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A Herat i talebani sparano sulle proteste contro la polizia morale | Collector
A Herat i talebani sparano sulle proteste contro la polizia morale

A Herat i talebani sparano sulle proteste contro la polizia morale

Istanbul . “Le forze militari sono schierate in ogni piazza e incrocio, e le persone non escono più di casa nemmeno per le necessità quotidiane”, dice al Foglio una donna di Herat, in Afghanistan: “Martedì c’è stata una protesta nel quartiere di Jebrail, ma è stata repressa dalle forze militari talebane”, dice, aggiungendo che tra i manifestanti c’erano sia uomini che donne, e “sarebbero stati colpiti da fuoco diretto da parte delle forze militari”. La protesta è scoppiata dopo l’arresto di un numero imprecisato di donne e ragazze, pare perché non avevano rispetto il rigido codice di abbigliamento imposto dal governo in carica . Un portavoce della polizia di Herat ha sostenuto che alcune persone avevano tentato di “creare tensioni con il pretesto” di protestare contro le norme sull’abbigliamento. Un comunicato del ministero ha precisato che le donne musulmane sono tenute a coprirsi completamente, in quanto si tratta di “un comandamento divino”. Una fonte afghana che lavora in ambito sanitario ha riferito al Foglio mercoledì, tramite messaggi cifrati, che la protesta era iniziata martedì mattina da parte di locali contro i recenti arresti fatti dalle forze per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio dei talebani, ufficialmente noti come Emirato islamico dell’Afghanistan (Eia). “I manifestanti scandivano slogan contro l’arresto delle donne, e la polizia dell’Eia presente nella zona ha cominciato a colpirli con bastoni, calci di fucile e canne delle armi”, ha spiegato, aggiungendo che “in seguito alcuni degli agenti dell’Eia hanno aperto il fuoco”, causando la morte di una donna e di una ragazza e il ferimento di “diverse altre persone . Alcuni dei feriti sono stati portati negli ospedali della città, mentre altri” hanno preferito non farlo per evitare di essere arrestati dalle forze dell’Eia. Un’altra protesta potrebbe tenersi venerdì, ha detto la donna di Herat. “In questo momento non sono in buone condizioni mentali ed emotive. La mia famiglia e io siamo esposti a gravi minacce e le nostre vite sono in pericolo”, ha aggiunto, precisando di non voler “esprimere opinioni o commenti in questo momento”. al di là della semplice esposizione dei fatti. Un’altra donna a Kabul ha riferito al Foglio che circolava la voce che dietro le proteste ci fosse Mohammad Ismail Khan, ex signore della guerra, ex ministro e uomo forte locale, nonché in passato governatore provinciale di Herat. Ha tuttavia precisato che una sua conoscente a Herat le aveva detto che “le persone hanno, in una certa misura, perso fiducia in figure come l’ex governatore Ismail Khan”. L’Italia ha mantenuto una presenza militare nella città di Herat per quasi vent’anni . Le ultime forze sono state ritirate nel giugno del 2021, circa due mesi prima che l’Eia prendesse il controllo della capitale afghana, Kabul. Khan e i suoi sostenitori erano rimasti per tentare di combattere l’Eia, ma non ci erano riusciti e l’ex governatore era stato successivamente catturato dall’Eia e costretto a rilasciare dichiarazioni di adesione alle sue forze. Si ritiene che Khan viva attualmente in Iran. La città di Herat si trova a circa 120 chilometri a est del valico di frontiera iraniano di Islam Qala. La donna di Kabul ha inoltre aggiunto che “anche Ismail Khan non si sta esprimendo con forza”, presumibilmente perché “i talebani gli hanno sequestrato la casa e altri beni”. Sebbene Ismail Khan possa ancora esercitare una certa influenza, “non ha la capacità di affrontare o resistere” alle forze dell’Eia. Una valutazione condivisa, a quanto si dice, da molti afghani sia nel paese sia nella regione. Khan, oggi ottantenne, è stato citato dai media afghani vicini all’opposizione – in gran parte all’estero – come autore di una dichiarazione del 9 giugno in cui affermava che “il silenzio di fronte all’ingiustizia contro le donne è un tradimento”, oltre che una violazione dei “valori islamici”. Ha esortato le donne afghane a “resistere”, senza tuttavia spiegare in che modo una tale resistenza possa essere praticabile per donne disarmate e in gran parte prive di istruzione, alla mercé di uomini pesantemente armati e addestrati.

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