Il Foglio
Roma. Se ne vanno i riformisti o se ne sono andate quattro donne del Pd? Hanno lasciato il partito Annamaria Furlan, l’ha seguita Elisabetta Gualmini, ha continuato Marianna Madia, fino all’ultima uscita di Pina Picierno. Per carità, per una volta, Elly Schlein non si rifugi nell’accusa di patriarcato, l’immunità che agita per respingere qualsiasi critica sincera. E’ la prima segretaria donna e la segretaria che le mette in fuga, che assiste a questo veleno a rilascio lento. Marta Bonafoni, nella chat delle donne del Pd, si è sfogata dicendo che è “indegno” sostenere che ha festeggiato l’addio di Picierno ma allora perché Simona Malpezzi, un’altra donna, ex capogruppo, parla di “patetici festeggiamenti” sulle chat interne? Se si dovesse rispondere con le categorie di Schlein si direbbe che il Pd ha un problema di genere. Non basta sostenere che l’uscita di Picierno è “dolorosa”, come ha fatto Schlein, e che il Pd resta un partito “inclusivo con una linea”. Hanno abbandonato quattro donne e rappresentano quattro mondi, quattro linee di pensiero. Furlan copriva il mondo del sindacato, ex segretaria della Cisl, Gualmini è la competenza dell’accademia, Madia è stata ministra per la Semplificazione, e da anni porta avanti una battaglia per l’infanzia, infine Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Tutti conoscono la sua lotta contra la propaganda russa, ma pochi ricordano che Picierno è stata eletta eurodeputata con le preferenze, oltre settantamila preferenze. Le ha conquistate nel sud di Antonio Decaro, un uomo che ne ha raccolte mezzo milione e che è tornato a Bari lasciando il suo seggio a Bruxelles a Georgia Tramacere. Oggi le donne che rappresentano il sud in Europa sono Tramacere, che è entrata perché Decaro è stato eletto presidente della Puglia, e l’altra è Lucia Annunziata, che è stata eletta da indipendente del Pd. Non serve raccontare chi sia Annunziata e come Schlein si sia vantata, giustamente, di averla voluta in lista. Annunziata è Annunziata e non certo per il genere. E’ stata coinvolta nella vita del partito? Dice oggi Annunziata su Picierno: “Qualunque sia la ragione, il dissenso non si può eliminare dalla vita di un partito. E’ una regola di base di un partito. C’è gente che è morta per difendere questo principio all’epoca dei partiti comunisti Moloch, sono quelli di cui difendiamo la voce”. Annunziata non può uscire perché non è entrata nel Pd ma se avesse la tessera, Schlein è sicura che sarebbe rimasta? Picierno non era neppure uscita e nel Pd si parlava già, manca ancora un anno, di chi prenderà il suo posto da vicepresidente del Parlamento Ue. Ovviamente uomini e ancora uomini. Si ripete, è stata Schlein a fare del genere un tratto distintivo della sua campagna, della segreteria, tanto che un giornalista uomo che scrive su di lei deve temere e chiedere il permesso alle compagne: “Ma se scrivo questo articolo, passo per sessista?”. E’ uno spavento rosa, una paranoia di questo tempo. Se si critica l’inchiesta di un giornalista sotto scorta, si passa dalla parte di chi vuole indebolirlo, chi scrive che una segretaria, donna, la prima della sinistra, sbaglia, viene puntato come un Barbablù. E’ chiaro che la destra, FdI, ha la sua caverna, orribile, quel Roberto Menia che le spara come Pozzolo, ma all’aeroporto, quel senatore che insegue coppie di amanti pacifici omosessuali e che di questo passo velerebbe le nudità delle statue. Ma elencare gli ultimi addii del Pd e notare che sono quattro donne è cronaca o patriarcato? Magari usciranno presto anche uomini perché la voglia di andare per mare aperto non ha genere, ma Schlein lo sa cosa dicono gli uomini del suo partito: “Contro Meloni non possiamo contrapporre un uomo”. E’ il viatico per vincere le elezioni o è la prova che le sole a dire la verità sono le donne che la lasciano con questi uomini? E’ stata Schlein a dire a Meloni che “non sei donna se non aiuti le altre”, a spiegare che “bisogna anche cambiare il modello di leadership”, perché “non ha funzionato quello dell’uomo solo al comando, né funzionerebbe la donna sola al comando ma serve una squadra. Serve un gruppo dirigente che faccia un cambio generazionale e di genere”. Ora c’è lei al comando, il genere è cambiato ma il suo genere preferisce lasciare casa. Madia e Picierno per anni hanno dovuto scacciare quel marchio di “figurine”, il “le ha volute Renzi”, un uomo. Quattro donne hanno avuto fegato (la parola è patriarcale?) di sfidare sulla politica la segretaria. Quattro donne fanno arrossire i dirigenti uomini del Pd che per avere le loro quote blu oggi si travestono di rosa. Carmelo Caruso
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