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C’è l’accordo politico. Ecco il super euro (digitale) per l’Europa sovrana
Il Foglio

C’è l’accordo politico. Ecco il super euro (digitale) per l’Europa sovrana

“Dopo mesi difficili di negoziati, l’accordo politico sull’euro digitale è stato raggiunto”. A dare per primo l’annuncio è stato giovedì sera Pasquale Tridico, capo delegazione al Parlamento europeo del M5s, che su Facebook ha esultato: “L’euro digitale è una scelta di sovranità europea”. Eppure, proprio il M5s ha un passato di partito euroscettico avendo promosso addirittura campagne per l’uscita dell’Italia dall’Eurozona. Si è trasformato, meglio tardi che mai, in uno dei principali sostenitori del progetto, che punta a rendere l’Europa indipendente dai sistemi di pagamento digitale dominati delle americane Visa e Mastercard. Comunque, l’accordo politico sull’euro digitale c’è. Manca l’ultimo passaggio previsto con la votazione del regolamento della moneta digitale, che comincia il 23 giugno in Commissione Econ per poi concludersi in seduta plenaria a Strasburgo a luglio, secondo le linee guida proposte dalla Bce e condivise dal Consiglio europeo, anche se la prima emissione non potrà avvenire prima di due anni per dare il tempo alle banche del continente di adeguare i propri sistemi. Quest’ultimo rappresenta, infatti, uno dei punti del compromesso raggiunto con il mondo degli operatori finanziari privati, che teme la fuga dei clienti dai conti correnti . In realtà, le banche potrebbero in tempi molto più brevi creare dei semplici sistemi di trasferimento dal conto al wallet, in pratica un borsellino digitale che si crea sul telefonino e su cui ogni cittadino potrà far confluire via via il suo denaro dai conti correnti. Ma tant’è, bisognava pure trovare una sintesi. E le banche, alla fine, hanno talmente accettato di buon grado la rivoluzione della moneta digitale che in 50 in Europa si sono candidate per l’esercizio della fase pilota, come ha spiegato Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce e grande fautore dell’euro digitale insieme con il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Il paradosso è che in prima fila tra le manifestazioni d’interesse ci sono, ha rivelato l’Handelsblatt, le banche tedesche : Deutsche Bank ma anche una buona fetta di quel sistema di casse locali (tipo Sparkasse) che aveva eretto una barriera difensiva contro l’euro digitale. Le cose cambiano in fretta, a volte. Dopo le recenti prese di posizione del numero uno della Bundesbank, Joachim Nagel, e del capo del governo federale, Friedrich Merz, sull’euro digitale come “pilastro fondamentale” dell’indipendenza finanziaria dell’Europa, anche il sistema del credito tedesco più conservatore si è allineato. Anzi, lo stesso Fernando Navarrete, esponente della destra del Ppe e grande oppositore dell’euro digitale, inteso come infrastruttura pubblica dei pagamenti virtuali, ha ammesso che in mancanza di un accordo con i privati, è meglio procedere con l’attuale progetto. Dietro le quinte, come hanno fatto intravedere proprio i Cinque stelle, c’è stata a Strasburgo, fuori e dentro l’aula, una trattativa durissima e molto articolata con lobby e gruppi di potere di vario tipo, in cui parlamentari italiani hanno, per una volta, assunto una posizione a favore in modo compatto. La sensazione, comunque, è che a sbloccare l’impasse sia stata proprio la Germania , che ha fatto prevalere una posizione europeista in uno scenario internazionale che impone all’Europa una maggiore autonomia finanziaria dagli Stati Uniti. E’ però opinione diffusa tra gli osservatori economici, come Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale, che l’euro digitale da solo non basti per rispondere alle sfide monetarie e geopolitiche attuali. Per avere un peso e contrapporsi al dollaro, secondo la sua opinione, l’Europa ha urgente bisogno di una vera unione bancaria e di un bilancio unificato . In più, l’euro digitale non è un’alternativa al modello stable coin che l’Amministrazione di Donald Trump ha reso, attraverso il Genius Act, un puntello al debito pubblico americano che vive una crisi di fiducia da parte degli investitori internazionali. In effetti, l’Europa si sta mostrando molto conservativa nei confronti delle stable coin. Secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde, non sono la strada giusta per aumentare il peso internazionale dell’euro anche perché il 98 per cento di queste è denominato in dollari, il che rischia di rafforzare l’influenza degli Stati Uniti nei sistemi di pagamento nel momento in cui l’Europa sta cercando di contenerla. In gioco, c’è, dunque, la forza dell’euro, che sta aumentando in modo sorprendente come riserva valutaria mondiale. Secondo gli ultimi dati della Bce, la moneta unica ha raggiunto il 20 per cento delle riserve, è sempre di gran lunga seconda al dollaro (57 per cento) ma nel 2025 è del 30 per cento rispetto al 2024 e c’è chi si aspetta un’ulteriore crescita quest’anno. Il trend favorevole è cominciato nel 2014 con l’invasione della Crimea da parte della Russia. E’ lentamente proseguito e ha subito un’accelerata negli ultimi anni proprio a causa dell’incertezza geopolitica. Per adesso c’è il super euro (digitale e no). Le stable coin possono attendere.

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