Roberto De Zerbi non è più l’allenatore del Marsiglia: la sua avventura francese al capolinea

Roberto De Zerbi non è più l’allenatore del Marsiglia: la sua avventura francese al capolinea

Tanto tuonò che piovve. Si dice così, di solito. Su Marsiglia il clima è gelido da diverso tempo. Si è raggelato dopo la sconfitta per 3-0 contro il Brugge che ha compromesso definitivamente la qualificazione ai playoff di Champions League. Poi dopo il 5-0 clamoroso subito in campionato contro il Psg. Tanto è tuonato, che […] L'articolo Roberto De Zerbi non è più l’allenatore del Marsiglia: la sua avventura francese al capolinea proviene da Il Fatto Quotidiano .

Milan, guarda Okafor! A porta vuota firma la rimonta del Leeds con il Chelsea

Milan, guarda Okafor! A porta vuota firma la rimonta del Leeds con il Chelsea

Sembrava cosa fatta per il Chelsea , avanti con João Pedro e Cole Palmer (su rigore per ingenuità dell'ex Udinese Bijol) e lanciato verso la sesta vittoria di fila. Il Leeds United però reagisce: Nmecha accorcia dal dischetto e l’ex Milan Noah Okafor firma il 2-2 al 73’. Nel finale i Blues sfiorano il colpo con una traversa di João Pedro e un errore clamoroso di Palmer al 94’, ma devono accontentarsi del pari. La squadra di Liam Rosenior manca così il sorpasso al Manchester United per il quarto posto.

Zaki nuovo testimonial ProPal, ora difende il detenuto con 5 ergastoli

Zaki nuovo testimonial ProPal, ora difende il detenuto con 5 ergastoli

Domenica prossima, il centro sociale Lambretta di Milano sarà teatro di un incontro che promette di sollevare forti polemiche politiche e diplomatiche. L'evento, dal titolo “Marwan Barghouti: detenzione politica e campagna per la liberazione”, avrà come ospite d'onore Patrick Zaki, il ricercatore egiziano noto per il suo impegno sui diritti umani, ma anche per la controversa vicinanza a movimenti filo-palestinesi radicali. Lo segnala il quotidiano “Libero”, che ha ricostruito nei dettagli la vicenda. Zaki, arrestato nel febbraio 2020 al Cairo con accuse gravissime tra cui sovversione, diffusione di false notizie, minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, ha trascorso quasi due anni in carcere prima di essere liberato e rimpatriato in Italia nel 2023 grazie a un volo di Stato. Da allora, il ricercatore è diventato un'icona per la sinistra radicale, non senza polemiche: in particolare, il suo rifiuto di ringraziare il governo italiano per la liberazione ha alimentato critiche sui suoi reali obiettivi e sulla coerenza del suo attivismo. Il centro sociale Lambretta, già noto per le numerose occupazioni abusive – cinque in undici anni secondo “Libero” – e per la vicinanza alle campagne filo-palestinesi, ospiterà dunque un dibattito sul caso di Marwan Barghouti. Il leader palestinese è detenuto in Israele con una condanna a cinque ergastoli, ritenuto mandante di attentati suicidi contro civili e obiettivi militari attraverso la Brigata dei Martiri di al-Aqsa, un'organizzazione terroristica riconosciuta come tale da Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Giappone. Nonostante il curriculum giudiziario, Barghouti viene considerato un eroe da alcune frange della sinistra italiana. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno partecipato a manifestazioni pubbliche per chiederne la scarcerazione, causando tensioni con l'ambasciata israeliana che ha definito tali iniziative “apologia del terrorismo” e un “insulto alle vittime innocenti”. Zaki, che a Milano sarà affiancato da Khader Tamimi, presidente della comunità palestinese in Lombardia, e da Sandra Congemi del movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale nella galassia pro-Palestina italiana. La sua partecipazione all'evento milanese rappresenta una vera e propria operazione di marketing politico: Zaki viene indicato come possibile volto della nuova Flotilla per Gaza, progetto internazionale che punta a riprendere le attività di propaganda a sostegno dei palestinesi in primavera, dopo il flop della scorsa estate. Non si tratta solo di un dibattito teorico: l'evento includerà la proiezione di cortometraggi selezionati dal Nazra Palestine Short Film Festival e una raccolta fondi destinata alla campagna “100x100 Gaza”, mirata al sostegno della popolazione della Striscia, con interventi su coesione sociale, assistenza psicologica e accesso a servizi essenziali come Internet. La strategia di Zaki e dei suoi sostenitori sembra essere chiara: utilizzare eventi culturali e sociali per legittimare e amplificare posizioni che, in altre sedi, potrebbero essere considerate di sostegno a organizzazioni terroristiche. Negli ultimi giorni, Zaki ha già mostrato affinità con figure della galassia palestinese internazionale. In un forum organizzato da Al Jazeera, ha condiviso interventi di Francesca Albanese, relatrice ONU, che criticava Israele definendolo “nemico comune dell'umanità” insieme ai finanziatori del conflitto. Tra gli ospiti dell'incontro c'era anche Khaled Meshaal, ex capo di Hamas all'estero, a dimostrazione di come Zaki stia gradualmente assumendo un ruolo di frontman nel network filo-palestinese, nonostante il suo passato da prigioniero politico in Egitto. La vicenda ha già acceso le polemiche tra i partiti italiani: mentre la sinistra radicale lo celebra come simbolo della lotta per i diritti umani, esponenti conservatori denunciano un sostegno di fatto a figure legate al terrorismo internazionale, mettendo in discussione il ruolo di centri sociali e organizzazioni culturali che, come il Lambretta, beneficiano di contributi pubblici o spazi concessi dalle istituzioni. L'evento di domenica, dunque, non è solo un incontro sul tema dei prigionieri palestinesi: rappresenta un banco di prova per le strategie comunicative della sinistra radicale italiana e per il ruolo crescente di Patrick Zaki come volto pubblico della propaganda filo-palestinese nel nostro Paese. Tra raccolte fondi, cortometraggi e dibattiti, il messaggio appare chiaro: la campagna “Free Marwan Barghouti” continua senza ostacoli, con Zaki in prima fila, tra applausi e polemiche.

Foibe, un anniversario che i compagni non digeriscono

Foibe, un anniversario che i compagni non digeriscono

Dipendesse dalla sinistra , con un tocco di bacchetta magica con la stella rossa tornerebbe indietro nel tempo per cancellare il problema. Ma mica al periodo 1943-1945, quando si consumò la tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani dall’altra sponda dell’Adriatico, magari per impedirlo; macché, basta riavvolgere il nastro a qualche decennio fa, quando sui dizionari la parola significava solo inghiottitoio carsico senza alcuna spiegazione storica e sui libri di storia non appariva neppure. Omettere, rimuovere e negare, erano le parole d’ordine del verbo comunista che di fronte alla responsabilità politica e morale di quell’orrore, ha mantenuto la rotta cambiando vocabolario: sminuire, relativizzare e, capolavoro d’ipocrisia, contestualizzare e riportare tutto al fascismo. Insomma, guai a toccare Tito , il glorioso esercito di liberazione jugoslavo, la stella rossa, nel Giorno del ricordo istituito con legge che ne commemora le vittime, morti e vivi. A dissentire e a non mascherare neppure l’imbarazzo sono sempre quelli col ditino all’insù o puntato sugli “altri” che devono prendere le distanze, condannare, abiurare a comando. Sono i compagni depositari di verità e giustizia, e se magari qualche volta è sfuggito il dito sul grilletto, erano compagni che sbagliavano per eccesso di zelo, non il comunismo a essere sbagliato e criminale. E infatti, insorgenti di professione, sono insorti quando l’Unione europea ha parificato il comunismo al nazismo e l’ha rimesso nella pessima compagnia dei tre totalitarismi del Novecento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46277217]] Poi però il calendario una volta l’anno li costringe morettianamente a dire qualcosa di sinistra, ma non potendo giustificare la barbarie e il bagno di sangue, accantonano gli imbarazzi di una volta sfoggiando l’arroganza revisionista della contestazione di fatti, dati e numeri. A Firenze disco rosso di Anpi senza più partigiani, Aned e sinistra per Italo Bocchino (doveva presentare un documentario sulle foibe ), prontamente raccolto dalla presidente del Consiglio regionale toscano Stefania Saccardi: i tutori della democrazia e delle libertà hanno scelto (si fa per dire) di non commemorare con «interventi esterni» e motivato di voler evitare la presenza di «persone che potessero suscitare contrasti e contrapposizioni». I dispensatori di patenti la sanno lunga su come si fa, visto che il semaforo democratico non è né intermittente né alternato. Già dimenticato che in certe università politicizzate si dà e si toglie la parola ideologicamente e persino Joseph Ratzinger si beccò un non expedit in ateneo. Ma questa non è mica censura: è precauzione, un daspo previdente. Come per il comico Andrea Pucci a Sanremo, ma sull’argomento delle foibe e dell’esodo non c’è davvero niente da ridere. È di pochi giorni fa l’agghiacciante dichiarazione pubblica che il comunismo ha liberato l’uomo. Per almeno 5mila italiani infoibati l’ha fatto privandoli della vita, per i circa 350mila esuli istriani, giuliani e dalmati rendendoli liberi di vagare nel mondo per ricostruirsi una vita, senza più nulla se non il ricordo. Ed è cronaca recente il manifesto che celebra il 10 febbraio come giornata del partigiano, che per rimanere nel politicamente orientato è nel caso specifico una partigiana jugoslava. Solo che, andrebbe rammentato a un po’ tutti, il 10 febbraio non si celebra proprio nulla: si commemora una tragedia nazionale, che segue una guerra perduta pagata per tutti gli italiani, da quelli del nord-est con la vita e lo sradicamento per sempre. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46274197]] Per questo è il Giorno del ricordo , anche se i maîtres-à-penser militanti, titolari e titolati, preferiscono non farlo. E Asakatasuna si permette persino di scherzare cinicamente su quel dramma epocale con il manifesto del compagno Tito che in dialetto ammonisce: “Occhio alle buche”. Cioè le foibe, dove gli italiani perché italiani e pure gli sloveni non comunisti venivano gettati spesso vivi: legati in colonna col fil di ferro, bastava mitragliare i primi per far precipitare tutti nei pozzi della morte. Ah, già, ma a sinistra questa è satira. Rossi sempre, ma di vergogna mai. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46272796]]