Il Foglio
La famiglia di Stephen Ogilvie, l’uomo cui un sudanese ha cavato l’occhio sinistro mentre cercava di decapitarlo con un coltello in mezzo a una strada di Belfast, ha chiesto di non strumentalizzare questa tragedia, proprio come aveva fatto la settimana scorsa la famiglia di Henry Nowak , il diciottenne ucciso a Southampton a dicembre da un sikh che aveva fatto passare il suo omicidio per un’aggressione a sfondo razziale subita, e la polizia aveva creduto a lui e non ai propri occhi – Nowak era per terra, non riusciva a respirare per le coltellate, è stato ammanettato, ed è morto poco dopo. È un paese già sgretolato, il Regno Unito, hanno detto questi parenti scioccati e sofferenti, non creiamo altre divisioni, altre violenze. Le loro parole straziate non sono state ascoltate, chi invita alla calma è un negazionista dell’implosione del Regno Unito, bisogna protestare, urlare, lanciare sassi, bruciare tutto: fate sentire la vostra rabbia, ha detto il nazionalista Nigel Farage. A Southampton era andata quasi bene: più di una decina di agenti della polizia feriti, quattro agitatori arrestati. A Belfast no, a Belfast, dopo che il video di Hadi Alodid – così si chiama il richiedente asilo trentenne arrivato dal Sudan via Irlanda nel 2023 e con un permesso per restare cinque anni che devasta con un coltello la faccia e il collo di Ogilvie, quasi sessantenne: un uomo con una mazza da hurling l’ha salvato – è diventato pubblico, una ronda di un centinaio di uomini e ragazzi a volto coperto è piombata sulla “strada degli stranieri”, una via nella parte est di Belfast in cui abitano famiglie immigrate : gridava ai neri di uscire di casa, poi si è messa a tirare pietre e bottiglie spaccando le finestre, infine ha appiccato il fuoco alle case e alle automobili . Pompieri e ambulanze sono arrivati per evacuare le famiglie asserragliate – la casa bruciata interamente è di un nordirlandese – mentre anche la polizia intervenuta veniva attaccata. La mobilitazione era iniziata su account X che dicevano: venite col volto coperto, siate pronti a essere colpiti o arrestati. La rabbia ha preso il sopravvento, la rabbia “giusta”, come la chiama Farage e come la chiama il neofascista Tommy Robinson che in questo momento si trova a Mosca – è andato a vedere, ammirato, come funziona bene la società russa – e che ha detto che è stata fatta giustizia. Elon Musk posta e riposta denunciando l’immigrazione fuori controllo e i governi europei che non sanno proteggere i loro cittadini, e il governo è particolarmente offeso da questa ingerenza, ma la rabbia è una lama a doppio taglio, è causa ed è effetto, in una spirale di orrore contagiosa – ci sono state proteste e scontri anche a Glasgow – che travolge ogni cosa. L’immigrazione deve essere trattata come una questione di sicurezza nazionale, hanno detto alcuni parlamentari al dibattito ai Comuni, mentre si guardano i numeri in calo degli ingressi di immigrati, ci si rimpalla le responsabilità per il mancato controllo, si spulcia nei conti della società privata che gestisce gli alloggi degli irregolari, si contano le scritte razziste sui muri, e non si trova il modo di governare la rabbia – perché è giusta quanto eccessiva, un equilibrio nella furia non c’è – che diventa il combustibile di una società che rifiuta la convivenza e rifiuta gli appelli alla calma: è tutto rotto.
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