Il Foglio
Dopo aver perso tre ballottaggi nel 2011, 2016 e 2021, Keiko Fujimori si avvia infine a diventare presidente del Perù. Dopo l'88,53 per cento dei voti scrutinati, è infatti in vantaggio con il 50,74 per cento, contro il 49,27 per cento del candidato di sinistra Roberto Sánchez. Sono circa 250.000 voti si differenza. Per la verità, molti commenti vanno in effetti ancora sul pareggio tecnico: così ha indicato l'exit poll, e già al primo turno Sánchez in un conteggio interminabile alla fine recuperò grazie al fatto che gli arrivarono voti in massa da alcune zone dell'interno sue roccaforti. Alla fine il responso alle urne dell'11 aprile è stato del 12,04 per cento per Sánchez contro l'11,91 per l'ex-sindaco di Lima Rafael López-Aliaga, membro dell'Opus Dei, e il 17,19 per Keiko. Anche adesso sta in effetti riducendo il distacco, man mano che lo scrutinio va avanti . Ma l'impressione prevalente resta per la vittoria della figlia di Alberto Fujimori. Il padre , oriundo giapponese, nel 1990 era stato eletto col voto della sinistra contro il liberale Mario Vargas Llosa. Aveva poi però subito sterzato a destra, aveva fatto un golpe bianco contro il Congresso, aveva imposto una nuova Costituzione, ed era rimasto presidente 10 anni. Infine cacciato da una protesta popolare seguita a un grave scandalo, era finito in galera per 15 anni, ed era stato poi liberato nove mesi prima di morire. Detestato da molti come un dittatore corrotto, aveva però lasciato anche un seguito compatto di nostalgici, che vantavano in particolare i suoi successi contro terrorismo e inflazione . Su questa rendita di posizione Keiko ha costruito il suo partito: non senza rotture perfino in famiglia, tra sua madre Susana Higuchi eletta deputata contro il padre dopo averlo lasciato per una questione di corna, e il fratello Kenji con cui ha litigato, e che ha poi fondato un partito per conto suo. Per la verità, il fujimorismo sarebbe anche una forza politica che col tempo si sta ridimensionando: dal 23,55 per cento che Keiko aveva preso al primo turno nel 2011 e 39,86 del 2016 si era ridotta nel 2021 al 13,41, per risalire appunto ora solo al 17,19. Ma la crescente frammentazione del quadro politico le ha aperto la strada. Significativo poi che mentre nel 2011 e 2016 Mario Vargas Llosa, il vecchio avversario di suo padre, avesse parlato di appoggiare chiunque contro di lei, nel 2021 si era invece schierato con Keiko contro un candidato di sinistra in odore di chavismo come Pedro Castillo. Nel frattempo, Vargas Llosa è morto. Ma a favore di Keiko gioca l'ondata a destra che sta investendo tutta la regione . Non a caso alla vigilia del voto c'è stata una videochiamata tra Keiko e Abelardo de la Espriella, che è arrivato in testa in Colombia i 31 maggio, e che è favorito per il ballottaggio del 21 giugno: i due si sono dati appoggio reciproco e si sono accordati per una alleanza contro la criminalità, se entrambi sono eletti . Resta il problema che tutti i presidenti eletti dal popolo in Perù dal 1985 sono finiti in galera , appunto compreso il padre di Keiko: salvo uno, che lo ha evitato suicidandosi mentre venivano ad arrestarlo. E che anche la gran parte dei presidenti a interim sono saltati, tanto è vero che il Perù ha avuto nove presidenti negli ultimi dieci anni. Per il momento, comunque, il rischio è soprattutto di Roberto Sánchez, visto che la Procura ha appena formalizzato la richiesta di oltre cinque anni di carcere contro di lui per falsificazione dei contributi elettorali . Nata a Lima il 25 maggio 1975, primogenita tra i quattro figli di Alberto Fujimori, Keiko in un video pubblicato sul suo canale YouTube ha raccontato che da giovane non pensava di entrare in politica, ma desiderava diventare un'imprenditrice. Per questo ha studiato Economia Aziendale e in seguito ha conseguito un master negli Stati Uniti. “Non avevo mai pensato di fare la politica. Ma, una volta presa la decisione, dovevo farla bene” , ha però spiegato. Dice anche che la sua vita ha preso una svolta nel 2005, quando suo padre la chiamò per informarla di essere sotto inchiesta e di rischiare l'arresto. In quel contesto, le chiese anche di candidarsi al Congresso alle elezioni dell'anno successivo. Lei accettò, si candidò e ottenne un seggio. Nel 2007, mentre era deputata, suo padre fu estradato dal Cile in Perù, dove nel 2009 fu condannato a 25 anni di carcere per omicidio aggravato e lesioni personali gravi nei massacri di Barrios Altos e La Cantuta. Da allora, sia l'ex presidente che la sua famiglia hanno respinto le accuse e lottato per la sua liberazione, ottenuta nel dicembre 2023 dopo che la Corte Costituzionale del Perù confermò la grazia umanitaria concessagli nel 2017 dall'allora presidente Pedro Pablo Kuczynski. Nel 2009, Keiko Fujimori si mobilitò per fondare Fuerza Popular, un partito politico che si definisce difensore dell'eredità del defunto ex presidente Alberto Fujimori e che oggi detiene 20 dei 130 seggi in Parlamento, il blocco più numeroso nell'attuale legislatura . Nel suo Piano di Governo, in materia di sicurezza, Fujimori propone la creazione di centri di comando e sorveglianza interconnessi a livello nazionale, dotati di mappe della criminalità in tempo reale e che utilizzino l'intelligenza artificiale per analisi predittive e per il coordinamento delle emergenze. Per combattere la corruzione, propone di rafforzare i processi di controllo del bilancio e di conferire maggiori poteri alla Corte dei Conti, mentre in campo economico include un piano per ridurre la burocrazia che le piccole e medie imprese devono affrontare per evitare quelli che definisce “costi superflui” . Nel 2017 Keiko fu indagata per aver ricevuto denaro dalla società di costruzioni Odebrecht per finanziare la sua campagna presidenziale, accusa che ha sempre negato. Arrestata, ha trascorso 13 mesi in prigione, finché nel 2019 non è stato accolto un suo ricorso, consentendole di affrontare il processo da libera . Quando lo scorso ottobre ha lanciato la sua quarta candidatura alla presidenza, Keiko ha dunque insistito di essere “perseguitata”. Ma ora dice di volersi lasciare alle spalle ogni controversia.
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