Il Foglio
Non scorre buon sangue tra la Lega e il ministro delle Imprese Adolfo Urso . L’ultimo screzio, il più palese, è stato sul rifinanziamento della social card, con un importo di circa 100 euro al mese, per aiutare le fasce più deboli a far fronte al caro carburanti. E’ una opzione che Urso aveva messo sul tavolo da mesi. Spingendosi a perorarne la fattibilità persino nei suoi interventi in Parlamento. Eppure giovedì in Consiglio dei ministri Matteo Salvini non l’ha presa bene. Ché accantonare il taglio delle accise (scade oggi) per una misura estremamente selettiva rischia, a giudizio del leader del Carroccio, di essere “acqua fresca” . E’ un nuovo fronte nella tensione tra Lega e Urso. Che nelle settimane addietro non aveva nascosto le rimostranze nei confronti di Giancarlo Giorgetti e del Mef. E che ancora negli ultimi giorni ha proseguito nella sua battaglia contro lo “svuotamento” del decreto sugli incentivi alle imprese, mettendo nel mirino soprattutto la ragioniera dello stato Daria Perrotta. E dire che anche in passato, nel corso di questa legislatura, i sismologi della maggioranza avevano captato delle turbolenze tra il Carroccio e il capo del Mimit. Sempre sul caro carburanti, ad aprile, Salvini aveva chiesto a Urso di convocare le imprese petrolifere. La risposta? Picche, perché “i prezzi sono già in calo”. Spostandosi sul settore di competenza di Salvini, i trasporti, invece, nell’aprile del 2024 Urso invitò i vertici di Uber, per delineare insieme “il futuro dei servizi per la mobilità e le sfide del trasporto passeggeri in Italia”. Salvini, che si è sempre speso per non scontentare i tassisti, la prese come sabbia negli occhi. Tanto che l’eurodeputata Susanna Ceccardi , fedelissima del segretario, parlò di scelta “grave” e di “scandalo”. Ma all’interno dell’universo leghista c’è chi racconta che i dissapori con Urso siano persino di vecchia data. E che si siano avvertiti anche (e soprattutto) nella scorsa legislatura, quando Urso divenne presidente del Copasir e la Lega manifestò tutto il suo disappunto. Facendo leva sul fatto che l’esponente di FdI aveva in passato dato vita alla società Italy World Services, che aveva intrattenuto accordi anche con l’Iran. “Gli amici di Teheran non sono amici miei”, disse all’epoca Salvini stizzito. Anche da qui nasce il pressing, alimentato pure dalle parti di Giorgetti, affinché al Mimit ci potesse essere un avvicendamento con una figura come Luca Zaia (che però non ha mai preso in debita considerazione lo scenario). Fatto sta che, a proposito di amministratori del nord, ora Urso si trova a fare di conto anche con un pressing silenzioso di alcuni presidenti di regioni. Questa settimana il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga è tornato a fare visita ai lavoratori di Electrolux, che ha uno dei suoi principali stabilimenti in provincia di Pordenone. La richiesta è che alla vertenza sia dedicato il massimo dell’attenzione. E lo stesso si auspica un altro presidente leghista come Alberto Stefani, governatore del Veneto. Entrambi più che promesse vogliono risultati concreti, visto che ci sono in ballo centinaia di famiglie. Tanto da aver mandato avanti in queste settimane un’interlocuzione fitta con la struttura tecnica del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Quasi aggirando o quanto meno aprendosi altre vie rispetto al tavolo di Urso. Sono, insomma, segnali di una Lega sempre più fredda nei confronti di un ministro del governo di cui fanno parte. Con la forte impressione che in Cdm siano solo esplose le tensioni che si andavano accumulando da mesi. Se non da anni.
Go to News Site