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Caporalato, intermediazione e lavoro nero: cosa non funziona. Parlano Del Conte (Bocconi) e Seghezzi (Adapt) | Collector
Caporalato, intermediazione e lavoro nero: cosa non funziona. Parlano Del Conte (Bocconi) e Seghezzi (Adapt)
Il Foglio

Caporalato, intermediazione e lavoro nero: cosa non funziona. Parlano Del Conte (Bocconi) e Seghezzi (Adapt)

“Il caporalato è un fenomeno di fronte al quale oggi è ingiustificabile un atteggiamento passivo. Si potrebbe contrastare radicalmente già ora” commenta al Foglio Maurizio Del Conte, professore ordinario di Diritto del lavoro alla Bocconi. Francesco Seghezzi, esperto di mercato del lavoro e presidente di Adapt, aggiunge: “Noi vediamo la punta dell’iceberg, discutiamo della punta dell’iceberg, ma ci sono diversi fronti: la filiera, il prezzo al consumo dei beni e la mancata integrazione dei lavoratori stranieri”. Il primo giugno, ad Amendolara, nel Cosentino, quattro braccianti afghani sono stati chiusi in un minivan e bruciati vivi mentre tornavano dai campi del Metapontino; una persona invece sarebbe riuscita a sopravvivere. Per il momento sono stati fermati due individui, presunti autori della strage, e nelle prime ricostruzioni è emersa la pista del caporalato: per gli inquirenti dietro ci sarebbe il racket dei caporali, e la lite potrebbe esser nata per soldi. Dopo la morte di Satnam Singh a Latina nel 2024, dopo le inchieste sullo sfruttamento, ora il rischio è che tutto ritorni di nuovo alla normalità. “La cosa più sconcertante è l’accettazione più o meno tacita del fenomeno . Ci sono aree del paese dove tutti sanno e nessuno denuncia” commenta Del Conte. Poi spiega: “Il fenomeno dello sfruttamento e quello del caporalato sono molto legati. Il caporalato crea un filtro formale rispetto all’economia esposta, alla luce del sole. Ma anche aziende insospettabili possono avvalersi di quelle strutture intermedie per mantenere uno schermo formale rispetto a ciò che avviene a valle – dice il professore della Bocconi–. “Serve intervenire sulle filiere dentro le quali dei soggetti, che non sono i reali datori di lavoro, reclutano persone spesso attraverso reti irregolari”. Avremmo teoricamente gli strumenti per sradicare il fenomeno? “Sì, tutti – risponde Del Conte –. Abbiamo una regolamentazione che dice con precisione quali sono i soggetti che possono intervenire nel mercato del lavoro. Sono richiesti requisiti di solidità finanziaria, onorabilità degli amministratori, sedi verificabili, controllo pubblico sui bilanci. Se fosse rispettato, il nostro sarebbe un buon sistema di regolamentazione dell’intermediazione”. Lo stesso meccanismo, osserva Del Conte, governa l’ingresso legale: “Il decreto flussi è gestito con la logica del click day: intermediari bravi a fare click al momento giusto, che si accaparrano le quote e poi collocano chi arriva, anche i regolari”. Seghezzi aggiunge: “Questo non vuol dire che vanno aboliti i flussi, anzi. Ma occorre trasformarli da una lotteria a un’infrastruttura stabile, che gestisca l’incontro tra domanda e offerta”. Sia per Del Conte sia per Seghezzi il nodo del caporalato è proprio l’accesso al lavoro . E quest’ultimo spiega: “A oggi anche tutte le modalità per rendere più formale l’incontro tra domanda e offerta rischiano di essere eccessivamente burocratizzate, al punto che purtroppo, senza alcuna giustificazione, il meccanismo del caporalato risulta più immediato, anche se eliminassimo il tema dei costi. Ma è comunque un sistema che insegue il prezzo più basso, tagliando in primis il costo del lavoro. Individuano i lavoratori più vulnerabili e si muovono a una velocità tale che le istituzioni arrivano dopo” dice Seghezzi. Per questo servono canali legali altrettanto rapidi, ragiona il presidente di Adapt: “Se un’azienda stagionale ha bisogno di flessibilità, occorrono sistemi su base territoriale molto agili. I centri per l’impiego possono avere un ruolo, ma dovrebbero diventare nodi operativi che gestiscono reclutamento, trasporto e alloggio”. Del Conte arriva alla stessa conclusione: “Buona parte del lavoro nero, del sommerso e dell’illegalità sta nel fatto che l’ingresso nel mercato del lavoro non avviene, o avviene in minima parte, attraverso soggetti professionali autorizzati”. Al contrario, una parte molto ampia dell’incontro tra domanda e offerta passa da canali informali, circa il 90 per cento. Poi il professore della Bocconi aggiunge: “C’è una correlazione diretta tra paesi che hanno un’alta percentuale di lavoratori collocati attraverso canali istituzionali, pubblici o privati, e basso tasso di lavoro nero e illegalità. Noi siamo un paese dove l’intermediazione formalizzata è bassissima e il lavoro nero fra i più alti”. Del Conte infine conclude: “ Ci sono dei settori dell’economia che si reggono soltanto su questi fenomeni di sfruttamento del lavoro , perché il margine e i flussi di denaro sono tali che non consentono una retribuzione adeguata, e quindi scaricano sul lavoro l’abbattimento dei costi. Ma ormai è inevitabile affrontare questi fenomeni criminali. Bisogna fare una scelta di coraggio, di legalità e di verità”.

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