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Al Gp di Monaco festeggia Antonelli. Tutti gli altri si giustificano
Il Foglio

Al Gp di Monaco festeggia Antonelli. Tutti gli altri si giustificano

La domenica, chi vince, festeggia. Il lunedì, chi perde, spiega. E dopo il Gran premio di Monte Carlo, c’è tanto da festeggiare, per Kimi Antonelli e per chi ha portato a casa punti insperati dopo penalità assortite. Ma c’è anche tanto da spiegare. Di Kimi Antonelli si può, o forse di deve, aggiungere una cosa sola. Che di Gran premi, ne ha vinti due, non uno. Perché nel primo ha vinto, stravinto, arrivando addirittura a doppiare il compagno di scuderia (eresia! Nessun grande pilota del passato l’avrebbe “permesso”, piuttosto sarebbero finiti nelle acque blu del Principato), infliggendo distacchi come solo Jonas Vingegaard (così non citiamo il solito Pogacar) ha fatto al recente Giro d’Italia. Nel secondo, causato dal botto di Leclerc e dalla decisione della direzione di corsa di far ripartire tutti di nuovo da fermi, perché non ha tremato sapendo di aver, senza volontà, dovuto rimettere in discussione qualcosa che era già largamente suo. Kimi uno e bino, di smoking vestito per il ballo più elegante dell’anno, con teste coronate. Già, ma questo riguarda chi festeggia. E chi spiega? Sono almeno in quattro le scuderie, ed alcuni dei loro piloti, che da oggi hanno qualcosa da discutere . Sempre, rigorosamente, all’interno. Perché nel regno della condivisione mondiale spinta, la Formula 1 rimane una delle ultime sacche di resistenza conservatrice: non deve sapersi, quasi, mai niente, all’esterno. La Red Bull deve spiegare come sia stato possibile togliere ad Antonelli, un metro dopo il via, l’unica possibile arma per mettergli almeno un po’ di pressione. Verstappen, intendiamoci, non ha la minima colpa. Lui aveva già fatto un capolavoro sabato, mettendo l’auto con la bibita in prima fila. Il paradosso, ma questo dovrebbe spiegarlo la F1a e dubito lo farà, è che pare che dai rilevamenti dell’ente regolatore, quello Red Bull sia il motore migliore del lotto. Ma come? Sei gare su sei le ha vinte la Mercedes e questi ci dicono che i migliori sono altrove? E che, questo fa quantomeno sorridere, la scuderia di Toto “Darth Fener” Wolff avrà anche a diposizione, seppur al 2 per cento, il meccanismo chiamato “ADUO” per recuperare potenza. Un po’ come se il Paris Saint Germain potesse giocare il 12 perché l’Arsenal viene dalla Premier League… Misteri nebbiosi. Altri che devono spiegare, e spiegarsi. Mercedes: spiegare come sia possibile che Russell da qualche gara assomigli agli Washington Generals quando affrontavano gli Harlem Globetrotters. In primis, Toto dovrà provare a spiegare a “Piangina” George quale film stessero guardando sul telefonino i suoi prima di causare all’inglese una ulteriore penalizzazione che gli ha distrutto, del tutto, la gara. L’albionico lamentoso, però, avrà di chi ingegnarsi per argomentare al suo datore di lavoro come mai, con sensibili differenze di stipendio ed esperienza, il ricciolino emiliano lo ridicolizza in prova ed in gara come nemmeno Lewis faceva con Bottas, oppure Verstappen con Perez. Qualcuno sa cosa sta accadendo nel fiabesco mondo McLaren? Altro giro, altra figura non da bi-campioni del mondo. Ok i problemi alla batteria, di nuovo. Va bene tutto, ma se almeno Lando si consola avendo vinto il titolo lo scorso anno, Piastri al momento è segnalato alla ricerca di uno bravo con il quale sfogarsi sul lettino . A proposito, e Leclerc? Ok, in Canada era pista di Hamilton. Ma a Monte Carlo, no. Male, malissimo. La Ferrari dovrà spiegare bene, cercando di essere molto convincente, che fermare il Re Nero prima di lui e fargli scontare la penalità di 5 secondi, con il padrone di casa dietro a schiumare come quando nel parcheggio dell’Esselunga quello che ha già chiuso il baule se ne sta dentro al telefonino, non è stato una pugnalata. Lui, che in passato a volte si è fatto carico anche di negligenze non sue, questa volta l’ha fatta grossa. Passi, arrivare dietro Hamilton. Avrebbe avuto anche la scusa del pit stop doppio con fregatura. Ma andare a muro così, pur raschiando decimetri di asfalto, dando colpa ai freni (Brembo si è dichiarata “sorpresa”, che tradotto significa: non diciamo str…), non è da un Charles lucido. Il bello di tutto questo è che dopo aver festeggiato, e tentato di spiegare, da domani saranno tutti sulle ramblas. Venerdì si torna in pista. La “manita” di Kimi su Russell (5 a 1) sembra tombale. Ma molte lune mancano al tramonto del Mondiale e nel regno dell’opaco, quale è e rimane la Formula 1, meglio aspettare la Cassazione prima di emettere giudizi definitivi.

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