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Il Foglio

Rossi (Rai): "Minoli presidente della Rai?E' una figura che potrebbe farlo"

"TeleMeloni non esiste, è una grande operazione di marketing. La Rai oggi si mantiene come uno dei più importanti broadcaster pubblici in Europa, uno straordinario hub industriale in grado di tenere in vita l’intero indotto dell’audiovisivo italiano. La Rai non è la polemica giornalistica o il gusto estetico di qualche critico: è un’industria complessa che fa informazione, divulgazione culturale, intrattenimento e tiene in piedi il cinema e la fiction italiana. Senza il servizio pubblico, l’intera industria del nostro immaginario non esisterebbe e saremmo invasi solo dai prodotti americani dei grandi player globali". E' iniziata con una grande difesa aziendale l'intervista di questo pomeriggio a Giampaolo Rossi, ad della Rai , alla Festa dell'innovazione a Venezia. Pungolato dall'intervistatore - il vicedirettore del Foglio Salvatore Merlo - Rossi rispondeva a una battuta fatta poco prima sul palco della festa del Foglio dal critico televisivo del Corriere della Sera Aldo Grasso : "TeleMeloni non esiste perché non la sanno fare". L'ad di Viale Mazzini ha poi risposto a una proposta che è stata lanciata qualche tempo fa proprio sul Foglio da Giovanni Minoli : trasformare Rai 2 in una rete all News. "Ascolto sempre con attenzione i grandi maestri come Minoli o Freccero - ha risposti Rossi - ma non possiamo non tener conto che la televisione è cambiata tantissimo. Non dobbiamo correre il rischio di applicare modelli degli anni '90 o primi 2000 che non hanno più attinenza con la realtà. Oggi dobbiamo competere con Netflix, Amazon, Disney Plus, Mediaset, La7 e Discovery. Trasformare Rai 2 in un canale di sola informazione potrebbe soddisfare criteri di estetica politica, ma difficilmente intercetterebbe un pubblico adeguato". Merlo è quindi tornato su Minoli con una domanda diretta: potrebbe fare il presidente della Rai (la carica resta sospesa da tempo per le divisioni del centrodestra)? "Non lo nomino io, ma penso che Giovanni sia una figura che potrebbe farlo", ha risposto. Mentre sul suo futuro Rossi ha detto: "Non so se sarò confermato. Credo che la Rai sia un’azienda straordinaria, uno degli spazi di costruzione dell’immaginario più importanti. Significa fare il più grande show televisivo in Europa, il Festival di Sanremo, che probabilmente nemmeno la Bbc sarebbe in grado di organizzare in un luogo simbolico ma arcaico come il Teatro Ariston. È un’azienda in cui tutti vorrebbero lavorare, anche Giampaolo Rossi. Merlo ha quindi chiesto a Rossi delle recenti dichiarazioni del direttore del Tg La7 Enrico Mentana che ha detto che la Rai ha "chiuso" Rai 3 e che questa si è trasferita su La7. Una sconfitta o una vittoria? "Io - ha risposto Rossi - lo rivendico come un grande successo. La Rai 3 degli ultimi 15 anni era un’anomalia del servizio pubblico, quella che i giornalisti chiamavano 'Telekabul'. Si era trasformata da canale del sociale a canale dell’ideologia. Oggi Rai 3 è un canale da servizio pubblico, plurale nei racconti: convivono Ranucci e Giletti, Salvo Sottile e Gomez, Roberto Inocchi e Marco Damilano. Una rete appaltata a un blocco ideologico ma finanziata con soldi pubblici non era corretta". Merlo ha quindi citato le recenti dichiarazioni dell'ad della Rai che ha definito il giornalismo d'inchiesta "a teorema" come cancerogeno per la democrazia. Si riferiva a Ranucci? "Mi riferivo al giornalismo d’inchiesta in genere, ha svicolato Rossi. "Il giornalismo d'inchiesta è fondamentale, ma non deve diventare un giornalismo di teorema. Abbiamo visto casi in cui inchieste si sono dimostrate non vere, come il caso Minetti o i processi a Berlusconi, che hanno costruito un immaginario falsificato per 30 anni, producendo un danno enorme alla nostra democrazia e all’immagine del Paese all’estero". L'intervista ha poi virato sul tema Teatro delle Vittorie . La Rai vorrebbe venderlo, ma contro questa scelta si è scatenata una grande polemica. Persino Fiorello si è battuto contro questa ipotesi. Rossi però ha confermato: " Il Teatro delle Vittorie rimane nel pacchetto di vendita degli immobili. C’è una contraddizione nel comportamento di Fiorello perché lui stesso non ha voluto farci i suoi programmi, capendo che logisticamente non era adatto. È un richiamo romantico a una tv che non c'è più. È un teatro degli anni '40, non ha le condizioni per la televisione contemporanea. Inaugureremo a Saxa Rubra due nuovi studi da 2 mila metri quadri super tecnologici". Sul personale elefantesco dell'azienda di Viale Mazzini Rossi invece si difende: "I numeri sono in linea con i grandi broadcaster europei. Abbiamo portato il bilancio in attivo attraverso la riorganizzazione della produzione e dei modelli lavorativi, non tagliando il perimetro occupazionale ma usando incentivi all'esodo e assumendo giovani". Si è tornati poi sui nomi: torna Amadeus in Rai? "Non mi risulta", ha replicato Rossi. "Ha fatto una scelta netta due anni fa. La Rai ha straordinari talenti: abbiamo affidato Sanremo a Carlo Conti e abbiamo investito su Stefano De Martino, una delle grandi rivelazioni".

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