Il Foglio
Quel che in Italia è considerato un sussidio ambientalmente dannoso (Sad), in Europa potrebbe presto diventare un sussidio ambientalmente favorevole (Saf). La Commissione europea starebbe infatti per varare una proposta di revisione della tassazione energetica, per spingere gli stati membri a portare la tassazione sull’energia elettrica al di sotto di quella sul gas. E’ un tentativo di non sprecare la crisi energetica in atto, coniugando decarbonizzazione e riduzione dei costi: infatti, sostituendo l’uso del gas, aumenta l’efficienza nell’utilizzo dell’energia ed è più facile sostituire le fonti fossili con altre low carbon come le rinnovabili e il nucleare . Il paradosso è che alcune misure già in vigore nel nostro paese – come l’esenzione dal pagamento dell’accisa sull’energia elettrica su una quota dei consumi domestici e l’applicazione dell’aliquota Iva ridotta al 10 per cento – sono classificate come Sad dal Catalogo pubblicato dal ministero dell’Ambiente che, dunque, ne raccomanda l’eliminazione. La bolletta dell’energia elettrica contiene quattro voci principali: la componente energia, gli oneri di rete, le tasse (accisa e Iva) e gli oneri generali di sistema. Questi ultimi, pur non avendo formalmente natura fiscale, di fatto agiscono come un’imposta. Secondo uno studio coordinato da Massimo Tavoni per Energy Square, l’accisa sui consumi domestici di energia elettrica vale circa 2,27 cent/kWh (contro 1,41 sul gas), gli oneri di sistema 4,59 (contro 0,11), l’Iva 0,85 cent/kWh (al netto della quota gravante sul valore effettivo dell’energia), contro 0,28. Nel caso del gas, l’Iva e l’accisa variano per scaglioni, quindi tali valori fanno riferimento a un livello di consumo medio. Il Catalogo dei Sussidi ambientalmente dannosi qualifica come Sad l’Iva ridotta sui consumi domestici di energia elettrica, in quanto “non incoraggia un uso efficiente/ridotto dell’energia”. Poiché l’Iva ha come base imponibile la totalità della bolletta – incluse le accise ma soprattutto gli oneri generali di sistema e la quota del prezzo legata all’Ets – essa finisce per amplificare il costo delle politiche ambientali. Questo sembrerebbe giustificarne una riduzione strutturale: ma il Catalogo ha ragioni che la ragione ambientale non conosce. Nel caso dell’accisa, la questione è un po’ più complicata. Le famiglie con una potenza contrattualmente impegnata fino a 3 kW (la stragrande maggioranza) godono dell’esenzione dall’accisa sui primi 150 kWh di consumo mensile (corrispondenti a circa 1.800 kWh annui, contro una media attorno ai 2.000). Secondo il Catalogo del Mase, questo è un Sad “per la percentuale di elettricità agevolata prodotta attraverso le fonti fossili”. Peraltro, mentre il Catalogo enfatizza un problema inesistente (o almeno considerato tale dall’Ue), non ne vede uno reale: l’agevolazione su una parte dei consumi comporta una discontinuità in corrispondenza della soglia. Per giunta, il mancato gettito viene ricuperato a carico di chi consuma di più oppure ha una potenza superiore ai 3 kW. Proprio di quelli che sostituiscono il gas con l’elettricità. Se riforma deve esserci, dovrebbe andare nel senso opposto rispetto a quanto chiede il Mase: estendere l’esenzione, non eliminarla. Per il Catalogo, sono ambientalmente dannosi anche gli aiuti per le imprese energivore (introdotti per contrastare le delocalizzazioni ma anche per favorirne l’elettrificazione) e l’esenzione dal pagamento di alcune componenti tariffarie per le industrie che prestano servizi di interrompibilità. Attraverso l’interrompibilità, esse si rendono disponibili a ridurre o cessare i prelievi di energia elettrica quando la domanda raggiunge livelli di guardia; anch’essa quindi è strumentale, oltre che alla sicurezza della rete, all’elettrificazione dei consumi. La contraddizione non riguarda solo il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Anche il Pd, il M5s, Avs e le maggiori organizzazioni ambientaliste chiedono continuamente di “cancellare i Sad” – inclusi quelli che, per l’Ue, vanno incoraggiati. Per esempio, Legambiente include nel suo censimento dei Sad proprio l’esenzione dall’accisa sull’energia elettrica e l’aliquota Iva ridotta sui consumi delle famiglie, oltre alle agevolazioni per le imprese. Delle due l’una: o l’elettrificazione è un target meritevole oppure è ambientalmente dannosa. Come la pensano Pichetto e Schlein, Conte e Legambiente? Difenderanno la logica del Catalogo contro i target di Bruxelles, oppure accetteranno questi ultimi ammettendo che la metodologia del Catalogo è bacata?
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