Da Laura Pausini chic in toni chiari a una Elettra Lamborghini inedita, ecco il "dietro le quinte" dell'incontro più atteso prima dell'Ariston

Da Laura Pausini chic in toni chiari a una Elettra Lamborghini inedita, ecco il "dietro le quinte" dell'incontro più atteso prima dell'Ariston

(askanews) — Uno dopo l’altro arrivano al Quirinale i cantanti in gara al Festival di Sanremo 2026, per essere ricevuti da Sergio Mattarella, che dopo essere stato il primo presidente della Repubblica a partecipare al Festival di Sanremo nel 2023, […] L'articolo Sanremo 2026 sbarca al Quirinale: il presidente Mattarella riceve i Big sembra essere il primo su iO Donna .

“THE DRAMA – UN SEGRETO È PER SEMPRE”, IL FILM CHE RIPORTA SULLO SCHERMO ROBERT PATTINSON

“THE DRAMA – UN SEGRETO È PER SEMPRE”, IL FILM CHE RIPORTA SULLO SCHERMO ROBERT PATTINSON

Ecco una coppia che farà riflettere con un film vissuto tra ombre e misteri. I protagonisti, per la prima volta insieme sul grande schermo, sono Robert Pattinson (della saga Twilight) e Zendaya (Spider-Man). La storia, che potrebbe essere definita una commedia, punta in realtà a lasciare senza fiato. Emma e Charlie, dopo un gioco apparentemente innocente, innescano tra loro una spirale di dubbi e sospetti. Affrontano il loro matrimonio con passione, ma vivono i momenti più belli all’ombra di scomodi segreti. Il film scorre sul fil rouge della tensione e della ricerca della verità nelle relazioni, portando i protagonisti – e il pubblico – a una domanda inevitabile: le persone in cui crediamo sono davvero sincere? Quanto sappiamo davvero di loro o, pur credendo di conoscerle, rimangono sempre un mistero? Scritto e diretto dal regista Kristoffer Boe, il film è prodotto da A24 e arriverà nei cinema italiani con I Wonder Pictures il 2 aprile, in contemporanea con l’uscita americana prevista il 3 aprile.

San Valentino: nell'era degli swipe, l'amore resta irriducibile

San Valentino: nell'era degli swipe, l'amore resta irriducibile

In un tempo che misura tutto, lo spazio, le prestazioni, le relazioni, abbiamo imparato a governare quasi ogni aspetto della nostra esistenza. Ottimizziamo le scelte, filtriamo le emozioni, gestiamo le connessioni. Swipe. Match. Blocco. Tutto reversibile. Tutto sostituibile. Tranne l' amore . L'unica “follia” che ci rende davvero umani. L'amore accade. Non si programma, non si calibra, non si mette in pausa. Alterando il ritmo del corpo e la percezione del tempo, espone alla vulnerabilità e al rischio. E proprio per questo, nell'epoca dell'efficienza e dell'algoritmo, è diventato culturalmente scomodo. Alla vigilia di San Valentino , la festa più simbolica e più commerciale del calendario sentimentale, la tentazione è ridurlo a un rituale rassicurante. Un cuore rosso, una cena, una promessa ben confezionata. Ma l'amore, se lo si guarda con gli strumenti della scienza, è tutt'altro che rassicurante. Non è solo un racconto culturale. È un fatto biologico. È scritto nel nostro cervello prima ancora che nelle nostre storie. Secondo il Prof. Piero Barbanti , Direttore dell'Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell' IRCCS San Raffaele di Roma e Ordinario di Neurologia all' Università San Raffaele , l'errore comincia già dal singolare. “Non esiste “l'amore”. Esistono gli amori: per il partner, per i figli, per gli amici, per gli altri, per la natura, per gli animali. Una geografia affettiva che attraversa il cervello e la storia evolutiva della specie”. L'amore nasce come impulso primario, necessario alla sopravvivenza. È l'istinto a restare uniti. È l'irrinunciabilità dell'altro. Non è una sovrastruttura romantica: è un programma inscritto nel sistema nervoso. “Quando ci innamoriamo” spiega Barbanti, “nel cervello si scatena una vera e propria tempesta neurochimica. L'ipotalamo rilascia sostanze che spiegano anche il cosiddetto “mal d'amore”: aumenta la dopamina, che genera euforia; cresce il nerve growth factor, associato al romanticismo; si innalza l'ossitocina, legata all'attaccamento; mentre la serotonina fluttua, contribuendo alla componente di pensiero ricorrente tipica dell'innamoramento. Per certi versi, i circuiti coinvolti somigliano a quelli delle dipendenze. Non è un caso che l'innamoramento abbia qualcosa di febbrile, di eccessivo, di leggermente irrazionale”. Eppure l'amore non coincide con la sola passione. Dal punto di vista neuroscientifico, quello autentico, implica dedizione e coraggio. “Amare significa esporsi, essere disposti al sacrificio” sottolinea il neurologo, “questo processo si associa a una modulazione dell'attività dell'amigdala, l'area cerebrale legata alla paura. È un dato che aiuta a distinguere con chiarezza ciò che amore non è: gelosia patologica, stalking e violenza non hanno alcuna radice nel vero legame affettivo. L'amore vero non distrugge, non possiede, non annienta. Protegge”. In un'epoca di connessioni permanenti e relazioni mediate dagli schermi, si pone una domanda inevitabile: può nascere amore senza presenza? “Se la storia dimostra che un legame può sopravvivere alla distanza” sostiene Barbanti, “è difficile immaginare che possa nascere senza contatto, vicinanza, scambio reale. Il cervello umano riconosce l'amore attraverso la prossimità, la condivisione sensoriale, l'esperienza reciproca”. Anche l'idea di un “amore sicuro” offerto dall'intelligenza artificiale, privo di conflitti, imprevedibilità e rischio, appare, secondo l'esperto, incompatibile con ciò che accade nel nostro sistema nervoso. “L'essere umano ama ciò che non può possedere totalmente, ciò che conserva una quota di mistero e alterità. Un profilo perfettamente programmato non può generare quell'elemento di imprevedibilità che il cervello riconosce come autentico legame. L'amore “non è un rischio biologico, al contrario, è il meccanismo che garantisce continuità, gratitudine, riconoscenza e coesione sociale”. Forse, alla vigilia di San Valentino , la vera domanda non è dunque se l'amore esista ancora. La domanda è se siamo ancora disposti a correre il rischio di sentirlo. Ne vale la pena? “In un mondo che pretende controllo e prevede alternative per tutto” conclude il neurologo, “l'amore resta l'unica dimensione che continua a sottrarsi alla logica della sostituibilità”. Ed è forse proprio questa irriducibilità a renderlo la nostra esperienza più profondamente umana. L'unica che non prevede un piano B.

"Treni persi", il nuovo brano di Gabriele Lopez

"Treni persi", il nuovo brano di Gabriele Lopez

Roma, 13 feb. (askanews) - Esce oggi su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica "Treni persi", il nuovo brano di Gabriele Lopez pubblicato dall'etichetta Maqueta Records. Una canzone intima e profonda, concepita come una lettera aperta dedicata a un padre che non c'è più, un dialogo sospeso tra riflessioni, bilanci e il peso di quei rimpianti che il tempo non riesce a cancellare. Il brano nasce dalla collaborazione artistica con Antonio Marcucci (chitarrista dei Tiromancino), che ne ha curato la produzione e gli arrangiamenti presso l'Amper Studio. Il risultato è una canzone in cui la chitarra acustica e la voce di Lopez si intrecciano a trame elettriche e ritmiche curate da Marcucci, creando un'atmosfera sonora densa di significato. "Treni persi" gioca su suggestioni visive e metaforiche. Il testo esplora il concetto di maree: eventi dirompenti e ingombranti che, una volta ritirati, lasciano segni indelebili e sedimenti nell'anima. La perdita diventa così una sorta di disorientamento spaziale, in cui la figura paterna appare irraggiungibile come un pianeta lontano o una stella persa negli spazi siderali, lasciando chi resta a misurarsi con un senso di vuoto incolmabile. "È una riflessione su tutto ciò che resta quando l'acqua si ritira - racconta Gabriele Lopez - In questo brano ho cercato di raccontare quel momento in cui ti guardi allo specchio e, nella tua immagine riflessa, ritrovi improvvisamente i lineamenti o i gesti di chi ti ha messo al mondo". Ad accompagnare il brano, un videoclip girato dalla regista Eleonora Maggioni. La narrazione visiva si sofferma su una serie di oggetti simbolici che richiamano legami profondi: libri, un vecchio quaderno, un'armonica a bocca, abiti appesi che conservano ancora una forma. Ogni elemento diventa un ponte tra il reale e l'immaginario, un tentativo di dare sostanza a un ricordo che rischia di svanire. Scelto come primo singolo del nuovo album di prossima uscita dal titolo "Disturbata mente", "Treni persi" rappresenta per Gabriele Lopez un ponte personale con le proprie radici. Il brano è dedicato alla memoria del padre, il noto attore e doppiatore Giorgio Lopez, scomparso nel 2021 e amato dal grande pubblico per aver prestato la voce a icone come Dustin Hoffman, Danny DeVito e John Cleese. Un'eredità artistica e umana che rivive in ogni nota di questa lettera aperta.

A NATALE NEI CINEMA IL NUOVO FILM DI FERZAN OZPETEK “NELLA GIOIA E NEL DOLORE”

A NATALE NEI CINEMA IL NUOVO FILM DI FERZAN OZPETEK “NELLA GIOIA E NEL DOLORE”

Dopo trent’anni di successi, il regista Ferzan Ozpetek tra qualche giorno inizierà a girare il suo nuovo film, in uscita a Natale. Dopo Diamanti, che ha ottenuto un successo straordinario in molti Paesi del mondo, prosegue il cammino dell’omonima canzone, scelta per il pattinaggio italiano alle Olimpiadi di Cortina. Ozpetek piace a tutto il pubblico perché sa raccontare i sentimenti in modo particolare: è sempre emozionante e capace di farti vivere momenti in cui ti ritrovi. Questo ti dà il coraggio di metterti in gioco. È un regista che ho sempre amato, per la sua capacità di essere sincero, sullo schermo e nella vita. I suoi film ti rendono orgoglioso: lui, nato in Turchia, oggi per noi è l’italiano più onesto che abbiamo incontrato. «Io racconto le persone come sono fatte, senza censura», disse un po’ di tempo fa. Ed è proprio così. Il suo cinema insegna che i tabù li conservano solo uomini stolti e incapaci di amare. La vita è un’altra cosa. Adesso attendiamo il suo nuovo film, Nella gioia e nel dolore: la trama è ancora top secret, ma siamo certi che sul grande schermo troveremo una storia limpida, esattamente come lui. In attesa di notizie, inviamo a Ozpetek un saluto dai lettori di Libero. So che lo amano molto.

Referendum, Gratteri a La7: “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro”

Referendum, Gratteri a La7: “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro”

Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, interviene a Piazzapulita, su La7, per chiarire le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere della Calabria sul referendum sulla giustizia. Parole che hanno innescato una forte polemica politica, con accuse di generalizzazione e attacchi alla sua figura. Al centro della bufera c’è un passaggio dell’intervista in […] L'articolo Referendum, Gratteri a La7: “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro” proviene da Il Fatto Quotidiano .

Beatrice Venezi, "ho imparato una lezione": le parole mandano la sinistra in tilt

Beatrice Venezi, "ho imparato una lezione": le parole mandano la sinistra in tilt

Una giornata nel carcere femminile della Giudecca e una grande lezione morale. Da quando nel settembre 2025 è stata nominata direttore musicale del prestigioso Teatro La Fenice di Venezia Beatrice Venezi ha dovuto affrontare e sopportare di tutto: insulti, proteste formali, scioperi. Dalla politica agli orchestrali, ogni giorno è stato buono per sminuirne la statura artistica e soprattutto colpirla in quanto considerata di fatto una usurpatrice: lei, di destra, ha ottenuto un posto al sole in un mondo tradizionalmente appartenuto alla sinistra, un po' come tutto quello della cultura. La direttrice d'orchestra toscana però non se n'è mai curata troppo e ha proseguito lanciando messaggi importanti, all'insegna dell'amore per la musica e per la libertà anche sui social. E l'ultimo post sulla sua pagina Instagram, in questo senso, è esemplare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46030345]] Venezi ha riassunto la sua esperienza tra le detenute della Laguna in una lettera al Gazzettino , il più importante quotidiano locale. La sua doveva essere una lectio magistralis sul Va' pensiero , la più celebre aria del Nabucco , capolavoro senza tempo del maestro Giuseppe Verdi . Ne ha approfittato "per incontrare quelle donne. Per guardarle negli occhi. Per conoscerle. Sono arrivata in anticipo. Invece di restare in disparte ad aspettare, mi sono seduta tra loro . Mi sono presentata, una per una. Abbiamo iniziato a parlare. Ho chiesto che cosa fosse la musica per loro, se la ascoltano, che rapporto hanno con il suono, con il silenzio. Mi hanno fatto domande. A un certo punto, una di loro mi ha guardata e mi ha chiesto: «Che effetto ti fa stare qui? Non hai paura di noi? ». Quella domanda mi ha colpita profondamente. Non per il timore che evocava, ma per ciò che rivelava: l’idea che lo sguardo dell’altro possa essere prima di tutto diffidenza. Ho risposto d’istinto: no, certo che no. Perché dovrei?". In quel momento, sottolinea Venezi, "ho capito che la vera lezione non sarebbe stata solo quella che avevo preparato. Sarebbe stata quella del contatto umano. Sedersi accanto. Ascoltare. Non sospendere l’umanità. Esistono molte forme di limitazione della libertà . Ma non posso nemmeno immaginare che cosa significhi essere private della propria libertà personale. Loro. E i loro bambini. È una realtà che interroga nel profondo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46262385]] La musica, ha sottolineato davanti al suo insolito pubblico, è "possibilità di consolazione , come sollievo , come sostegno. Se esiste qualcosa di radicalmente umano è proprio l’arte. La cultura è un prodotto dell’uomo, e proprio per questo ci rimanda al significato più autentico della parola umanità". Parole che piacerebbero eccome alla sinistra, che spesso utiliza questi ideali in contrapposizione agli avversari politici. Peccato che accecati dalla lotta, in pochissimi siano disposti ad ascoltarla per davvero.