Iran, Lagarde:
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Iran, Lagarde: "La Bce pronta a intervenire per arginare inflazione"

La guerra in Iran riporta l'incertezza al centro dello scenario economico e costringe la Bce a tenersi pronta a intervenire. "I contorni restano poco chiari", ha avvertito la presidente Christine Lagarde, indicando nello shock energetico il principale rischio per inflazione e crescita e ribadendo la massima flessibilità sulle prossime mosse. Parlando a Francoforte, Lagarde ha sottolineato come l'evoluzione del conflitto renda difficile delineare prospettive affidabili. Molto dipenderà dall'intensità e dalla durata dello shock: se contenuto, l'impatto potrebbe essere limitato, ma in caso contrario la trasmissione all'economia rischia di accelerare. La linea dell'Eurotower resta chiara: nessuna decisione senza dati sufficienti, ma neppure immobilismo. L'obiettivo del 2% di inflazione "resta incondizionato" e, se le deviazioni dovessero diventare significative e persistenti, la risposta sarà "sufficientemente forte o prolungata" per evitare effetti duraturi sulle aspettative. Rispetto al passato, però, la Bce parte da una posizione più solida: inflazione vicina al target, aspettative ben ancorate e politica monetaria su livelli considerati neutrali. Da qui la scelta di un approccio "riunione per riunione", senza vincoli preventivi. "Siamo pronti ad agire in qualsiasi momento", ha ribadito Lagarde, rivendicando la necessità di mantenere piena agilità. Accanto alla politica monetaria, un ruolo decisivo spetterà ai governi. Interventi mirati possono attutire l'impatto dello shock, mentre misure generalizzate rischiano di alimentare la domanda e quindi l'inflazione. L'aumento dei prezzi dell'energia, ha osservato Lagarde, equivale di fatto a una tassa per l'Eurozona e dovrà essere assorbito tra imprese, lavoratori e finanze pubbliche. Sul quadro inflazionistico è intervenuto anche il capo economista Philip Lane, che invita a guardare ai dati dei prossimi mesi, in particolare salari e prezzi praticati dalle imprese. I mercati, ha spiegato, si attendono un aumento temporaneo dei prezzi, più che una nuova fase di inflazione persistente, con valori elevati nel breve e poi in normalizzazione. Intanto, però, la fiducia dei consumatori mostra già segnali di indebolimento. Dalll'Italia arrivano invece richieste di maggiore sostegno alla crescita. Il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invocato una riduzione del costo del denaro per facilitare l'accesso al credito, sottolineando anche i rischi legati a un euro forte rispetto al dollaro. Più prudente il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha auspicato almeno una pausa sui tassi, ritenendo prematuro un loro rialzo. In un contesto globale segnato da volatilità e tensioni geopolitiche, la Bce si affida nuovamente ai dati e mantiene i margini di manovra per intervenire rapidamente, se necessario.

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