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Nordio: “Berlusconi e Dell’Utri? Un’indagine che dura trent’anni è contraria allo stato di diritto” | Collector
Nordio: “Berlusconi e Dell’Utri? Un’indagine che dura trent’anni è contraria allo stato di diritto”
Il Foglio

Nordio: “Berlusconi e Dell’Utri? Un’indagine che dura trent’anni è contraria allo stato di diritto”

“L’attacco, si capiva benissimo, non era contro di me, ma contro il capo dello Stato”, dice Carlo Nordio, ministro della Giustizia, intervistato da Ermes Antonucci alla Festa dell’Innovazione del Foglio a Venezia. Si parte dal caso della grazia a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, dalle accuse dell’opposizione, dal ruolo del ministero e da quello del Quirinale. Nordio spiega di aver letto subito tutti gli atti e che già da quei documenti “si capiva che era tutto regolare”. Il punto politico, però, per lui è un altro: “La cosa che mi ha stupito di più è che l’opposizione sia caduta in questo tranello, accusando subito il ministro della Giustizia delle peggiori nefandezze. Mentre l’attacco a un ministro può anche essere comprensibile da parte dell’opposizione, quello che ho trovato indecoroso è l’attacco al capo dello Stato ”. Dopo un mese di indagine della procura di Milano, aggiunge, “la questione ora è risolta”. Resta, dice Nordio, “stupefacente come un partito serio come il Pd sia caduto nel tranello di queste sconsiderate accuse del tutto infondate”, accuse che “li stanno coprendo di ridicolo ”. Il discorso si sposta su Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, indagati per anni con l’accusa di aver sollecitato le stragi di Cosa nostra. È normale, chiede Antonucci, che due cittadini vengano indagati per decenni, con fascicoli chiusi e riaperti più volte? “ Un’indagine che dura venti o trent’anni è contraria allo stato di diritto ”, risponde Nordio. Secondo il ministro, questo accade per tre ragioni: l’obbligatorietà dell’azione penale, la mancanza di un vero controllo sull’attività del pubblico ministero e l’impossibilità di cambiare pm durante l’indagine. “Sono tutte cose legittime e giuste in sé”, dice, ma messe insieme possono produrre effetti distorti. Il meccanismo della “clonazione del fascicolo”, per Nordio, andrebbe smontato, anche prevedendo il cambio del pm. “Servirebbe una modifica del codice di procedura penale”, ma dopo il referendum e con il tempo che resta alla legislatura, ammette, sarà difficile. Il referendum sulla giustizia è il passaggio inevitabile. Dopo la sconfitta, c’è ancora spazio per le altre riforme? Nordio dice che il governo era convinto di vincere, anche perché su alcuni punti c’erano convergenze tra le opposizioni e sperava in un voto compatto e ampio degli elettori di centrodestra. Ora restano in parlamento i dossier sulle intercettazioni e sul sequestro degli smartphone. Sulla questione della responsabilità civile dei magistrati, anch’essa in Parlamento, il ministro spiega: sanzionare economicamente un magistrato che sbaglia “non ha senso perché solitamente ha un’assicurazione che lo copre ”. La sanzione efficace, per Nordio, dovrebbe pesare sulla carriera. Poi Garlasco , il caso che da mesi riempie giornali e televisioni. Da una parte Alberto Stasi , condannato; dall’altra Andrea Sempio , indagato e già trasformato in un mostro da buona parte dei media. Il titolare della Giustizia definisce “una stranezza” quanto accaduto nel primo processo, quello di Stasi: due assoluzioni, poi il rinvio della Cassazione e la successiva condanna in appello. “Ma come fai a condannare una persona se due corti l’hanno assolta nel merito riconoscendo un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza?”, chiede il ministro. Una revisione di una sentenza può esserci, ma allora bisognerebbe rifare il processo “ex novo” , come nel mondo anglosassone. Sul secondo filone, quello che riguarda Sempio, Nordio non si pronuncia sui fatti. Ma sul metodo sì: “L’accanimento del processo mediatico rovina la vita di chi lo subisce”. In chiusura, Antonucci chiede se, dopo il referendum, la giustizia italiana sia destinata a restare irriformabile per i prossimi anni. Il ministro risponde partendo da ciò che, a suo giudizio, è già cambiato: fino a pochi anni fa, ricorda, “molte sentenze erano ancora scritte a mano; oggi invece la giustizia è entrata in una fase di dematerializzazione e di maggiore uso della tecnologia”. Quanto alla riforma, Nordio difende ancora l’impianto bocciato dal referendum: non avrebbe indebolito la magistratura, dice, ma l’avrebbe resa più libera e più forte. La sconfitta al referendum, ammette, “ ha sicuramente rallentato il percorso di riforma della giustizia ”.

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