Il Foglio
Sapete a cosa ho pensato quando è scoppiata la polemica su Lupita Nyong’o, l’attrice nera che interpreterà Elena dalle bianche braccia nell’“Odissea” di Christopher Nolan ? Alla Madonna con Bambino di Bernardino Butinone, quasi nascosta in un cantuccio della Pinacoteca di Brera. È nera? È bianca? I visitatori più puntigliosi, che come me avvicinano lo sguardo alla piccola tela a costo di spiaccicarci il naso, non riescono a venire a capo del dilemma. Per quel che conta, vi assicuro che io l’ho vista nera, ma è forse l’effetto del sedimento del tempo sulla vernice, chissà; la foto che ho scattato per ingrandirla me la mostra addirittura nerissima, ma è forse colpa dei filtri sull’obiettivo dello smartphone; le immagini dell’opera pubblicate online la mostrano piuttosto bianca, ma è forse uno schiarimento dovuto a una ricostruzione congetturale di come dovesse apparire la tela in origine; le antiche riproduzioni in bianco e nero risolvono la questione mostrando la Madonna sia bianca sia nera, a seconda di quanto bene o quanto male sia riuscita la fotocopia. (Le storie dell’arte si mettono sulla difensiva, dicendo che il Butinone spiccava fra i contemporanei per il sapiente utilizzo del grigio). Quindi? Il caso di questo minuscolo dipinto di fine Quattrocento non ci dice nulla di quanto scuro il pittore immaginasse il suo soggetto né di quanto chiara, o viceversa, la Madonna fosse in realtà, ai tempi in cui nessuno voleva dipingerla o poteva fotografarla. Ci dice però, con la saggezza accumulata nel mezzo millennio intercorso, che per apprezzare il senso di un’opera bisogna sforzarsi di guardarla da lontano, perché troppo da vicino non se ne viene a capo. Che la Madonna del Butinone fosse bianca o nera non ha più importanza di quanta ne avrà, fra cinquecento anni, che Elena sia stata interpretata da un’attrice di origine keniota o da una scandinava dagli occhi azzurri o da una greca olivastra o da una performer californiana totalmente dipinta di verde. Le polemiche sono tutte appiattite sul presente, mentre l’arte va considerata sub specie aeternitatis : non ha colore perché è di tutti i colori.
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