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Zelensky cambia tutto: il negoziato ha una nuova forma
Il Foglio

Zelensky cambia tutto: il negoziato ha una nuova forma

Dopo aver cambiato l’equilibrio sul campo di battaglia, dopo essersi emancipato dalla dipendenza delle armi con i partner occidentali, dopo aver iniziato una campagna mirata contro le infrastrutture energetiche e logistiche russe, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha anche trasformato il processo diplomatico, impantanato da sempre, con una lettera secca e geniale rivolta direttamente a Vladimir Putin , con un’offerta diretta di negoziato, con una premessa indigeribile per il presidente russo ma comunque veritiera: conviene anche a te. Putin, nei 40 minuti di discorso al Forum di San Pietroburgo, ha dato la sua risposta, dicendo che non vede l’utilità di un incontro con Zelensky, visto che ha anche scritto una lettera arrogante – “ Putin ha scelto la guerra”, ha detto Zelensky. Liquidata la faccenda ucraina, il presidente russo si è inerpicato su salite di dati economici che forse poteva evitarsi, e ha attaccato le élite occidentali, sapendo che gli unici che può ancora spaventare sono gli europei. I quali però hanno invitato Zelensky a Londra per un vertice in cui si parlerà di negoziato, sullo slancio della lettera rivelatrice. Secondo Bloomberg, l’incontro dovrebbe tenersi già domenica, i partecipanti sono il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz (il formato E3), l’obiettivo è mettersi d’accordo su cosa dire, eventualmente, a Putin. Il problema con gli europei, che tendono a innamorarsi della chance diplomatica anche quando non esiste, è solo questo: non tanto chi possa negoziare (non certo un interlocutore scelto da Putin), quanto cosa offrire, cosa chiedere, dove tracciare le linee rosse. Di concreto ora almeno c’è la fine, anche per gli europei, del cosiddetto “spirito di Anchorage”, cui s’appiglia il Cremlino che naturalmente cerca la sponda trumpiana per disinnescare ogni iniziativa europea. Ma dopo la gaffe russa sul memorandum d’intesa da firmare con gli americani per i progetti sullo Stretto di Bering (non si è firmato nulla), sono arrivate altre brutte notizie per Mosca. Il Congresso americano ha approvato una legge che rende disponibili 8 miliardi di dollari per l’esercito ucraino e un altro miliardo in assistenza alla sicurezza: deve ancora passare al Senato e poi c’è sempre il potere di veto di Donald Trump che certo non sembra voler fare pressione su Putin. Ma diciotto deputati del Partito repubblicano hanno votato assieme al Partito democratico, ed è la seconda volta questa settimana che c’è un voto bipartisan in un’Aula estremamente polarizzata. Sull’Ucraina in particolare una parte non piccola del Partito repubblicano disubbidisce al disimpegno trumpiano e continua ad avanzare leggi e proposte di legge a favore della difesa di Kyiv (una nota di demerito al Partito democratico: la deputata del Minnesota Ilhan Omar è l’unica ad aver votato no all’Ukraine Support Act). Infine, un’ultima cattiva notizia per Putin dalla compiacente America trumpiana: secondo Reuters, lascerà l’incarico il direttore degli Affari europei e russi presso il Consiglio nazionale per la sicurezza, Charles McLaughlin, che spinge per la normalizzazione dei rapporti con la Russia. Vuol dire che il segretario di stato Marco Rubio, che guida anche il Consiglio per la sicurezza, sta prendendo più spazio ed essendo lui il meno favorevole all’appeasement con Putin tra i trumpiani, il suo rafforzamento è una buona notizia per chi difende l’Ucraina.

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