Collector
La battaglia sbagliata dell’opposizione contro la demagogia del governo | Collector
La  battaglia sbagliata dell’opposizione contro la demagogia del governo
Il Foglio

La battaglia sbagliata dell’opposizione contro la demagogia del governo

Tic tac. Tic tac. Sono passati quasi tre mesi dal referendum costituzionale e in questi mesi abbiamo visto di tutto. Abbiamo visto un governo che, per diverse settimane, è entrato in modalità Tafazzi, sbagliando tutto ciò che era possibile sbagliare. Abbiamo visto un’economia soffrire, a causa della guerra in Iran, e non solo per questo. Abbiamo visto risultati delle amministrative che hanno offerto sorprese notevoli rispetto a quelli che erano gli auspici della vigilia. Abbiamo visto partiti di centrodestra dilaniati dall’ansia di cambiare marcia. Abbiamo visto partiti di estrema destra mettere in crisi i partiti di destra. Abbiamo visto moltiplicarsi come pani e pesci i partiti di centro. Abbiamo visto fiorire e sfiorire leggi elettorali. Abbiamo visto conflitti istituzionali attorno alla parola grazia e alla parola Minetti. Ma fra tutto ciò che un osservatore attento, e anche disattento, si aspettava di ritrovare c’è un dettaglio che è mancato all’appello. Un dettaglio non di poco conto, visto il momento storico e vista la legislatura che si prepara a volgere al termine. Il dettaglio non di poco conto riguarda l’incapacità mostrata dal centrosinistra di offrire, di fronte alla demagogia del governo, alternative non demagogiche . Non sempre la politica va in questa direzione, naturalmente, ma spesso, quando una coalizione si prepara all’eventualità di governare, può capitare che chi anima l’alternativa faccia di tutto per presentare agli elettori il proprio volto rassicurante, assennato e responsabile. Nelle settimane che sono seguite al referendum costituzionale, invece, in diverse occasioni il centrosinistra, pur avendo la possibilità di mostrare il meglio di sé, ha fatto di tutto per mostrare, incredibilmente, il peggio di sé, ponendosi di fronte alla demagogia del governo, in alcuni passaggi, non come il pompiere di fronte a un incendio ma come il piromane davanti a un fuoco che divampa. Il governo, per questioni di realpolitik ma anche di demagogia, promette di ridurre l’impegno sulle spese militari e l’opposizione, piuttosto che rivendicare la necessità di investire di più nella sicurezza del nostro paese, rimprovera al governo di aver ridotto troppo poco il suddetto impegno. Esempio plastico: la mozione con cui Pd-M5s-Avs-Iv chiedono di “riconsiderare urgentemente” gli impegni Nato e di destinare eventuali scostamenti non alla spesa militare ma a povertà, sanità, energia. Il governo, per tamponare la crisi energetica, interviene sulle accise, con un filo di demagogia, con il famoso taglio temporaneo, 25 centesimi per venti giorni, e l’opposizione, piuttosto che chiedere di non buttare soldi in sussidi temporanei, gli rimprovera di non fare abbastanza proprio sulla misura più demagogica, ricordando al centrodestra che la sua scarsa attenzione alle accise è in contraddizione con le promesse elettorali della destra. Stessa storia sul nucleare. Dopo quasi quattro anni, dopo un tempo infinito, il centrodestra porta in Aula un ddl, per iniziare l’iter, Atto Camera 2669, e il centrosinistra, invece di incalzare il governo su tempi, competenze, authority, costi e tecnologie, si divide tra un Pd indeciso su cosa fare e M5s-Avs pregiudizialmente contrari. Sull’Ucraina nell’Ue, la Lega offre un assist enorme all’opposizione dicendosi “assolutamente contraria” e l’opposizione, piuttosto che rilanciare ovunque, in Italia, in Europa, sui social, sui giornali, in Aula, una battaglia di civiltà, decide di nascondersi dietro alle ambiguità senza avere la forza di incalzare una maggioranza che cerca di non farsi mangiare la famosa pappa in testa dal partito di Vannacci. E ancora. Il governo riceve dall’Europa un via libera importante per poter utilizzare fino allo 0,3 per cento del pil all’anno in progetti energetici utili a rafforzare il sistema energetico, senza che questi vengano conteggiati nei vincoli di bilancio europei, e l’opposizione, piuttosto che far marciare le regioni che governa sulle rinnovabili, asseconda una politica fatta di lentezza, confusione autorizzativa, ritardi sulle aree idonee, come succede in Sardegna. La maggioranza, sulla crescita, sceglie di non occuparsi di concorrenza, sceglie di occuparsi in modo superficiale di produttività, sceglie di non dare alcun peso al tema dell’intelligenza artificiale come eventuale motore di sviluppo, di crescita, di produttività del paese, e l’opposizione, piuttosto che incalzare la maggioranza su questi temi, rimprovera al centrodestra di essere troppo incline all’austerità, troppo prudente, poco coraggioso sugli investimenti pubblici. I dati economici indicano un debito in aumento, con l’Italia che entro fine anno rischia di diventare il paese con il debito pubblico più pesante d’Europa, e l’opposizione, piuttosto che chiedere alla maggioranza di essere ancora più prudente, rimprovera al governo di esserlo fin troppo. E non è finita. I dati economici dell’Italia indicano una pressione fiscale su livelli altissimi e la leader del Partito democratico, piuttosto che intestarsi la battaglia trasversale per intervenire sulla pressione fiscale e sulle tasse troppo alte, non trova nulla di meglio da fare che abbracciare la politica delle tasse più alte per i più benestanti, senza capire che per combattere la povertà, come diceva il vecchio saggio, non serve necessariamente combattere la ricchezza. Ci sarebbero molti altri casi da mettere insieme per raccontare lo smarrimento generato da un’opposizione che, nel momento in cui dovrebbe alzare l’asticella delle sue ambizioni, non trova niente di meglio da fare che rispondere con demagogia alle scelte demagogiche del governo. Ma il tema, in fondo, è sempre lo stesso: in un momento storico in cui, complici la vittoria al referendum, le difficoltà del governo e la possibile stanchezza di una maggioranza che ha guidato il paese per quasi quattro anni, di fronte alla necessità di avere un’alternativa all’altezza di questo nome, finora l’opposizione è riuscita nell’impresa di apparire, nelle occasioni che contano, meno adulta del governo. Politica estera, politica economica, politica fiscale, politica industriale. La strada per l’alternativa esiste. Suggerire scorciatoie demagogiche per fronteggiare la demagogia del governo può aiutare a conquistare qualche follower, ma difficilmente può aiutare a mostrarsi pronti a governare un paese.

Go to News Site