Il Foglio
Il cessate il fuoco non è un’azione immediata, è un processo. Ieri il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, era a Tallinn e durante una conferenza stampa al fianco del presidente estone Alar Karis ha iniziato a delineare cosa vorrebbe dire iniziare questo processo. “Immaginiamo di decidere oggi che da domani parte il cessate il fuoco. Sappiamo perfettamente cosa farà la Russia se non abbiamo dei garanti. La Russia approfitterà della situazione e proverà ad avanzare”. Russi e ucraini non sono più faccia a faccia, tra le loro postazioni al fronte si estende per una ventina di chilometri quadrati una zona chiamata “kill zone”, in cui spadroneggiano i droni e chi prova ad attraversarla muore. Un cessate il fuoco immediato senza adeguate garanzie per il futuro, ha voluto dire ieri Zelensky, è una perdita di tempo e di vite. Non per questo l’Ucraina ha smesso di lavorare a un piano di pace, anzi lo fa con più impegno e foga negli ultimi tempi. Prima di arrivare in Estonia, il presidente ucraino ha parlato con gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Li ha nuovamente invitati a Kyiv, dove non sono mai stati, ha detto loro che capisce perfettamente che gli Stati Uniti siano concentrati sul medio oriente, ma gli ucraini non possono permettersi di stare fermi, devono cercare una strada, una fine. La guerra si inizia da soli – è bastata la decisione di un singolo uomo, Vladimir Putin – ma la pace si fa in due e a Kyiv tocca il compito di cercare delle soluzioni per fare in modo che il Cremlino smetta di attaccare l’Ucraina. Per farlo usa due strade, una militare e una diplomatica, e in tutti e due i contesti ha rivoluzionato interamente il suo approccio. Colpire la Russia non è più una linea rossa, i droni ucraini arrivano in profondità, colpiscono tutto quello che può danneggiare l’esercito russo, inclusa l’economia. Alcune regioni russe hanno denunciato la scarsezza di carburante in seguito agli attacchi dell’Ucraina. Sulle strade nei pressi della villa di Putin sul lago Valdai sono comparse delle reti antidrone uguali a quelle che gli ucraini sono costretti a stendere per chilometri sul loro territorio per proteggere i centri abitati più prossimi al fronte. La Russia ha la guerra in casa, è difficile da nascondere. Il conflitto fa vittime e danneggia molto l’economia. Sul campo di battaglia, Kyiv è in grado di tagliare le vie di approvvigionamento per l’esercito russo: non subisce, prende l’iniziativa. Dopo aver rivoluzionato il modo di combattere, sta facendo lo stesso sul piano diplomatico, che non rappresenta una battaglia meno ardua e vitale. Prima l’Ucraina attendeva l’iniziativa diplomatica degli altri, ora la crea, la cerca, la propone, la detta. Ringrazia chi ci ha provato anche se con scarsa comprensione e ancora meno risultati, come gli Stati Uniti, e prova strade alternative, anche spregiudicate, come accogliere a Kyiv il miliardario russo Roman Abramovich, che per gli ucraini era una vecchia conoscenza: si erano seduti già a discutere un accordo per la fine della guerra nel 2022, a poche settimane dall’inizio dell’invasione totale. Abramovich a maggio è andato in Ucraina per ricevere un messaggio da Zelensky, il presidente ucraino lo ha usato come canale di comunicazione indicando che con i russi è pronto a parlare direttamente. Da oltre un anno propone un incontro faccia a faccia con Putin, accogliendo Abramovich, però, mostra ancora un altro cambiamento: è pronto a parlare con qualsiasi russo utile a far finire la guerra, nessun pregiudizio, barriera morale. Zelensky è diretto, parla con i miliardari amici del Cremlino, come l’ex proprietario del Chelsea, e scrive a Putin con un tono chiaro, senza preghiere, ma con delle condizioni per iniziare a parlare di pace sul serio. Il capo del Cremlino ha definito la lettera del presidente ucraino “maleducata”, il suo ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha detto che si trattava di un testo privato che Zelensky ha diffuso in tutto il mondo, e questa mancanza di riservatezza era sintomo di malafede. Da quando è iniziata la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica islamica dell’Iran, il presidente ucraino va in giro per il mondo a offrire contratti per i droni, non parla come chi chiede aiuto, ma come chi può anche darlo. La distrazione americana è percepita come un vantaggio, i droni come il petrolio da poter offrire dal medio oriente all’Europa in cambio di garanzie, denaro e solidarietà. E’ un’Ucraina sfrontata, aperta, pragmatica, alla ricerca di qualsiasi politico di livello o canaglia in grado di fare da mediatore. Kyiv combatte una guerra spietata per proteggere vite, sovranità e libertà, valori inestimabili che per essere preservati richiedono spesso la fine di alcuni tabù. La pace l’Ucraina la sta costruendo senza pregiudizi morali, pronta a sporcarsi le mani, trattando con chiunque sia disposto ad aiutare e rispondendo a un solo principio: basta che l’invasione finisca e finisca per sempre.
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