Se lo scandalo Epstein scaturisce dal "regime" della globalizzazione

Se lo scandalo Epstein scaturisce dal "regime" della globalizzazione

Jacques Maury de Saint Victor , storico e opinionista di Le Figaro , ragionando sugli esiti possibili che il caso Epstein avrà sull’opinione pubblica occidentale, compara le vicende dell’affarista pedofilo con gli scandali che precedettero la fine dell’Ancien Régime in Francia. Un ordine politico – ricorda lo storico francese - non regge solo grazie a potere e denaro, ha bisogno di una legittimità morale che quando viene meno, mette in crisi istituzioni apparentemente inscalfibili. E così le vicende del porco dell’isola di “Little Saint James” - come certe vergogne svelate della corte di Versailles (con annessi i racconti del marchese de Sade che accompagnarono la caduta della monarchia dei Borboni)-, le gesta di una pedofilia quasi esibita che ha investito politici di destra e di sinistra, affaristi e dinastie reali, miliardari e numi dell’intellettualità più radicalmente progressista, potrebbero determinare sconquassi sistemici. IL POTERE TECNOCRATICO Peraltro quel che si delinea non è tanto la crisi di un Ancien Régime, quanto una scossa profonda di un “règime” ben più recente, sostanzialmente cresciuto con la fine della Guerra fredda. Un “régime” che potrebbe essere identificato da alcuni tratti più o meno evidenti come una globalizzazione difficilmente governabile democraticamente, con una conseguente centralità di un potere eminentemente tecnocratico e con il dominio di una cultura cosiddetta woke cioè in netta discontinuità con quella morale naturale che ha accompagnato nei secoli il formarsi della civilizzazione occidentale. C’è chi di fronte allo scandalo Epstein sottolinea anche il peso di uno strapotere di concentrazioni di ricchezza su scala globale, tale da determinare di per sé strappi nella vita anche “etica” degli Stati democratici. L’esperienza però ci insegna come una democrazia funzionante sia in grado di governare anche gli effetti della concentrazione di ricchezze straordinarie come è avvenuto negli Stati Uniti sin dalla fine dell’Ottocento con i monopoli petroliferi, del tabacco, delle ferrovie e poi delle telecomunicazioni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46290862]] CONCENTRAZIONE DI CAPITALI E che in qualche modo la novità di oggi consista più in come si è costruito una sorta di sistema globale in cui si è realizzata la concentrazione di ricchezze, piuttosto che nella concentrazione delle ricchezze in sé. In questo quadro naturalmente bisogna distinguere la globalizzazione, i poteri neutri fondati sulle competenze, le sacrosante libertà dei moderni e la difficoltà di governare questi processi democraticamente. La globalizzazione ha portato nella storia dell’umanità centinaia di milioni di persone che ne erano escluse e ha aperto prospettive di sviluppo incredibili per l’economia contemporanea. I “poteri” neutri, dalle Banche centrali alla magistratura, sono presidi indispensabili di una civiltà liberale. L’autodeterminazione del destino delle donne così come la libertà di gusti sessuali tra maggiorenni consenzienti sono conquiste giustamente considerate irrinunciabili dalla stragrande maggioranza dei cittadini occidentali. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46309978]] LA REGIONE DEMOCRATICA Ma il problema è la difficoltà di regolare la dialettica tra questi pilastri civili e il ruolo di democrazie funzionanti. Da quando si è esaurito tra il 2001 e oggi, il tentativo di una sorta di governo liberale mondiale, questa “difficoltà a regolare” può produrre e di fatto ha prodotto mostruosità come il caso epsteiniano che finiscono per delegittimare moralmente anche processi assolutamente necessari e positivi. Da tempo sappiamo che le tragedie non nascono dallo scontro tra il bene e il male, ma piuttosto dal conflitto tra due diritti: per esempio quello di difendere la globalizzazione ma anche i confini di Stati che sono tuttora la forma concreta possibile di organizzazione di nazioni democratiche. O il conflitto tra le “competenze” indispensabili per il nostro benessere e l’indirizzo politico democratico dell’uso di queste competenze, il conflitto tra la strenua difesa delle libertà dei moderni e la necessità di contribuire alla crescita di una concezione non solo funzionale ma anche morale della nostra vita. Quella sorta di semi-regime globalizzato che si è in qualche modo delineato dai Novanta in poi ha celato l’aspetto anche inevitabilmente tragico (nel senso prima descritto) delle nostre vicende umane e anche questo ha contribuito a generare mostri come l’isola della pedofilia. Speriamo (e io confido in questo esito) che gli aspetti più o meno da regime che hanno caratterizzato questi ultimi decenni siano superabili con la ragione democratica, senza la necessità di conquistare questa o quella nuova Bastiglia.

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