Il Foglio
La storia siamo noi, ma chi fa la cernita: il Quirinale, la Rai o il governo? Più Berlinguer o Fanfani? Ora è scaricabarile. E’ andata così. Si festeggiano gli ottant’anni della Repubblica, un mega evento voluto da Mattarella, una festa di popolo, con immagini, monologhi, curata dall’ufficio stampa del Colle insieme a Rai e Siae. Meloni ascolta la regista Paola Cortellesi, sbuffa , e lo testimonia il nuotatore paralimpico, Simone Barlaam. Scorrono le foto della nazione, i leader, i momenti tragici, ma la storia si ferma a Berlusconi e manca Meloni, la prima donna premier. Ha ragione De Gregori, ma chi è escluso, la destra, qui si sente offeso. Perché c’è più spazio per Berlinguer mentre Craxi viene citato solo per Sigonella? E Fini che nel 1994 trascina la destra al governo? Perché Bossi sì e Fini non compare? E perché manca De Mita? E Spadolini, il primo presidente laico del Senato? E’ martedì sera e al Quirinale si celebra la storia, le tragedie e i successi italiani ma la storia si ferma con i governi Berlusconi. E’ una scelta precisa tanto che il filmato si chiude con: “Adesso qui la storia finisce e inizia la cronaca”. E’ una decisione che viene presa, e condivisa, dal comitato per le celebrazioni del 2 giugno. Solo che ora scatta l’io non c’entro. Fanno parte del comitato Giovanni Grasso, il portavoce-scrittore di Mattarella, ne fa parte lo storico Agostino Giovagnoli (non certo un comunista) e c’è la Rai, che cura la diretta in prima serata e mette a disposizione le teche. Per gestire al meglio il rapporto fra Rai e Colle viene istituito un tavolo di coordinamento Rai e lo guida Silvia Calandrelli, che nella geografia Rai è sempre stata definita in quota Quirinale. Calandrelli è ex direttrice di Rai Cultura, solo che il nuovo direttore è Fabrizio Zappi, un tempo vicino a Prodi, ma oggi promosso al ruolo per volere della Lega. Anche Zappi, che ha il ruolo operativo, viene coinvolto in questa mega celebrazione. La Rai ha in pratica due figure a mediare e c’è da accelerare. Il Quirinale si accorge che la macchina è partita in ritardo e inizia a guidarla Grasso, che coinvolge Cecilia Bartoli, Roberto Bolle e Claudio Baglioni, fermato dalla polmonite. Non serve neppure dire che un presidente scrupoloso come Mattarella abbia seguito passo, passo, filmato per filmato, perché Mattarella non lascia niente al caso. E si ripete, niente. La questione è una: l’elezione di Meloni è “storia” o “cronaca”? Al comitato c’è chi fa notare che occorrono almeno vent’anni di distanza da un evento per considerarlo come storia. E’ una straordinaria disputa fra eruditi, solo che nessuno si permette di ingaggiare una controversia alla Benedetto Croce, ecco perché Meloni non viene citata come primo presidente del Consiglio donna. La decisione non viene confutata dalla Rai e dal governo, dal Cerimoniale, nessuno si spinge a chiedere il contenuto delle immagini. Il criterio della separazione cronaca/storia viene condiviso da Rai e Quirinale. Il testo di Cortellesi arriva alla vigilia e viene conservato per intero. Si sceglie, su suggerimento di Grasso, una formula diversa anche sul palco: niente conduzione. Cosa accade? Meloni ascolta Cortellesi e sbuffa. Lo racconta Barlaam, campione paralimpico, e lo fa proprio in Rai, a “Un giorno da Pecora” con Nancy Brilli e Giorgio Lauro: “La presidente mi ha detto che la canzone finale di Giuliano Sangiorgi era una delle sue preferite. Gli è piaciuto lo sketch con Del Piero, con lo zio Beppe Bergomi. Secondo me non ha apprezzato il monologo della Cortellesi”. Brilli e Lauro chiedono a Barlaam da cosa lo abbia notato, e il campione risponde: “Dal linguaggio del corpo, un po’ di sbuffamento. Mi hanno confermato le mie colleghe che anche La Russa abbia reagito in modo simile”. In platea ci sono ministri ma nessuno applaude con entusiasmo. La destra non si sente rappresentata, ci sono pochi accenni all’esodo istriano mentre le immagini incedono sul terrorismo stragista. E che la cerimonia non piace per l’esclusione di Meloni lo conferma Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera, che parla di “presunta grave distrazione o, peggio, per volontaria omissione”. Italo Bocchino attacca lo scrittore e drammaturgo Maurizio De Giovanni (che ha scritto i dialoghi teatrali di Cesare Bocci con Marta Gastini) ma attacca anche Grasso che gli ha dato l’incarico. Dice Bocchino: “Perché il Quirinale dà un incarico a un dirigente del Pd? Non si è accorto che De Giovanni è entrato nel Pd? La festa sembrava il concertone del Primo maggio e si sono dimenticati che c’era la prima donna presidente del Consiglio”. Per Fdi Meloni è il lieto fine di “C’è ancora domani” tanto da reinterpretarlo. Il 2 giugno, sugli account social di partito, viene inserito un video con un’attrice, che è la copia della Cortellesi. Stesse scene. La protagonista va a votare e scopre che Meloni è stata eletta presidente del Consiglio. Ma qui finisce la cronaca e inizia la storia. Dimenticavamo… nelle clip della festa mancava anche Conte che ha lottato contro il Covid. Se la sarà presa? La storia non la fa chi vince ma chi monta i video. E nessuno si senta offeso.
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