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Madame de Sevigné e il suo sguardo sul Grand Siècle | Collector
Madame de Sevigné e il suo sguardo sul Grand Siècle
Il Foglio

Madame de Sevigné e il suo sguardo sul Grand Siècle

La Francia festeggia i 400 anni della nascita di Madame de Sévigné (5 febbraio 1626) con una bella mostra al Museo Carnavalet e con un sontuoso coffret in tre tomi della sua Correspondance per i tipi della prestigiosa Pléiade. Operazione editoriale che, per un autore, è il corrispettivo dell’ammissione all’Accademia di Francia ossia l’ingresso nell’immortalità . Purtroppo il lettore italofono, al momento, non dispone nemmeno di una sparuta scelta di lettere della Marchesa (lei che pure adorava la lingua italiana e in particolare il Tasso). Sarà che qui da noi è già in corso di stampa l’opera omnia di Michela Murgia, quindi che farsene a latere di una secentesca e attempata Sévigné? Epperò è un gran peccato, perché nella Marchesa si addensano le bellezze e le rarità di un vero classico d’antan : per esempio l’umbratile scrittura femminina guadagna per la prima volta con lei il centro della scena nella letteratura mondiale. C’è poi lo sfavillio della gran dama di Antico Regime e la sua influenza recondita, confidenziale, in vestaglia per dir così, sulle leve maschili del potere e insieme il resoconto – a tratti quasi pettegolo id est da portinaia – di fatti e fatterelli inerenti alla corte del Re Sole. Ma su tutto nella Sévigné s’impone l’amore – a tratti radente la patologia – di una madre, la quale, tanto disperatamente quanto genialmente, cerca di annullare la barriera spazio-temporale che la separa dalla figlia lontana (“Dio mi conceda un giorno la grazia di amarlo, quanto amo voi” dirà) per il tramite di una corrispondenza giornaliera, gazzettistica, non dissimile per afflato da quella della nostra quattrocentesca Macinghi-Strozzi, pur essa madre e improvvisata pittoresca epistolografa per figli ai quali “a bocca non può parlare”. Nell’estesissimo carteggio della Sévigné giace – fiabesco e incantato – tutto un mondo di avvenimenti e personaggi: quasi insetti prigionieri entro un’ambra traslucida . Invero ogni cosa viene restituita attraverso la penna galoppante (così la definisce Gustave Lanson) della Marchesa. Laddove cioè l’altro colosso storico-letterario della corte del Re Sole – ossia il Duca di Saint-Simon – scrive i propri sterminati Mémoires con i nervi e la bile, la Marchesa appare più gioviale, d’indole più filosofica. Non a caso nei ritratti coevi viene raffigurata, secondo i canoni estetici d’allora, come un bel donnone roseo e paffuto (vederne il ritratto di Claude Lefèbvre al Carnavalet). Ed è proprio la morbidezza (parola italiana che lei conosceva assai bene) la prima qualità d’animo e di stile della Sévigné , la quale è anche un inarrivabile modello di prosa Grand Siècle, con tanto di lessici d’autore a lei dedicati per renderne imitabile l’idioletto inimitabile. L’apparizione in libreria di questo cofanetto, vagamente lapidario, assume poi la valenza di un mesto commiato: quello che la nostra umanità digitalizzata deve tributare ormai agli epistolari, ai carteggi, i quali soppiantati dalle mail inscritte nell’etere transeunte del cloud, vanno inevitabilmente a svanire, decretando di fatto la morte di un genere non inferiore, per esiti stilistici o conoscitivi, al romanzo, al saggio, all’autobiografia o al trattato . Anzi le lettere, rivolgendosi a un destinatario del quale assumono fin la fisionomia nel dettato, trattengono qualcosa di unico sia della vita di chi le scrive sia della vita di chi descrivono. E infatti una delle missive più toccanti della Marchesa, perché capace di restituire un’esistenza altrimenti dissolta nel tempo, è quella in cui dà notizia della morte di Vatel, il celebre cuoco inventore della crema chantilly, suicida durante un ricevimento in onore del Re per la mancanza del pesce in tavola. La Sévigné con lievi sapidi magistrali tocchi fa sbalzare il contrasto tra l’enormità tragica e insensata di quel gesto e la frivola gelida spietatezza della corte : “Ma ormai era troppo tardi per il povero Vatel. Nondimeno si pranzò lautamente, si fece merenda, si cenò, si passeggiò, si giocò, si andò a caccia; tutto era profumato di narcisi, tutto era incantevole”.

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