Il Foglio
Terzo mese consecutivo di crescita per la produzione industriale italiana. Ad aprile l’indice destagionalizzato, cioè depurato da festività, ponti o chiusure che possono falsare il confronto tra un mese e l’altro, aumenta dello 0,5 per cento rispetto a marzo e dell’1,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il bilancio dei primi quattro mesi, secondo i dati Istat, sale così dello 0,6 per cento , sostenuto soprattutto da mezzi di trasporto, farmaceutica e macchinari. Il recupero resta contenuto, ma segna un primo consolidamento del rimbalzo dopo quasi due anni di debolezza dell'industria. L’indice generale della produzione si porta a quota 94,9: circa cinque punti sotto i livelli del 2021, ma al valore più alto da marzo 2024. A trainare il dato sono soprattutto i beni strumentali, in aumento dell’1 per cento su base mensile, e i beni intermedi, in crescita dello 0,8 per cento. I primi sono macchinari, impianti e attrezzature usati dalle imprese per produrre altri beni. "I secondi sono beni destinati a essere utilizzati nei processi produttivi, come componenti, materiali e semilavorati. Restano invece deboli i beni di consumo, cioè i prodotti acquistati direttamente dalle famiglie, in calo dello 0,1 per cento, e l’energia, che arretra dello 0,2 per cento. Su base annua la divaricazione è più netta. I beni strumentali crescono del 6,4 per cento, i beni intermedi dell’1,8 per cento, mentre l’energia scende del 2,7 per cento e i beni di consumo del 4,1 per cento. In sostanza, l’industria che produce per altre imprese va meglio di quella più legata ai consumi finali . È un segnale utile per leggere la ripartenza delle filiere, ma dice anche che la domanda delle famiglie resta meno brillante. Il contributo più forte alla crescita arriva dai mezzi di trasporto , che ad aprile registrano un incremento del 17,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Seguono i prodotti farmaceutici di base e preparati, in aumento del 7,9 per cento, e la fabbricazione di macchinari e attrezzature, in crescita del 6,1 per cento. Il miglioramento, dunque, non riguarda soltanto l’auto, ma coinvolge anche comparti rilevanti della manifattura. Restano però settori ancora in difficoltà. La flessione più ampia riguarda il tessile, che perde l’8,9 per cento su base annua. Seguono le altre industrie manifatturiere: riparazione e installazione di macchinari e apparecchiature, in calo del 6,7 per cento, e l’industria del legno, carta e stampa, giù del 4,4 per cento. Il settore che più aiuta a leggere il rimbalzo resta l’auto . Non perché abbia già recuperato il terreno perso, ma perché sta risalendo dai minimi e, proprio per questo, spinge verso l’alto l’indice generale. Già a marzo la produzione di autoveicoli era cresciuta di oltre il 20 per cento, contribuendo al progresso dello 0,7 per cento della produzione industriale complessiva. Ad aprile il segnale si conferma: i mezzi di trasporto crescono del 17,8 per cento su base annua e sono il comparto con l’aumento più forte. Il dato, però, va tenuto in prospettiva: a marzo 2025 il settore aveva registrato un crollo del 17,5 per cento e l’indice resta ancora 12 punti sotto i livelli del 2021 , una distanza più che doppia rispetto a quella dell’indice generale. Il recupero produttivo trova una sponda anche nel mercato. A maggio, secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in Italia sono state immatricolate 150.096 vetture, il 7,64 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi cinque mesi dell’anno le immatricolazioni sono salite a 790.301 unità, con un progresso del 9,38 per cento rispetto a gennaio-maggio 2025 . Le immatricolazioni non coincidono con la produzione, perché un’auto venduta in Italia può essere stata costruita altrove, ma restano un indicatore importante della domanda. Dopo il balzo dell’11,6 per cento di aprile, il mercato rallenta leggermente ma resta in crescita. Dentro questo recupero si muove anche l’elettrico. A maggio le auto a batteria immatricolate sono state 13.164, l’84,8 per cento in più rispetto a un anno prima, con una quota di mercato salita all’8,8 per cento dal 5,1 per cento di maggio 2025. Significa che quasi nove auto su cento immatricolate nel mese erano elettriche . Nei primi cinque mesi del 2026 le immatricolazioni elettriche sono arrivate a 64.102 unità, in aumento del 74,5 per cento, con una quota dell’8,1 per cento. Il parco circolante elettrico italiano, al 31 maggio, contava 421.487 veicoli. Il ritardo rispetto agli altri grandi mercati europei resta però evidente: ad aprile la quota delle elettriche era al 26,2 per cento in Francia e nel Regno Unito, al 25,9 per cento in Germania e al 9,4 per cento in Spagna. Nel mercato italiano spicca il recupero di Stellantis . A maggio il gruppo guidato da Antonio Filosa ha immatricolato 43.426 vetture, il 9,9 per cento in più rispetto a un anno prima, portando la quota al 28,9 per cento. Nei primi cinque mesi le immatricolazioni sono state 250.138, in crescita del 14,7 per cento, con una quota cumulata del 31,6 per cento. Stellantis cresce quindi più rapidamente del mercato italiano, che nei primi cinque mesi dell'anno si è fermato a poco meno del 10 per cento.
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