Il Foglio
Che cosa sia stata la storia italiana tra la fine degli anni Ottanta e il nuovo millennio lo hanno provato a descrivere in tanti; un calderone di farse surreali, di benessere proclamato più che reale. Prova a raccontarlo anche il protagonista del romanzo di esordio di Giulio Silvano , edito per Frassinelli che si rilancia sul mercato con una nuova e fresca veste editoriale. La trama del romanzo è minima: un trentenne squattrinato emigrato a Parigi decide di rientrare al paese natale, il borgo ligure di Zavi, dopo aver letto sul giornale della morte di tale B.S., oscuro “faccendiere” della Prima repubblica conosciuto tempo addietro. Il viaggio di rientro si rivela perciò quale occasione per ripercorrere l’incontro e il rapporto tra i due, momento chiave per la costruzione identitaria del protagonista. B.S. “riuscito a tramutare la fine della sua pena – alcuni degli anni che gli avevano dato per il depistaggio nella strage di Bologna – in servizi sociali e libertà vigilata” e con una vita trascorsa tra criminalità, capi di stato e malaffare rappresenta quanto di più lontano dall’educazione familiare del protagonista, diventando una sorta di involontario e negativo mentore, un “Socrate-Lucignolo”. Se infatti B.S. “raccontava di viaggi in Sud America, dei terroristi palestinesi, dell’Anonima sequestri, di trafficanti d’armi sauditi, di principi napoletani, di parlamentari toscani, di cardinali del New Jersey” dipingendo un’esistenza mitologica, madre e padre invece, comunisti vecchio stampo, risultano esponenti di un’educazione di sinistra che agli occhi del giovane protagonista trasuda grigiore sfociando in un’impasse esistenziale (“quello che lui – il padre ndr – identificava con il comunismo: trattare bene gli altri, essere gentili, aiutare le persone in difficoltà e pagare le tasse”). Questa prospettiva di contro-formazione che passa per lo specchio del pragmatismo spregiudicato e opportunista di B.S. offre così il pretesto per un’impietosa fotografia della fine di secolo in cui allo sgretolamento delle ideologie e dagli ultimi eventi della Grande Storia (l’11 settembre, il G8 ecc.) fa da contraltare lo sguardo della preadolescenza nei primi Duemila, trascorsa tra le promesse di godimento del sogno americano e il provincialismo del paese. Muovendosi tra fatti di cronaca e cultura di massa, Silvano si diverte a dissacrare con stile satiresco il mondo crepuscolare dell’Italia berlusconiana abbandonandoci sull’orlo del precipizio che è il presente. Hanno vinto loro, è certo. E adesso? Giulio Silvano Hanno vinto loro Frassinelli, 256 pp., 20 euro
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