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Anche i ballottaggi confermano: la famosa rimonta del centrosinistra ancora non si vede | Collector
Anche i ballottaggi confermano: la famosa rimonta del centrosinistra ancora non si vede

Anche i ballottaggi confermano: la famosa rimonta del centrosinistra ancora non si vede

Neppure i ballottaggi delle amministrative parziali confermano la previsione ottimistica del centrosinistra , che da questa tornata si aspettava di ottenere un netto segnale di rimonta sul centrodestra. Nelle città capoluogo si assiste a un pareggio: Agrigento, Trani e Chieti vanno al centrosinistra; Macerata, Lecco e Arezzo al centrodestra. E già questo basterebbe a raffreddare molte letture trionfalistiche. Ma il punto politico è ancora più interessante se si considera un dato che spesso viene dimenticato: i ballottaggi, per il centrodestra, sono quasi sempre un terreno complicato. Al secondo turno contano di più la mobilitazione, gli apparentamenti, la capacità di sommare mondi diversi. E spesso, su questo terreno, il centrosinistra parte avvantaggiato , specie quando in teoria potrebbe beneficiare anche del suo essere all’opposizione. Il fatto che il centrodestra sia riuscito non solo a difendersi, ma anche a strappare una città importante come Lecco e a tenere due città come Arezzo e Macerata , dopo quattro anni di governo nazionale, vale doppio. Sul piano politico appaiono particolarmente significativi proprio i casi di Lecco e Arezzo. A Lecco, il centrodestra sostituisce il centrosinistra alla guida della città: non un dettaglio, se si vuole leggere il voto non come una somma di campanili ma come un termometro del clima politico. Ad Arezzo, città di una Toscana una volta considerata automaticamente “rossa”, il centrodestra conserva la maggioranza in un luogo che a sinistra molti pensavano di poter riconquistare, come era accaduto al primo turno a Pistoia. La vittoria del centrosinistra ad Agrigento è netta, clamorosa nei numeri : Michele Sodano, ex esponente del Movimento 5 stelle, ottiene una maggioranza larghissima al ballottaggio. Ma anche lì il successo ha un controcanto: il nuovo sindaco dovrà fare i conti con un consiglio comunale in cui prevalgono i consiglieri dell’altro schieramento. Vittoria piena nel voto, dunque; governo meno semplice nei rapporti di forza reali. Il risultato di tre a tre sembra una conferma della tendenza al “pareggio”, di cui si parla molto anche a livello nazionale e che ha spinto il centrodestra a tentare di proporre una riforma del sistema elettorale capace di evitare l’ingovernabilità. Ma il pareggio non dice tutto. Se si aggiunge ciò che è accaduto al primo turno, il quadro diventa più chiaro. Venezia è andata al centrodestra a sorpresa, e non è una città qualsiasi. Reggio Calabria è stata una vittoria clamorosa del centrodestra. Arezzo e Macerata sono state confermate. E il centrosinistra, alla fine di questa tornata, non ha una sola città da poter trasformare nel simbolo nazionale di una vittoria politica travolgente. Il segnale, allora, è meno ambiguo di quanto sembri: il centrodestra è più forte del previsto, il centrosinistra meno forte del previsto . È interessante anche il risultato di Vigevano , dove il centrodestra conferma la maggioranza nonostante l’invito del candidato del partito di Roberto Vannacci, che al primo turno aveva ottenuto un risultato importante, a non appoggiare il candidato di Forza Italia. Il candidato azzurro è uscito comunque vittorioso con una maggioranza robusta. Anche qui il dato non va ingigantito, ma non va nemmeno rimosso: il centrodestra può essere attraversato da tensioni, rancori, guerre di posizione, ma quando arriva il momento decisivo tende ancora a ricompattarsi. Non sempre, non ovunque, non senza ferite. Ma più di quanto molti osservatori immaginassero. Naturalmente è difficile trarre conseguenze valide sul piano nazionale da elezioni che hanno una base territoriale e numerica ristretta. Tuttavia si possono intravedere alcune tendenze. Il centrodestra tende a compattarsi, con o senza apparentamenti formali, ma mostra cedimenti rilevanti in alcune aree, come quelle siciliane, dove ha perso numerose amministrazioni. Nel centrosinistra, invece, emerge un problema opposto: i candidati del Pd spesso ottengono un sostegno poco convinto da parte degli alleati del Movimento 5 stelle, mentre gli elettori del Pd sembrano molto più disponibili a sostenere candidati provenienti da quel mondo, come dimostra il caso di Agrigento. Il campo largo, insomma, funziona meglio quando il baricentro non è il Pd. E questa, per il Pd, non è esattamente una buona notizia. Youtrend, ieri, ha poi notato un dettaglio interessante: incrociando i risultati delle elezioni amministrative nei 118 comuni sopra i 15 mila abitanti in cui si è andato a votare in questa primavera con l’esito del referendum costituzionale emerge che il centrodestra ha conquistato 25 comuni nei quali aveva prevalso il no (sono 6 invece quelli in cui aveva vinto il sì e in cui ha vinto il centrosinistra). Senza voler esagerare con le elezioni nazionali, da questa tornata esce una lezione semplice: il centrosinistra non ha sfondato, il centrodestra non è crollato e chi aveva annunciato l’inizio della rimonta deve ancora trovare il luogo in cui questa rimonta sia davvero cominciata.

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