Il Foglio
Parigi . “C’era una volta Panatta …l’uomo che batteva Borg”. Sono passati cinquant’anni dal giorno in cui il “bel italien”, come lo ribattezzò l’Équipe, trionfò sulla terra battuta parigina, dopo aver conquistato gli Internazionali di Roma. E lo ricorda così il Roland Garros sul suo sito, nei giorni in cui un altro ragazzo cresciuto al Tennis Club Parioli fa sognare gli italiani, e domenica, sul Philippe Chatrier, si contenderà la Coupe des Mousquetaires con il tedesco Alexander Zverev: Flavio Cobolli. “ Il 1976 l’anno folle di Adriano Panatta . Quello che lo renderà un mito. Oltre al suo bel viso, il romano entusiasma le folle con il suo gioco d’attacco. Conquista uno dopo l’altro gli Internazionali d’Italia e il Roland Garros attraverso mille peripezie . Come protetto dalla Madonna, il bel Adriano salva... undici palle match al primo turno in Italia, poi un’altra ancora al suo esordio a Parigi, contro Pavel Hutka, con un punto spettacolare rimasto famoso”, ricorda il Roland Garros, riferendosi alla famosa volée di rovescio in tuffo contro il tennista cecoslovacco che per molti rimane il punto più bello mai visto a Porte d’Auteuil. Piccolo aneddoto: il suo epico incontro contro Hutka era inizialmente previsto sul campo n. 2, che all’epoca non era trasmesso in televisione. Ma grazie alla pioggia, la partita era stata riprogrammata sul campo centrale. Un cambio di campo che ha avuto un’importanza fondamentale per l’immaginario estetico del tennis, poiché ha permesso alle telecamere di riprendere le immagini del famoso tuffo che ha cambiato la vita di Adriano Panatta. Pochi giorni giorno dopo, nei quarti di finale, il romano diventerà l’unico uomo nella storia a battere lo svedese Björn Borg al Roland-Garros (lo aveva già battuto tre anni prima, nel 1973, agli ottavi di finale). “A Björn non piaceva giocare contro di me. Perché non gli davo alcun ritmo. Variavo moltissimo, andavo molto spesso in avanti. Con me, ogni punto era diverso. E lo mettevo molto in difficoltà con i miei pallonetti . Di diritto, con lo stesso movimento potevo giocare un pallonetto, un colpo vincente o uno slice. Era destabilizzato. Cercavo anche di portarlo a rete. Non volevo assolutamente che restasse in fondo al campo, giocando allo stesso ritmo”, ha raccontato Panatta all’Équipe. I due rivali sono rimasti amici. Ed è stato proprio Panatta a presentare a Borg la sua seconda moglie, Loredana Berté (che era stata la fidanzata del tennista romano nel 1973). “La base della nostra amicizia è il grande rispetto che nutriamo l’uno per l’altro. Lo prendevo spesso in giro: ‘Non ti piace giocare contro di me, eh?’. Ma Björn la prendeva sempre con ironia”, racconta il tennista romano. Patrice Dominguez, nel libro amarcord “La fabuleuse histoire de Roland Garros”, definisce Panatta un “ribelle romantico”, un’icona di stile con il suo ciuffo sempre perfetto, la maglietta verde e i pantaloncini bianchi che in quella magica primavera del 1976 non cambiò mai fino alla fine del torneo (si dice che lo stesso Adriano se ne prese amorevolmente cura, lavandoli lui stesso al termine di ogni incontro). Dell’epopea panattiana all’Open di Francia abbiamo non solo le foto, ma anche un filmato d’archivio firmato da Gil de Kermadec , fondatore del servizio audiovisivo della Federazione francese di tennis. De Kermadec filma la finale vinta da Panatta contro l’americano Salomon, e quel momento di “felicità che dura meno di dieci secondi”, come dice sempre il tennista italiano, quando alza le braccia verso il cielo di Parigi e iscrive il suo nome nell’albo d’oro del Roland Garros. “Il Torneo con la T maiuscola” , come lo definisce Panatta, perché per i latini il Roland Garros è lo Slam più importante, lo ha scelto quest’anno per premiare il vincitore del tabellone maschile singolare, nell’ultimo atto in programma domenica. “Caro signor Panatta, il suo eccezionale viaggio, coronato cinquant’anni fa da una indimenticabile vittoria, rappresenta uno dei capitoli più iconici mai scritti sulla terra di Parigi. Il vostro spirito da combattente, l’eleganza del vostro gioco e quei punti storici, continuano a rappresentare l’anima del Roland Garros”, si legge nella lettera di invito firmata personalmente dalla direttrice del torneo Amélie Mauresmo e dal presidente della Federazione francese di tennis Gilles Moretton. Per Panatta, l’emozione è immensa: “Ci sono luoghi che restano dentro per sempre, e per me Parigi è uno di quelli. Ricevere un invito così è un grande onore, ringrazio la direttrice Amélie Mauresmo e il presidente Gilles Moretton. È un privilegio poter sentire ancora un legame così forte con il Roland Garros, per me ha un significato davvero speciale”. Nel 1976, il tennista romano “camminava sulle acque ”, scrive l’Équipe, con i suoi colpi di velluto, le sue veroniche, il suo tennis d’attacco e il suo charme tutto italiano che faceva girare la testa alle parigine. Domenica, a cinquant’anni dalla sua vittoria, sogna di passare il testimone a un altro italiano.
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