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Fa più paura il referendum del nucleare. Ma Fontana va diritto
Il Foglio

Fa più paura il referendum del nucleare. Ma Fontana va diritto

Uno spettro si aggira per l’Italia: l’energia nucleare . Storpiando i vecchi Marx & Engels, possiamo dire che a spaventare di più oggi non siano tanto le centrali di nuova generazione in sé, quanto il rischio referendum. Il fantasma del referendum è stato evocato di recente dal ministro dei Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani e ha suscitato molte ansie, anche se sembra inevitabile . Da parte sua il governo, con la premier Meloni, ha promesso la legge delega sul nucleare entro l’estate. E si parla anche di un’agenzia ad hoc, per accelerare i progetti innovativi, da affidare a Roberto Cingolani. Ma dopo la doppia bocciatura referendaria nel 1987 (Cernobyl) e nel 2011 (Fukushima) il fronte nucleare usa la massima cautela. Anche se i modelli di nuova generazione parlano una lingua diversa, anzi due: Small Modular Reactors (SMR), che sfruttano l’attuale tecnologia dei LWR su scala ridotta e Advanced Modular Reactor (AMR), derivati dalle tecnologie di quarta generazione, che utilizzano nuovi sistemi di raffreddamento o combustibili innovativi per offrire prestazioni migliori, nuove funzionalità e un cambiamento di passo per una più elevata competitività economica, sostenibilità, sicurezza passiva e affidabilità. Oggi, in Consiglio regionale, si gioca una partita importante sul tema energia: maggioranza e opposizione sono chiamate a scegliere la strategia per affrontare una crisi che attanaglia famiglie e imprese . Chi è pronto ad alzare la bandiera di combattimento contro il nucleare, in Lombardia come a Roma, è il M5s che critica la decisione di puntare su una “tecnologia nucleare che attualmente non esiste ancora in forma commerciale, senza considerare le numerose criticità emerse”. Tra i nodi irrisolti, per il M5s, “i tempi molto lunghi necessari per la realizzazione dei reattori”. Poi si oppongono gli interrogativi sui luoghi dove realizzare gli impianti e l’incertezza sui costi complessivi dell’operazione e su chi dovrà questo investimento”. Il Pd al Pirellone, con Miriam Cominelli, lavora a un ordine del giorno che ricalca la linea Schlein: un educato e garbato No: “Rispetto all’energia nucleare, l’opzione del futuro di questa tecnologia va affrontata con un approccio non ideologico e senza venir meno all’impegno nella ricerca scientifica, ma i tempi e i costi di industrializzazione attuali, anche dei reattori di quarta generazione, non sono compatibili con gli obiettivi di transizione energetica e di decarbonizzazione”. Poi un po’ di spolveratura politica: “Esiste poi il giudizio democratico che richiederebbe un’ulteriore riconsiderazione del tema: gli italiani si sono infatti già espressi in due referendum contro l’utilizzo di questo tipo di energia”, conclude il capitolo nucleare la mozione Pd. Ma i bene informati sono convinti che oggi, alla prova dell’aula, il Pd si dividerà, perché i consiglieri favorevoli al nucleare – eredi delle idee dei fratelli Borghini e di Giambattista Zorzoli – non sono pochi . Naturalmente non mancano i “desiderata” del Pd all’insegna della decarbonizzazione. “L’unico modo per poter ottenere l’autonomia energetica, tenuto conto della situazione geopolitica, è quello di accelerare sulle fonti rinnovabili – afferma Onorio Rosati, già segretario della Camera del Lavoro di Milano, oggi al Pirellone e presidente del gruppo Avs e reti civiche – perché il sistema nucleare porta con sé alcuni problemi. Uno riguarda i tempi di costruzioni: si parla di piccole centrali ma si tratta di impianti che comunque hanno bisogno di tempi lunghi per la realizzazione. Poi c’è il problema dell’approvvigionamento dell’uranio: noi non ne abbiamo in casa e dovremmo comunque dipendere da paesi stranieri, con tutte le difficoltà del caso. Poi c’è la questione dello stoccaggio delle scorie che nessuno vuole. Infine c’è l’aspetto economico: il costo al kilowattora prodotto dal nucleare è più elevato di quello prodotto con le fonti rinnovabili e sappiamo quanto sia importante avere l’energia a basso costo”. Intanto Attilio Fontana – che almeno su questo può contare su di una maggioranza compatta – tira diritto . Giorni fa ha incontrato il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) Rafael Mariano Grossi, per definire un accordo incentrato sull’uso pacifico (ovvero non militare) di questa fonte: un unicum nel suo genere, in quanto è il primo memorandum siglato dall’agenzia a livello regionale . “Daremo un ulteriore slancio alle sperimentazioni e all’attività di ricerca che la Lombardia sta portando avanti in questo settore cruciale. Dobbiamo affrontare le sfide attuali, perché il mondo sta cambiando rapidamente, non possiamo continuare a dipendere da risorse che ci mettono in difficoltà, sia a causa di problemi geopolitici sia per le questioni economiche legate ai materiali necessari per la produzione”, ha ricordato Fontana . Intanto tra i consiglieri del Pd c’è chi vorrebbe giocare una carta pesante, la proposta di un assessorato ad hoc sull’energia, per far capire che il tema nucleare non è affatto sottovalutato. E, a proposito di referendum, sembra che le opinioni degli italiani stiano cambiando, infatti, secondo il sondaggio realizzato da Only Numbers per la trasmissione Porta a Porta, il 54,9 per cento degli intervistati si dichiara favorevole all'utilizzo del nucleare di nuova generazione e la consapevolezza sale addirittura al 75 tra i giovani.

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