San Valentino, per 3 italiani su 4 il regalo ideale è un weekend culturale
Indagine Impresa Cultura Italia Confcommercio, il budget però resta contenuto
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Roma, 13 feb. (askanews) - "Dura solo un minuto. Ma se iniziamo a permettere a un atleta di esprimersi in questo modo (...) porterebbe semplicemente al caos". Ha giustificato così il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), tramite il suo portavoce Mark Adams, la squalifica del portabandiera ucraino Vladislav Heraskevych dopo la sua ferma intenzione di indossare un casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi nella guerra con la Russia. "Gli abbiamo parlato della questione, gli abbiamo offerto delle alternative e lui ha comunque detto che avrebbe continuato, anche se la presidente, Kirsty Coventry, che tra l'altro era a capo della commissione atleti quando sono state elaborate queste linee guida per gli atleti, è andata a trovarlo personalmente per spiegargli le numerose ragioni per cui lo volevamo, ma in particolare per la tutela degli atleti", ha dichiarato Adams, sottolineando che "agli atleti è consentito rilasciare interviste, esprimersi sui social media, parlare nella zona mista e rilasciare dichiarazioni ovunque desiderino". "In questo caso specifico, abbiamo persino discusso la possibilità che questo atleta indossasse il casco nella zona mista in modo da essere visibile. Non è visibile in questa particolare competizione. Dura solo un minuto. Ma se iniziamo a permettere a un atleta di esprimersi in questo modo, immaginate un atleta di un altro paese in uno sport in cui il casco sarebbe visibile per molto tempo. Porterebbe semplicemente al caos". Adams ha ricordato che l'atleta ucraino ha corso quattro volte con il casco addosso durante l'allenamento, e che "abbiamo dovuto, con tutto il rispetto, prendere la decisione che abbiamo preso".
Nel 2026 il passaggio di proprietà di un’auto ruota interamente attorno al Documento Unico di Circolazione e di Proprietà (DU), ormai perno dell’intera procedura. L’obiettivo resta uno solo: aggiornare in modo corretto e tempestivo i dati del veicolo negli archivi pubblici, così da rendere effettivo il trasferimento tra venditore e acquirente. Stringersi la mano e scambiarsi le chiavi non basta. Il passaggio di proprietà diventa valido solo quando viene registrato ufficialmente presso gli enti competenti, con l’aggiornamento dell’Archivio Nazionale Veicoli e del Pubblico Registro Automobilistico. Come si fa il passaggio di proprietà nel 2026 La procedura si articola in pochi passaggi chiave, ma tutti obbligatori. 1. Firma dell’atto di vendita Il primo step è la redazione dell’atto di vendita, che deve essere firmato dal venditore. La firma va autenticata presso uno dei seguenti uffici: - Comune di residenza - Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) - Una sede dell’Automobile Club d’Italia - Uffici della Motorizzazione Civile L’autenticazione è un atto formale: da quel momento scattano 60 giorni di tempo per completare la registrazione del trasferimento e aggiornare il Documento Unico. 2. Registrazione e rilascio del Documento Unico Il Documento Unico ha sostituito definitivamente sia il vecchio libretto di circolazione sia il certificato di proprietà. Con la sua emissione si conclude il passaggio di proprietà. La registrazione aggiorna i dati: - Nell’Archivio Nazionale Veicoli, gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Nel Pubblico Registro Automobilistico, gestito dall’Automobile Club d’Italia - Solo a questo punto l’auto risulta ufficialmente intestata al nuovo proprietario. I documenti necessari Per completare la procedura servono: - Istanza unificata (disponibile online sul portale ACI o presso PRA e Motorizzazione) -Documento Unico precedente (oppure libretto e certificato di proprietà, se non ancora sostituiti) -Atto di vendita con firma autenticata -Documento di identità valido - Codice fiscale (non richiesto se si presenta la carta di identità elettronica) L’atto di vendita può essere sostituito da un contratto firmato da entrambe le parti con firme autenticate, da un atto pubblico oppure da una sentenza in copia conforme. Quanto costa il passaggio di proprietà nel 2026 Il costo complessivo è composto da una parte fissa e da una parte variabile, rappresentata dall’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT). Costi fissi Le spese fisse ammontano a 101,00 euro e comprendono: - 32,00 euro per la registrazione dell’atto - 16,00 euro per il rilascio del Documento Unico - 16,00 euro per l’autenticazione della firma - 27,00 euro di emolumenti ACI - 10,20 euro per i diritti della Motorizzazione Civile IPT: la quota variabile L’IPT varia in base a due fattori: - Potenza del veicolo espressa in kW - Provincia di residenza Per le auto fino a 53 kW (72 CV) si parte da 150,81 euro. Per ogni kW eccedente si aggiunge un importo base di 3,51 euro, che può salire fino a 4,56 euro a kW nelle province che applicano la maggiorazione massima del 30 per cento. Al momento solo tre province applicano la tariffa base senza aumenti: - Provincia di Aosta - Provincia autonoma di Bolzano - Provincia autonoma di Trento Sono previste esenzioni o riduzioni dell’IPT in caso di disabilità, successioni o altre situazioni particolari. In genere l’imposta non è dovuta per il passaggio di proprietà delle moto. Agenzia o procedura diretta? Nel 2026 è possibile gestire il passaggio di proprietà direttamente presso gli sportelli pubblici oppure affidarsi a un’agenzia di pratiche auto o a una delegazione ACI. L’agenzia semplifica l’iter e riduce i tempi, ma comporta un costo aggiuntivo per il servizio. Complessivamente, per un’auto di media potenza, la spesa può oscillare indicativamente tra 300 e 600 euro. Per vetture di elevata potenza, l’importo può superare ampiamente i mille euro. Attenzione alle sanzioni Il mancato rispetto dei 60 giorni previsti per la registrazione comporta conseguenze pesanti: una sanzione amministrativa che va da 363,00 a 1.813,00 euro e il ritiro del Documento Unico. Per questo motivo è fondamentale concludere la procedura nei tempi stabiliti, così da evitare multe e garantire un trasferimento di proprietà pienamente valido sotto il profilo legale.
Nel pieno della polemica pubblica su sicurezza, legalità e modelli di comportamento giovanile, la trasmissione “Dritto e Rovescio”, condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4, ha ospitato un acceso confronto tra il giornalista e conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani e alcuni giovani ritratti in un servizio televisivo come esponenti della cosiddetta “culture maranza”. Al centro del dibattito, la pratica di esibire coltelli in pubblico accompagnata da coreografie e balli improvvisati: fenomeno che per alcuni sarebbe mera espressione culturale, per altri sintomo di un degrado diffuso. "Non c'è nessuno che rubi per mangiare!" Giuseppe Cruciani a #drittoerovescio sui maranza che girano coi coltelli pic.twitter.com/WxdjLMIUiW — Dritto e rovescio (@Drittorovescio_) February 12, 2026 Nel corso della puntata, Cruciani ha smontato con durezza la tesi che la detenzione e l'uso del coltello – spesso giustificati come atto provocatorio o “tradizione” – possano essere ricondotti a bisogni sociali come la fame o la disperazione economica. “Questa roba ridicola per cui si rapina perché ‘c'è bisogno', perché ‘non c'è lavoro' è una stupidaggine colossale. La stragrande maggioranza di questi atti non è motivata dalla sopravvivenza. Si cerca di ottenere più di uno stipendio, più di 1.000 euro, più di 1.200 euro al mese. Non per il necessario, ma per il superfluo”, ha scandito Cruciani, criticando con nettezza la retorica buonista che spesso accompagna certe narrazioni sociali. L'argomentazione di Cruciani ha toccato un nervo scoperto: la confusione tra performance culturali e comportamento criminale. “Se stessimo parlando di danze – ha detto – faremmo un altro tipo di trasmissione. Qui non stiamo discutendo di folklore, ma di portare in giro un'arma pericolosissima come se fosse un accessorio di moda”. Per il giornalista, il problema non è solo sociologico ma di ordine pubblico. “Non è una questione di rabbia repressa. Lo Stato non si occupa di sociologia quando si tratta di armi improprie. Lo Stato deve reprimere chi infrange la legge. Portare coltelli in giro non va bene, mai”. Il clima in studio si è fatto teso quando il conduttore de La Zanzara, su Radio 24, ha sfidato apertamente gli interlocutori a fornire un solo esempio reale di una rapina motivata unicamente da necessità primarie come il cibo. “Presentatemene uno – ha ripetuto con tono provocatorio – non c'è nessuno che ruba per mangiare”. Sul fronte opposto, alcuni giovani protagonisti del servizio hanno cercato di difendere la dimensione simbolica dell'atto, descrivendo la “danza” come espressione di identità, appartenenza e rivendicazione. Ma è stato proprio questo tentativo di giustificare l'uso pubblico di un'arma che Cruciani ha rigettato con fermezza: “Non è una questione di moda o di cultura di strada. È delinquenza mascherata da folklore”. La discussione, pur incandescente, restituisce un quadro chiaro delle due visioni contrapposte: da un lato, una interpretazione nichilista che minimizza il problema; dall'altro, una posizione tradizionalista che richiama al primato del diritto, dell'ordine e della sicurezza come presupposti irrinunciabili di una società civile. La puntata di “Dritto e Rovescio” conferma che il dibattito sulla sicurezza urbana e sulle subculture giovanili non può essere confinato nelle categorie del folklore o della marginalità culturale. Quando un coltello diventa accessorio, e non strumento pericoloso, la linea tra provocazione e criminalità si assottiglia pericolosamente.
AGI - Le relazioni tra adolescenti tra comportamenti aggressivi e atteggiamenti di controllo "normalizzati" . Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti) dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione, e a più di uno su tre (36%) il partner si è rivolto con linguaggio violento (grida, insulti). I dati emergono dal nuovo rapporto di Save the Children. Una su tre è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha subito pressioni per farsi inviare foto o video intimi . Queste dinamiche non riguardano solo la sfera privata, ma anche lo spazio pubblico, sia online che offline : più di 4 adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e avances sessuali da qualcuno che li ha infastiditi - percentuale che nelle ragazze sale al 50% -, al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati . Il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale. Dal catcalling alla violenze, le ragazze pagano il prezzo più alto Sono in ogni caso le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di rischi, rinunce e stigma , a conferma che la violenza e il controllo hanno ricadute asimmetriche. Il 66% delle ragazze ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada (molto, abbastanza o un po'), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola . Secondo l' Istat , le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile : il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni (11% delle donne 16-70enni complessive): quasi 10 punti in più rispetto al 2014. L'aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali , che passano dal 17,7% al 30,8%. L'esposizione riguarda tutti i tipi di autore, ma l'incremento più forte è legato agli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e agli uomini non partner (parenti, amici, conoscenti, sconosciuti: dal 15,3% al 28,6%). Il peso del contesto familiare Il rapporto " Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti ", che contiene i risultati di un'indagine realizzata in collaborazione con IPSOS DOXA , mostra come anche il contesto familiare pesi: vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza spesso porta alla riproduzione di tali modelli. Ad esempio, il 39% dei ragazzi che vivono questo clima usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto nei confronti del partner atteggiamenti violenti , contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale. Comportamenti violenti e ricatti emotivi Quando li si interroga su comportamenti violenti e di controllo e ricatti emotivi nelle relazioni che vivono, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che i ragazzi e le ragazze dicono di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto in prima persona, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere di agire questo genere di atteggiamenti. Almeno una volta, il 28% ha usato linguaggio violento (32% i ragazzi, 24% le ragazze), il 28% ha fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa e ottenere qualcosa (31% i ragazzi, 24% le ragazze), il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi (24% i ragazzi, 18% le ragazze), il 18% ha spaventato la persona con cui ha o ha avuto una relazione con atteggiamenti violenti (21% i ragazzi, 13% le ragazze). Al 44% degli adolescenti è capitato che la persona con cui ha o ha avuto una relazione gli chiedesse di non uscire con alcune persone (41% le ragazze, 46% i ragazzi). Sempre al 43% è stato chiesto di non accettare contatti sui social (41% le ragazze, 45% i ragazzi), al 39% di cancellare contenuti sui social o sul telefono (37% le ragazze, 40% i ragazzi). Al 40% - senza differenze di genere - che gli si chiedesse di non vestirsi in un certo modo , al 29% di ricevere la richiesta di condivisione delle proprie password di social o telefono (27% le ragazze, 31% i ragazzi). Anche il ricatto emotivo fa parte delle dinamiche relazionali: il 29% degli intervistati ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura (30% i ragazzi, 27% le ragazze). La fine del rapporto: un momento critico La fine del rapporto è un momento critico nella gestione della relazione tra adolescenti. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza il/la partner dopo la fine del rapporto (28% i ragazzi, 25% le ragazze), il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto o interruzione del rapporto (22% i ragazzi, il 17% le ragazze), il 20% di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi, foto o informazioni private per vendetta (23% i ragazzi, 16% le ragazze). Consapevolezza in crescita, ma i comportamenti non cambiano Migliora la consapevolezza della differenza tra amore e possesso , soprattutto tra le ragazze, ma non cambiano i comportamenti. Rispetto al rapporto pubblicato dall'Organizzazione nel 2024, " Le ragazze stanno bene? ", che indagava sullo stesso fenomeno, gli adolescenti - e soprattutto le ragazze - sembrano oggi più consapevoli, con un calo di coloro che ritengono "normali" alcuni atteggiamenti di possesso e controllo . Se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d'amore, oggi questa percentuale è scesa al 23% (16% tra le ragazze); nello stesso arco di tempo è scesa dal 21% al 12% la percentuale di quanti pensano che la condivisione della password sia un segno d'amore. Tuttavia, questo aumento di consapevolezza ancora non si traduce in un cambiamento dei comportamenti nella vita vissuta, dove anzi alcuni atteggiamenti di possesso risultano in aumento. È aumentata la percentuale di chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti (25% contro il 19% del 2022), così come di chi afferma di aver subito un linguaggio violento (36% contro il 31% del 2023) e di aver subito ricatti dal partner per ottenere ciò che voleva (31% contro il 22% del 2023). Libertà, limiti e consenso: una maggiore consapevolezza Ragazze e ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza su libertà, limiti e consenso . Il 73% (78% le ragazze, 69% i ragazzi) ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere con il partner la password o la posizione , il 68% (73% le ragazze, 63% i ragazzi) ritiene che il consenso non sia mai scontato , neanche in coppia, il 62% (67% le ragazze, 58% i ragazzi) vede nel " controllo di abitudini e amicizie " una violazione della libertà che può trasformarsi in violenza . Violenza pervasiva: online e offline Anche al di fuori delle relazioni, i ragazzi e le ragazze affrontano, in molti casi, un clima di violenza pervasiva , sia online che offline . Quasi tre adolescenti su dieci (29%) affermano di essersi trovati in una situazione in cui si sono sentiti costretti ad atti sessuali indesiderati - con valori simili tra ragazze (30%) e ragazzi (28%), ma con alte percentuali tra chi vive un clima familiare negativo (61%). Al 42% (36% i ragazzi, 50% le ragazze) è capitato personalmente di essere importunato sul piano sessuale da qualcuno. Più in generale, il 49% degli adolescenti intervistati ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da una persona coetanea o da un gruppo di coetanei (48% i ragazzi, 50% le ragazze); il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona. Sul fronte della condivisione di contenuti intimi , il 37% del campione ha ricevuto almeno una volta richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo (40% tra le ragazze, 33% i ragazzi), il 28% ha visto condivise proprie immagini riservate senza consenso (25% tra ragazze, 30% tra i ragazzi). Il 63% (60% i ragazzi, 67% le ragazze) ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo e prese in giro per l'aspetto fisico (60% i ragazzi, 65% le ragazze), il 60% (58% i ragazzi, 63% le ragazze) commenti giudicanti sul modo di vestirsi, comportarsi o sulle proprie relazioni. Oltre un terzo degli intervistati (36%) ha ricevuto insulti o prese in giro per motivi legati al genere o all'orientamento sessuale , il 35% ha visto rivelato il proprio orientamento sessuale o le proprie scelte affettive da qualcuno senza il suo consenso, il 34% è stato escluso almeno una volta da chat, gruppi o giochi online per il proprio genere o orientamento sessuale. Le ragazze: il prezzo più alto in termini di libertà e sicurezza Sono le ragazze a pagare il prezzo più alto dei comportamenti violenti sperimentati dagli adolescenti. In quasi tutti i contesti - dalla strada ai mezzi pubblici , dai parchi ai luoghi di divertimento , fino agli spazi digitali - riportano livelli di paura più elevati rispetto ai ragazzi. Il 70% di loro si sente molto, abbastanza o un po' in pericolo per strada (rispetto al 60% dei ragazzi), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola . Il 64% si sente in pericolo sui mezzi pubblici (54% i ragazzi), il 64% in parchi e spazi pubblici (50% i ragazzi), il 60% nei luoghi di divertimento come discoteche e concerti (50% i ragazzi). La percezione del rischio ha un impatto anche nella gestione del corpo e dei comportamenti: il 21% dichiara di indossare abiti "non provocanti" per evitare attenzioni indesiderate (la quota sale al 29% tra le ragazze), il 32% di limitare l'alcol per ridurre il rischio di molestie o aggressioni (35% ragazze, 29% ragazzi). Accanto a queste rinunce, sono diffuse anche strategie di autoprotezione : il 45% delle ragazze finge di essere al telefono con qualcuno per sentirsi più sicura mentre è sulla strada per tornare a casa; il 38% delle ragazze condivide la sua posizione con qualcuno di cui si fida quando esce da sola; il 32% finge di aspettare un genitore o un amico quando si sente minacciata o isolata. Le ragazze hanno più paura anche online: il 46% si sente in pericolo sui social network (42% i ragazzi), il 44% nei giochi online con chat (37% i ragazzi), il 37% su WhatsApp, Telegram e chat private (34% i ragazzi), suggerendo una continuità tra spazi fisici e online nella riproduzione di dinamiche di controllo, pressione e molestie basate sul genere , che si traducono in una restrizione sistematica delle libertà delle ragazze. Fiducia, supporto e soluzioni Con chi si confiderebbero gli adolescenti in caso di violenza ? Fiducia nella famiglia , in particolare nella madre. Solo l'11% conosce il numero 1522 . Per il 79% un corso obbligatorio di educazione sessuale a scuola sarebbe utile per contrastare la violenza di genere .
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