Il Foglio
Salvini ha bisogno di Zaia, ma Zaia ha bisogno di Salvini? A Zaia non basta più la Lega: Zaia, il riservista, non si fida. A chi gli chiede perché non accetta la carica di vicesegretario risponde che non vuole cariche vuote, che di cariche ce ne sono già troppe ma senza peso e che la Lega ha inventato anche la segreteria politica. Come è andata a finire? Si è riunita due volte (al suo interno manca anche Attilio Fontana) e non se n’è più parlato. Per la prima volta c’è un ragionare vero da parte di Salvini sul nord e c’è una trattativa fatta di mezze frasi, la necessità dell’inventiamoci qualcosa. Attraverso spifferi Salvini sta proponendo a Zaia di prendersi il ruolo di portavoce del nord, insieme a Giorgetti, e dall’altra c’è la richiesta di Zaia di istituzionalizzare la sua Cdu, la Cdu Zaia. La prova di questo travaglio è che il ritiro annunciato per il 4 e il 5 luglio a Treviso , malgrado le rassicurazioni, non è stato confermato. Il malessere di Zaia è tale che Salvini gli avrebbe perfino proposto: “In Veneto vuoi un commissario a te vicino? Scegli e te lo do”. E’ una ricucitura che arriva dopo la mancata tutela del gruppo Zaia, le uscite di consiglieri e vice, una ferita che per Zaia non si è mai rimarginata. In queste ore il capogruppo di Alberto Stefani in regione Veneto sta raccogliendo le firme per una bozza sul fine vita, una battaglia di Zaia, un testo per superare Zaia. In Lega nessuno riesce più a capire quale sia la reale volontà di Zaia. E’ allarmato Attilio Fontana , è stato allertato il solito Giorgetti e si muove Claudio Durigon che fa da ponte fra Roma e Venezia. La nascita del Fienile di Zaia , il suo podcast di successo, non è solo un format da poter vendere alle televisioni. E’ l’infrastruttura autonoma, una super macchina di propaganda, lucidata nel momento in cui Zaia dovesse decidere di fare una cosa nuova anche perché Vannacci non si ferma. Il colpo che vuole annunciare è Domenico Furgiuele , il Ferragamo della Lega, ma c’è una terna di nomi (e smentite) di FdI che girano. Tra le possibili rose del ventennio di Vannacci ci sono le deputata Beatriz Colombo , Ambrosi e Gruppioni. Racconta Giangelo Bof, un altro leghista in cammino verso il Futuro (nazionale) , che ci sono imprenditori veneti che si confessano con queste parole: “Voi della Lega, avete realizzato un programma di sinistra, a questo punto tanto valeva votare il Pd. Meglio Vannacci”. Il generale stivalone esclude di fare parte della coalizione di destra. Ai parlamentari che aggancia dice: “Staremo fuori” e poi li arringa con: “Chi vuole fare il ministro, il sottosegretario, o pensa a una partecipata, ha sbagliato posto. Con me non avrete nulla”. E tutti: Evviva!”. Sempre Bof: “Vannacci non vuole il posto di Salvini, vuole la sedia di Meloni a Palazzo Chigi” . Ora i vannacciani si fanno chiamare “tuareg”. Dice Edoardo Ziello, il vicegenerale: “Salvini diceva che ci aspettava il deserto, ma il deserto si sta popolando. Siamo come i tuareg”. Abbiamo anche Vannacci d’Arabia.
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