Il Foglio
Georges Clemenceau diceva che la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai militari. Lo stesso aforisma dello statista francese può essere adattato al rischio di affidare la transizione energetica ai Verdi. Il leader della formazione ecologista, Angelo Bonelli, è infatti un uomo dalle fortissime convinzioni che, però, ogni volta che parla dà l’impressione di non conoscere minimamente la materia di cui è specialista . L’ultimo esempio è il via libera della Commissione europea all’Italia per il regime di aiuti di stato, valutato 23 miliardi di euro, contenuto nello schema di decreto FerX per sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Di cosa si tratta? Come spiega chiaramente il comunicato della Commissione, Bruxelles ha autorizzato il regime preparato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che può comportare un aiuto di stato da 23 miliardi di euro per sviluppare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili . Il meccanismo previsto – che punta a incentivare la costruzione di impianti eolici, fotovoltaici o idroelettrici – è il cosiddetto contratto per differenza (Cfd) a due vie: un bonus (o un malus) per ogni kWh di energia prodotta e immessa nella rete che si scosta dal prezzo di esercizio. In pratica, si fa una gara d’asta concorrenziale al termine della quale viene stabilito un prezzo fisso di acquisto dell’energia prodotta per 20 anni: quando i prezzi di mercato dell’energia elettrica sono inferiori a quello del contratto, il Gse (ovvero i consumatori nella bolletta attraverso gli oneri di sistema) paga ai produttori la differenza; quando invece i prezzi sono superiori sono le imprese produttrici a pagare al Gse la differenza. Il costo potenziale dell’aiuto di stato (pagato dai consumatori) pari a 23 miliardi di euro è una stima della Commissione che si basa su una previsione dei prezzi di mercato , ma ovviamente in caso di prezzi effettivi superiori il costo sarà inferiore. Arriviamo a cosa ci ha capito Angelo Bonelli. Niente, in sintesi. Il co-leader di Avs ha infatti pubblicato un comunicato di attacco al governo: “Il destino è cinico e baro con Giorgia Meloni – dice Bonelli – lei che ha fatto la guerra al Green deal e che con vari provvedimenti legislativi ha fermato le rinnovabili oggi si trova a gestire un finanziamento di 23 miliardi di euro concessi dalla Commissione europea per installare 37,5 GW di nuova capacità rinnovabile per attuare la transizione ecologica ed energetica della Ue”. E ancora: “Era quello che dicevamo alla presidente del Consiglio, ma lei ci sbeffeggiava, ovvero che la strada è quella delle energie pulite, non quella del gas e del nucleare. Ora questi 23 miliardi rappresentano una svolta attesa e necessaria”. In sostanza, stando a quello che ha capito della vicenda il leader dei Verdi, Giorgia Meloni avrebbe fatto di tutto per bloccare l’installazione di rinnovabili e sabotare il Green deal ma, contro la sua volontà, l’Unione europea avrebbe elargito all’Italia 23 miliardi di euro (circa un punto di pil) per imporre al governo l’installazione di 37,5 GW di nuova capacità rinnovabile. E’ tutto sbagliato, numeri inclusi (la capacità aggiuntiva prevista non è di 37,5 GW ma di 37,15 GW, ma questo è un dettaglio minore). La realtà è che questo decreto non è un’imposizione europea, lo ha scritto il governo italiano. E sempre il governo ha chiesto alla Commissione europea l’autorizzazione per far funzionare il nuovo regime senza violare la normativa sugli aiuti di stato. Tanto è vero che l’esecutivo italiano ha gioito per la decisione presa a Bruxelles: “Il via libera della Commissione europea consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature”, ha commentato il ministro Pichetto Fratin, definendo la misura uno strumento “per rafforzare l’autonomia energetica del paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire la continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025”. Infatti lo schema ha l’obiettivo di aumentare di circa il 50 per cento l’attuale capacità di energia da fonti rinnovabili presente in Italia al fine di raggiungere l’obiettivo del 39,4 per cento di consumo finale lordo di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030. L’altro aspetto paradossale è che Bonelli parli di “un finanziamento di 23 miliardi concessi dalla Commissione europea”, come se Ursula von der Leyen avesse generosamente staccato un assegno. Tutt’altro. Ciò che la Commissione ha concesso all’Italia non sono i soldi, ma la possibilità di tassare la bolletta elettrica dei consumatori per finanziare i nuovi impianti rinnovabili se i prezzi di mercato dell’elettricità non aumenteranno. A pagare non è l’Europa: sono gli italiani. L’ultimo aspetto grottesco è l’accusa di Bonelli al governo di aver “fermato le rinnovabili” quando negli ultimi anni la capacità installata di rinnovabili è aumentata come mai prima mentre sono proprio le regioni dove governano i Verdi, come la Sardegna, che hanno letteralmente bloccato le rinnovabili con leggi che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime su ricorso del governo Meloni. Se davvero la missione dei Verdi è convincere le persone che la transizione energetica sia l’obiettivo più importante dell’umanità, prima dovrebbero quantomeno convincere il proprio leader a studiare e a prendere sul serio la materia. Non sono due guerre perse in partenza, nonostante possa sembrare il contrario.
Go to News Site