Il Foglio
"Un giornalista che non sia tanto sciocco né tanto presuntuoso da non vedere come stanno le cose sa bene che ciò che fa è moralmente indifendibile. Il giornalista è una sorta di impostore che sfrutta la vanità, l’ignoranza, la solitudine del prossimo: ne guadagna la fiducia e lo tradisce senza scrupoli". Inizia così, con questo incipit , " Il giornalista e l’assassino ", libro di Janet Malcolm del 1990, riproposto oggi da Adelphi, che narra l’incredibile storia di un omicidio avvenuto a Fort Bragg, avamposto militare della Carolina del nord, nel 1970. Un capitano medico dei Berretti Verdi, Jeffrey MacDonald, viene accusato di aver massacrato la moglie incinta e le due figlie a colpi di bastone e con un punteruolo da ghiaccio. Il delitto ben presto diventa però secondario perché ciò che interessa davvero a Malcolm è un altro rapporto, non meno violento: quello tra il presunto colpevole e chi decide di raccontarne la storia. E’ qui che entra in scena Joe McGinnis, che Emmanuel Carrére nella postfazione descrive in maniera tanto crudele quanto efficace: “McGinnis è un poligrafo che scrive quelle cose tristi che sono i bestseller che non vendono. Sperando di rifarsi con la non-fiction giudiziaria, che negli Stai Uniti è diventata, dopo A sangue freddo, un vero e proprio genere letterario, contattata gli avvocati di MacDonald e firma un contratto non solo con un editore ma anche con lo stesso MacDonald a cui verrà corrisposto un terzo dei diritti d’autore in cambio dell’esclusiva delle sue rivelazioni”. Nasce così tra i due un patto ambiguo che è il vero centro del libro e su cui Malcolm accende i riflettori. McGinnis ottiene accesso privilegiato all’imputato, ne segue il processo, ascolta confessioni, paure, strategie difensive e soprattutto conquista quella fiducia senza la quale nessun grande reportage è possibile. MacDonald, dal canto suo, contemporaneamente crede di aver trovato non solo un cronista ma un alleato, un amico, forse persino il custode pubblico della propria innocenza. La bomba esplode quando il libro viene pubblicato e MacDonald, scoprendo che il giornalista lo ha dipinto come uno psicopatico narcisista, decide di citarlo per frode. Janet Malcolm insiste esattamente su questo punto, il punto in cui il personaggio sostituisce la persona reale e la narrativa soverchia l’etica. In periodi come questo, in cui il true crime imperversa in podcast, serie tv e memoir famigliari, il tema è sorprendentemente attuale e Il giornalista e l’assassino risulta essere una lettura parecchio viva. Janet Malcolm Il giornalista e l’assassino Adelphi, 170 pp., 19 euro
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