Il Foglio
Il Système de combat aérien du futur (Scaf), l’ambizioso progetto franco-tedesco per lo sviluppo di un caccia multiruolo di sesta generazione New generation fighter (Ngf), è morto . Secondo quanto rivelato ieri dalla Tribune, e confermato in seguito da fonti del governo tedesco all’Afp e a Handelsblatt, Francia e Germania sono giunte alla conclusione che i due colossi coinvolti nel programma, Dassault Aviation e Airbus Defence and Space , non sarebbero riusciti a raggiungere un accordo per portare avanti in un clima disteso la cooperazione: i problemi di governance industriale, a partire dalla ripartizione dei ruoli, erano diventati insormontabili. L’inumazione dello Scaf, un progetto da oltre 100 miliardi di euro , era nell’aria da quasi un anno. E più precisamente da quando Parigi, nel luglio 2025, aveva fatto sapere a Berlino di voler controllare l’80 per cento del programma , poiché il cuore dello Scaf, ossia lo sviluppo del caccia Ngf, era di competenza di Dassault Aviation. La pretesa francese aveva indispettito la parte tedesca, contraria a qualsiasi revisione che potesse ridimensionare il suo ruolo. Lanciato nel 2017 da Parigi e Berlino, alle quali si è aggiunta in seguito Madrid, lo Scaf aveva come ambizione quella di rafforzare l’autonomia strategica del continente, sostituendo il Rafale in Francia e l’Eurofighter in Germania e in Spagna entro il 2040. “No, assolutamente, il progetto Scaf non è morto”, diceva soltanto un mese fa il presidente francese Emmanuel Macron, l’ultimo a credere a questa convergenza storica nel campo della difesa. Le stesse fonti che hanno anticipato ieri la fine dello Scaf hanno annunciato che, in occasione del prossimo Consiglio dei ministri franco-tedesco, i due ministeri della Difesa elaboreranno un piano di lavoro comune incentrato su un numero limitato di progetti ritenuti realistici, tra cui lo sviluppo di un “cloud militare” europeo.
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