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Il benefico esempio di una non-intervista
Il Foglio

Il benefico esempio di una non-intervista

Ci vuole un intervistatore intelligente per lasciare che un intervistato non dica nulla e parli attraverso i propri silenzi. Chiara Valerio lo è, molto; così che il suo colloquio con Fleur Jaeggy , uscito su Repubblica il 24 maggio, è a mio avviso la più bella intervista possibile a un autore, proprio perché l’intervistata tace. Lascia trapelare che a ottant’anni non esce più di casa, che non le manca passeggiare, che il principale pregio del suo ultimo libro (Gli ultimi giorni di Ingeborg, Adelphi, 44 pp., 6 euro) è di esser più corto del solito ; quanto alle piante inselvatichite sul terrazzo, cui la mentalità scientifica dell’intervistatrice cerca di dare una definizione che ne giustifichi il senso, l’intervistata protesta che, se una cosa esiste, non deve per forza avere un nome. Qui sta il senso della lenzuolata: a che pro leggere l’intervista se possiamo rileggere altre sette volte I beati anni del castigo, e se la sola Adelphi ha in catalogo altri sette titoli di Fleur Jaeggy? L’autrice che dice non dicendo, e che rilascia un’intervista per dimostrare che non vale la pena di intervistarla, lascia intendere che la tradizionale intervista all’autore si affanna a etichettare con nomi e interpretazioni cose che esistono in modo autonomo e oggettivo, i suoi romanzi liberi e selvatici. Nella stessa giornata, la Lettura ha pubblicato uno stralcio della prefazione di Alessandro Piperno alla nuova biografia di Milan Kundera (Florence Noiville, Scrivere, che strana idea!, Neri Pozza, 304 pp., 25 euro), imperniato proprio su quando, a metà anni Ottanta, l’autore moravo decise di non rilasciare più interviste né dichiarazioni: nessuna traccia pubblica, se non i suoi libri . E’ il contrario del lavoro di un autore oggi, ossia esprimersi di continuo su tutto salvo emettere qualche libro se gli avanza tempo; talché molti scrittori famosi hanno dovuto diventare prima famosi e poi scrittori. La non-intervista a Fleur Jaeggy e il contegnoso silenzio di Milan Kundera sono due benefici esempi del fatto che esistono soltanto i libri . Quanto agli autori, vale ciò che diceva Paolo Nori in Spinoza (Marcos y Marcos, 270 pp., 16 euro): “Non esiste uno scrittore. Uno scrittore è un’astrazione”.

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