Collector
Sull’allargamento l’Ue sventola il successo del Montenegro, ma poi sceglie la cautela | Collector
Sull’allargamento l’Ue sventola il successo del Montenegro, ma poi sceglie la cautela
Il Foglio

Sull’allargamento l’Ue sventola il successo del Montenegro, ma poi sceglie la cautela

Bruxelles. Il Montenegro potrebbe offrire all’Unione europea la prima storia di successo sull’allargamento in quasi vent’anni , da vendere ai Balcani occidentali, all’Ucraina e alla Moldavia, nel momento in cui i paesi candidati continuano a interrogarsi sulle reali intenzioni dei ventisette. Ieri i leader e gran parte dei capi di stato e di governo dell’Ue erano a Tivat, in Montenegro, per un summit con i loro omologhi dei Balcani occidentali ( Giorgia Meloni era assente per il protrarsi di una cerimonia per la Fondazione dell’Arma dei carabinieri ). La retorica è carica di buone intenzioni. L’Ue “non potrà dirsi completa senza i Balcani occidentali”, ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. “Non ci può essere un’Ue completa senza i Balcani occidentali”, le ha fatto eco il premier spagnolo, Pedro Sánchez. L’allargamento “non è beneficenza, ma una scelta strategica”, ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “L’Ue deve dimostrare la sua capacità e la sua volontà di espandersi”, ha avvertito il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Il Montenegro permette agli europei di rispettare la promessa. Le riforme per entrare nell’Ue sono state quasi completate dal premier Milojko Spajic. I ventisette hanno deciso di iniziare a scrivere il trattato di adesione del Montenegro. La firma potrebbe avvenire nel 2027 e, se i parlamenti nazionali ratificheranno, l’ingresso sarà nel 2028. Dopo il grande stallo seguito all’entrata della Croazia nel 2013, finalmente l’Ue può dimostrare che l’adesione è ancora possibile. “Il tuo successo è importante perché dimostra che l’allargamento sta diventando reale”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, António Costa, a Spajic. Ma è davvero così? Il premier albanese, Edi Rama , con l’abituale linguaggio colorito, ha espresso tutto il suo scetticismo, malgrado il fatto che il suo paese sia il secondo della fila in termini di avanzamento delle riforme. “Ci sono tre cose che non puoi prevedere: Dio, il sesso e l’Ue”, ha detto Rama. Dietro ai proclami sulla necessità strategica dell’allargamento e la volontà di riprendere i Balcani all’influenza russa o cinese, i leader dell’Ue continuano a esitare e rinviare le decisioni politiche più difficili e significative. “Il Montenegro e l’Albania sono piccoli e integrarli non sarà così difficile. Ma per paesi come la Serbia o l’Ucraina è molto più controverso”, spiega al Foglio un diplomatico. Il Kosovo non è riconosciuto da tutti gli stati membri dell’Ue. La Macedonia del nord è ostaggio di un conflitto storico con la Bulgaria. La Bosnia-Erzegovina è paralizzata dall’influenza destabilizzante della Serbia. Von der Leyen, riflettendo il pensiero di molti leader nazionali, ha rigettato l’obiettivo di un nuovo grande allargamento nel 2030. La Commissione insiste che l’allargamento è un “processo basato sul merito”: ciascun candidato avanza sulla base dei progressi realizzati in termini di riforme. Ma la formula nasconde l’approccio burocratico e la mancanza di volontà politica di accelerare davvero. Quando cadde il Muro di Berlino Helmut Kohl “non disse ai tedeschi dell’est: ‘Ora dovete completare 35 capitoli prima che possiamo stare insieme’. Disse: ‘Siamo insieme’”, si è lamentato Edi Rama, chiedendo uno slancio simile. Al summit di Tivat Merz e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno presentato un documento in cui propongono un’integrazione “graduale” dei paesi dei Balcani occidentali. Il cancelliere tedesco ha proposto uno status di “membro associato” per l’Ucraina e di “membro osservatore” per tutti gli altri candidati. Dietro ciascuno di queste espressioni c’è il rischio di creare una nuova anticamera per rinviare l’adesione, perché considerata politicamente troppo complicata. L’Ue dovrebbe riformarsi per garantire il suo funzionamento a 32 o 34. Il suo bilancio dovrebbe essere pesantemente modificato, comprese la Politica agricola comune e la Politica di coesione , rimettendo in discussione gli interessi acquisiti degli attuali membri. I parlamenti nazionali potrebbero rifiutare di ratificare. Così l’integrazione “graduale” di Merz e Macron diventa un succedaneo : i paesi candidati sono integrati ad alcune politiche o programmi dell’Ue, ma restano fuori. A Tivat il grande successo è stato l’avvio dei negoziati per fare in modo che anche i paesi Balcani occidentali beneficino della fine del sovrapprezzo del roaming.

Go to News Site