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Abolire le tesi di laurea fatte con la AI? E’ già realtà, dicono due docenti | Collector
Abolire le tesi di laurea fatte con la AI? E’ già realtà, dicono due docenti

Abolire le tesi di laurea fatte con la AI? E’ già realtà, dicono due docenti

La scena più o meno era questa, ed è una scena i cui particolari si sono svelati via via nel corso degli ultimi due anni, raccontano all’unisono Giorgio Caravale , docente di Storia moderna presso l’Università degli Studi Roma Tre, e Lisa Roscioni , docente di Storia Moderna alla Sapienza Università di Roma: improvvisamente, sulle scrivanie dei professori abituati da tempo a tesine di laurea triennale scritte per così dire in modo un po’ grossier – tesi a cui si doveva magari rimettere mano correggendo la forma, dice Caravale – sono arrivati e addirittura piovuti elaborati il cui livello, dice Roscioni, “si era alzato considerevolmente”. Considerevolmente ma non inspiegabilmente: tra controlli incrociati, prove empiriche, supposizioni e confessioni degli stessi studenti, si è giunti presto alla conclusione che il balzo in avanti nel livello di elaborazione e stesura delle tesine fosse dovuto non tanto a un corso intensivo di scrittura accademico-creativa quanto a un uso intensivo ed estensivo della AI . Che gli studenti ne facessero uso era noto, che la usassero come supporto anche i docenti pure (e chi non? era insomma il pensiero sotteso), ma il fatto di essere giudicati a due passi dalla laurea sulla base di una tesina scritta dal convitato di pietra robotico era parso d’un tratto paradossale, a tratti surreale. Un teatro, anzi un teatro nel teatro, con il prof in modalità radbomantica costretto, raccontano Caravale e Roscioni, a fare a ritroso o a intuito il percorso dello studente lungo le autostrade della AI, per capire se tizio o caio avesse copiato e quanto, spesso illuminati dall’indizio degli indizi: la bibliografia quasi inventata. Morale: “Non aveva senso”, dice Caravale, raccontando che a Roma Tre, nel suo e in altri dipartimenti, si è deciso allora di eliminare le tesine per le lauree triennali (anche se non per le più complesse lauree magistrali), con l’escamotage – in ottemperanza alle regole ministeriali – di giudicare lo studente su una dissertazione orale, previo caricamento online di un elaborato scritto non sottoposto a valutazione. Il tutto per poter valutare nella sostanza, fuor di copia-e-incolla, se il laureando “fosse in grado di approfondire, collegare, argomentare. Una sorta di “rivincita dell’oralità”, dice Caravale. E senza nulla togliere al ruolo della AI, “formidabile scorciatoia”, dice Roscioni. Semplicemente prendendo atto e andando avanti. All’Università Sapienza le tesine scritte non sono state ancora eliminate, ma quello è per molti docenti l’obiettivo, anche per uscire dal gorgo a volte tragicomico a volte energivoro del “chi ha copiato da chi”. Eppure, davanti alla possibile e precipitosa discesa nella totale assenza del pur minimo esercizio cognitivo e critico del laureando, l’oralità, dice Roscioni, si offre come soluzione: “E pensare che l’antropologo e filosofo Walter J.Ong, nel 1982, nel suo saggio ‘Oralità e scrittura’, aveva predetto l’approdo dell’umanità a una forma di ‘oralità secondaria’”.

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