un appello pubblico sottoscritto da decine di docenti universitari (tra cui il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari) proprio per evitare che si facciano. “ L’abbiamo sempre detto e lo ribadiamo ancora una volta: stendiamo un programma con 5-6 punti qualificanti. Questa è la priorità ”, spiega ancora Bonelli. Che nella giornata di ieri, però, ha pure reso evidenti le differenze che ancora permangono all’interno di Avs. Ad esempio sull’uscita dell’eurodeputata Ilaria Salis che si è scagliata contro la parata del 2 giugno. “Io non sono d’accordo sull’abolizione, più che altro mi piacerebbe che non fosse solo una manifestazione di forza militare muscolare”, aggiunge Bonelli al Foglio. Dopo che il centrodestra ha espresso la volontà di procedere spedito all’approvazione della nuova legge elettorale, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno ricominciato, con le rispettive modalità, a differenziare il loro posizionamento. Tanto da convincere l’ex premier a spingere sul tasto della sicurezza e far virare la segretaria del Pd su energia e imprese. Poi, entrambi, si sono rincorsi sulla partecipazione giovanile (ieri Schlein ha tenuto un convegno sul “diritto dei giovani a restare in Italia”). E ora che in commissione Affari costituzionali è finito anche il secondo ciclo di audizioni e la maggioranza ha incardinato il testo del Bignami-bis, che al suo interno prevede proprio l’indicazione del premier (“ma non le preferenze”, rimarcava ieri in Transatlantico la ministra delle Riforme Elisabetta Alberti Casellati), le primarie più che uno scenario suggestivo assumono sempre più fattezze reali. “Ma io resto convinto che quella legge sia fortemente incostituzionale”, rileva ancora Bonelli. “Ed è anche per sfuggire al giudizio di incostituzionalità che Meloni potrebbe essere tentata di andare ad elezioni anticipate”. Si vedrà. Nel frattanto, come detto, tutto il processo di discussione interno ad Avs è come se fosse congelato per non dare aditi a quegli imbarazzi che si sprigionerebbero qualora il duo Bonelli & Fratoianni fosse costretto a scegliere chi dei due premiare. “Ma a quanto ci risulta, tutte le varie ipotesi sono in alto mare”, riferiscono dal partito. Tra queste ipotesi c’è anche quella, ventilata in questi giorni, di procedere all’indicazione di un “papa straniero”, un nome terzo che possa, nel caso servisse, scendere nell’agone delle primarie senza dover scontentare uno dei due leader. E c’è anche chi ha tirato fuori un padre nobile di Avs come Nichi Vendola, attualmente presidente di Sinistra italiana, che proprio al Foglio , a proposito della spendibilità politica della sua figura, aveva detto: “Sono a disposizione della mia comunità”. Anche se sarebbe una scelta espressione del partito di Fratoianni e per questa ragione non particolarmente condivisa dai Verdi. Mentre per quanto riguarda l’acquisto di una figura mediaticamente forte, in stile Ilaria Salis, il rifiuto pubblico della relatrice speciale Onu Francesca Albanese avrebbe molto raffreddato questa pista. Sperano, insomma, di non doverci neppure arrivare a quel punto. Ché pure su dossier internazionali come il Nobel a Maria Corina Machado Fratoianni e Bonelli s’erano trovati su sponde opposte. Ma se poi la legge elettorale dovesse costringerli a pensarci, non è detto che quella tanto sbandierata unità regga. E che alla fine non prevalga anzi un poco di vanità.
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