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Il Vannacci romano. Difende Pozzolo e aspetta altri quattro ingressi: lo show del generale all’Eur
Il Foglio

Il Vannacci romano. Difende Pozzolo e aspetta altri quattro ingressi: lo show del generale all’Eur

A un certo punto la conferenza stampa del generale al contrario diventa un seminario sull’alcolismo. “Definisca ubriaco”, dice Roberto Vannacci . Si rivolge a un giornalista, difende Emanuele Pozzolo, che però non si farà vedere: “Non ho mai lasciato nessuno indietro”. E poi: “Superare lo 0,5 non fa di una persona un ubriaco”. Sta per iniziare l’evento futurista al Salone delle Fontane, all’Eur, quartiere iconico. Vannacci è tornato a Roma. “E’ una festa”. O una fiera? Forse peggio. Folclore e nostalgia. In sala oltre 1500 persone, dicono dallo staff. Il leader di Fn viene accolto con la colonna sonora del Gladiatore. Poi l’inno d’Italia, parte qualche braccio teso. Sventolano le bandiere tricolore e quelle del partito. C’è chi indossa braccialetti con la scritta “boia chi molla”, si vede qualche croce celtica. La platea è varia. Un signore distinto, in giacca è cravatta, si definisce “liberale”. Ha il libro di Vannacci sotto il braccio, vuole l’autografo: “I migranti? Conosco persone eccezionali”. C’è confusione . Di certo si nota un po’ di destra romana, quella che un tempo aveva un riferimento in Gianni Alemanno. Del resto tra i promotori dell’evento c’è Francesco Biava: ex An e deputato, capo della segretaria proprio di Alemanno ai tempi del ministero dell’Agricoltura. Vogliono radicarsi nella Capitale e Vannacci assicura: “Avremo un nostro candidato. Come a Milano e in Sicilia”. C’è ancora qualche mese, nel frattempo prosegue lo scouting di Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Domani a Viareggio è in programma un’altra iniziativa. Si annunceranno nuovi ingressi, il gruppo di Fn dovrebbe arrivare a quota 8. Si tratta di Attilio Pierro e Davide Bergamini, ex Carroccio in arrivo da Forza Italia. E poi Gianangelo Bof dal Carroccio e Domenico Furgiuele, che in Transatlantico prova a dissimulare: “Non è all’ordine del giorno”. Poi aggiunge: “Questa Lega non è quella in cui sono entrato io”. E che prospettive ha oggi il partito di Salvini? “Boh”. Intanto perde deputati. Ieri se ne è andato – l’aveva lasciato intendere parlando con il Foglio qualche giorno fa – anche Erik Pretto, deputato vicentino. “E’ stata una scelta dolorosa, ma non posso tollerare certe meschinità”. L’hanno accusato di essere un moroso. “Fra versamenti, sovvenzioni e collaborazioni esterne ho sborsato oltre 322mila euro. Tutti rendicontabili”, spiega al telefono. E adesso va anche lei con i futuristi? “Amministratori locali, militanti e cittadini mi chiedono di proseguire con il mio impegno. Sto riflettendo su quale sia la strada migliore per continuare a rappresentare il territorio”. Si parla anche di un possibile passaggio a FI. I vannacciani negano, ma intanto lavorano ad altri ingressi, questa volta da FdI. I nomi caldi sono sempre Ambrosi, Gruppioni e Colombo. Massimiliano Simoni, responsabile organizzazione del partito, sorride: “Non lesiniamo”. Il generale non vuole operazioni di palazzo, o almeno così dice – ma dirà anche “non sono né di destra, né di sinistra”, prima di correggere il tiro. Le tessere, fa i conti, sono 90 mila. Sogna il 10 per cento. Per Sasso invece ci siamo già: “Siamo sottostimati, siamo in doppia cifra”. Esulta il deputato perché è “finalmente in arrivo la mia legge anti gender, confluita nel ddl Valditara. Fuori gli attivisti Lgbt dalle scuole. Chissà come l’ha presa Pascale”. Mentre alla Camera il tandem Ziello-Ravetto ieri ha incalzato il ministro Salvini sul Piano casa. Anche se il bersaglio preferito dei futuristi resta Forza Italia, che secondo loro somiglierebbe al Pd. Vannacci lo ripete più volte, durante la conferenza che precede il suo comizio, sfoggiando il repertorio classico. Attacca l’Europa per il Green deal. La flessibilità sull’energia? “E’ una truffa”. Il gas russo? “Io e De Scalzi diciamo la stessa cosa”. Poco dopo parlando al suo pubblico metterà in chiaro: “Io non mi sento europeo”. Poi avanti tutta sulla sicurezza e sulla remigrazione. Vannacci annuncia che sta scrivendo un libro per spiegare cosa intende. “Arriverà presto”. Nel frattempo tocca accontentarsi: “ E’ una necessità per salvare l’occidente”. Lo salverà il generale? Chissà. L’evento si chiude sulle note de l’Italiano di Toto Cutugno. La sala lo acclama, inneggia il suo nome, qualcuno si è messo pure a piangere. Le ragioni non mancano.

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