Mazze chiodate e coltelli: rissa tra nordafricani dietro al mercato rionale

Mazze chiodate e coltelli: rissa tra nordafricani dietro al mercato rionale

Prima la lite e la rissa con coltelli e un bastone chiodato , poi la tentata aggressione ai vigili urbani intervenuti sul posto dopo le segnalazioni dei cittadini. Martedì pomeriggio, all' Esquilino , è scattato di nuovo l'allarme sicurezza. A fronteggiarsi sono stati due nordafricani, già noti alle forze dell'ordine per i reati di furto, rapina e stupefacenti. In via Filippo Turati , dietro al mercato rionale, un 19enne tunisino , già colpito da un provvedimento di espulsione e armato di bastone chiodato, si è scagliato contro un 46enne marocchino , "munito" di coltelli. Grazie alle urla e alle segnalazioni dei cittadini, i vigili urbani dei gruppi Sicurezza Pubblica Emergenziale e Sicurezza Sociale Urbana, che presidiano l'area, nota per spaccio e consumo di droga, sono accorsi sul posto. Il loro intervento tempestivo ha evitato il peggio, ma non ha placato la furia del tunisino, che ha provato anche ad aggredirli. Il marocchino è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni, dove è stato sottoposto a cure sanitarie necessarie. Poi entrambi sono stati denunciati per i reati di «violenza, resistenza a pubblico ufficiale» e per la «violazione della normativa sulle armi» . L'episodio, solo l'ultimo di una lunga serie, ha riacceso anche la discussione sulla sicurezza degli agenti della polizia locale che devono fare i conti con gli sbandati che in quell'area seminano il panico con armi bianche in pugno. Per capire quanto l'emergenza sia concreta basta ripercorrere a ritroso i fatti di cronaca che hanno scosso gli abitanti del quadrante a ridosso dello scalo ferroviario. Il 2 febbraio, a tentare di parare i colpi di un camerunense di 30 anni, armato di coltello, era stata una pattuglia della Municipale intervenuta tra via Guglielmo Pepe e via Filippo Turati , dove lo straniero stava inveendo contro un esercente. Tanta era stata la violenza dell'extracomunitario che uno degli agenti era rimasto ferito e nei confronti del 30enne erano scattate le manette. Non meno grave l'episodio del 4 gennaio, quando un 37enne libico di 37 anni, senza fissa dimora e con precedenti, aveva rubato una mannaia a un banco del mercato Esquilino e aveva seminato il panico all'interno e all'esterno della struttura. Fermato dai carabinieri in via Principe Amedeo , l'uomo era stato arrestato. Ma nella Capitale "all'arma bianca" - dove negli ultimi sei mesi i militari dell'Arma hanno effettuato 420 sequestri di lame - l'episodio più emblematico è quello dello scorso 22 ottobre. Un 46enne tunisino aveva sottratto un coltello al mercato rionale e aveva minacciato i passanti in piazza Pepe . All'allarme dei cittadini aveva fatto seguito un blitz interforze. Un agente della polizia locale era stato costretto a estrarre la pistola d'ordinanza per riuscire a disarmarlo.

Vigili urbani "indifesi" davanti ai violenti, chiedono giubbotti anti taglio

Vigili urbani "indifesi" davanti ai violenti, chiedono giubbotti anti taglio

Se è vero che il sindaco Roberto Gualtieri - come ha annunciato al teatro Brancaccio giusto tre giorni fa - per il secondo mandato a cui aspira ha in mente «proposte inedite» per la sicurezza urbana , potrebbe iniziare permettendo alla polizia locale di usare almeno il taser, come gli ha chiesto nel 2022 l'Assemblea capitolina. Invece da quasi quattro anni a questa parte quella mozione è rimasta lettera morta (grazie anche a una curiosa levata di scudi nei Municipi) nonostante gli agenti si trovino sempre più spesso ad affrontare situazioni critiche. L'ultimo caso di cui si ha notizia risale a martedì pomeriggio, quando in via Turati, alle spalle del mercato Esquilino , i Caschi bianchi sono dovuti intervenire per sedare una lite (per usare un eufemismo) a colpi di bastone e coltelli tra due magrebini uno dei quali alla fine si è scagliato anche contro le divise. «Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile immaginare di intervenire per un duello all'arma bianca in pieno centro alle tre del pomeriggio - commenta Marco Milani , segretario romano del sindacato Sulpl e agente del gruppo Sicurezza pubblica ed emergenziale - Urgono strumenti e tutele per gli agenti, dai giubbotti antitaglio alle mazzette distanziatrici, passando per i taser». Anche per Paolo Emilio Nasponi, dell'Ugl, «necessitiamo di strumenti, tutele ed equiparazione alle forze dell'ordine». Equiparazione che, secondo i sindacalisti, passa anche da adeguati dispositivi di protezione individuale. È in risposta a un'interrogazione del consigliere capitolino Fabrizio Santori, capogruppo della Lega, che chiedeva notizie proprio del taser, che il Comandante generale, Mario De Sclavis, il 24 dicembre scorso ha riassunto l'armamentario dei vigili urbani. Nel documento si legge che i circa 6.500 appartenenti al Corpo sono dotati di: «corpetti catarifrangenti ad alta visibilità, mascherine FFP2 e FFP3, guanti anti taglio, guanti in nitrile», nonché di «spray antiaggressione». Per quanto riguarda il «vestiario tecnico», ne sono state «individuate nuove tipologie che saranno oggetto di approvazione per la successiva fornitura». Invece «il vigente regolamento per l'armamento della polizia locale di Roma Capitale - spiega De Sclavis - non prevede la dotazione del taser ». E chissà se, vista l'attenzione che il Campidoglio ha riscoperto per la sicurezza urbana, entro la fine della consiliatura questo regolamento potrà essere aggiornato. Del resto il Comune non sembra avere le stesse remore in fatto di armi vere e proprie. «Alla data del 11/12/2025 - scrive infatti il comandante De Sclavis - all'interno del Corpo risultano armate 2.641 unità, sia agenti sia ufficiali, mentre è in attesa di armamento tutto il personale di recente assunzione». L'ultima ordinanza di Gualtieri per l'assegnazione dell'arma di ordinanza a 38 vigili risale al 22 gennaio scorso. Quindi pistole sì (ma ovviamente è raro che vengano usate) taser invece no. Contro i violenti ai vigili di Roma resta la moral suasion.

Università, Gino Cecchettin: "Attingo ai ricordi di una vita felice quando ricordo Giulia"

Università, Gino Cecchettin: "Attingo ai ricordi di una vita felice quando ricordo Giulia"

Roma, 12 feb. (Adnkronos/Labitalia) - “Sono riuscito a far emozionare un intero Ateneo ricordando mia figlia. Ho potuto farlo perché faccio riferimento al cuore. E' lì, infatti, che sono conservati tutti i ricordi di una vita vissuta in felicità ed è lì che devo attingere per cercare di cambiare le cose, cercando di portare, tra tutti noi, quella stessa vita felice che ho vissuto”. A dirlo, Gino Cecchettin, padre di Giulia, alla consegna dei premi di laurea ‘Giulia Cecchettin', iniziativa fortemente voluta dall'Ateneo di Roma Tor Vergata e nata per onorare la studentessa di Ingegneria Biomedica dell'Università di Padova vittima di femminicidio nel novembre 2023, oltre che per promuovere la riflessione sulla parità e le pari opportunità. “Giulia vive anche in un premio come questo: fare in modo che venga ricordata, per me significa capire, in qualche modo, che Giulia è viva - spiega Cecchettin - nei nostri cuori e nelle nostre menti. Se questo serve a salvare altre vite, ben venga”. Secondo Gino Cecchettin, per contrastare la violenza di genere è necessario cercare di “fare riferimento a ciò che vediamo nella vita di tutti i giorni: la somma dell'impegno costante da parte di tutti, infatti, crea un risultato - spiega - Pertanto, è da questo concetto che si deve partire”. Per l'occasione è stato creato un libro associato al riconoscimento, una pubblicazione stabile annuale contenente gli estratti delle tesi di laurea degli studenti e delle studentesse vincitori, che per Cecchettin rappresenta: “un segno che la sensibilizzazione, in atto da diversi anni, anche da prima di Giulia, sta portando qualche risultato, soprattutto tra i giovani - sottolinea - che hanno a cuore il loro futuro e che vorrebbero chiaramente un futuro di serenità e l'impegno nel civile lo dimostra”. Ai ragazzi che si stanno per affacciare al mondo del lavoro, Gino Cecchettin augura di essere: “se stessi e trovare in loro stessi il sogno da perseguire: la strada, infatti, arriva dando respiro al vero sentimento provato”, conclude.

James Van Der Beek, il tumore che ha ucciso il volto di Dawsons's Creek

James Van Der Beek, il tumore che ha ucciso il volto di Dawsons's Creek

James Van Der Beek, l’attore statunitense celebre per il ruolo di Dawson Leery nella serie Dawson’s Creek, è morto all’età di 48 anni dopo una lunga battaglia contro un cancro al colon-retto diagnosticato nel 2023 e reso pubblico nel 2024. La moglie Kimberly Brook che ha raccontato come Van Der Beek abbia affrontato gli ultimi giorni “con coraggio, fede e grazia”.  Ingenti le spese mediche sostenute dalla famiglia per le cure , per consentire ai sei figli ed alla compagna di mantenere la propria casa, un gruppo di amici dell’attore ha lanciato subito dopo la notizia della scomparsa dell’idolo di migliaia fan  una raccolta fondi che in poche ore ha raggiunto un milione di dollari. Nel 2023 il tumore del colon-retto è stato la prima causa di morte per cancro tra gli uomini sotto i 50 anni e la seconda tra le donne negli Usa . Situazioni simili sono state osservate anche nel Regno Unito, dove rappresenta circa il 10% dei decessi per cancro nella popolazione giovane. In generale, però, i decessi per tumore nella fascia 35-69 anni sono in calo grazie a prevenzione, screening e nuove terapie. Negli Stati Uniti, dal 2022 gli esperti hanno osservato un aumento dei casi di cancro tra i giovani sotto i 50 anni, in particolare per il tumore al seno e al colon-retto. L’ultimo report dell’American Cancer Society segnala un dato preoccupante infatti il carcinoma colonrettale è l’unico tumore per cui la mortalità negli under 50 è in aumento, mentre per altri tumori come leucemia, tumori cerebrali, seno e polmone i decessi continuano a diminuire. Dal 2005, la mortalità per cancro del colon-retto negli americani giovani è aumentata dell’1,1% all’anno. Come avevano raccontato nell’intervista realizzata con il Prof Ermanno Leo , chirurgo  oncologo che dalla fine degli anni ’80, si è dedicato quasi esclusivamente alla patologia del colon-retto presso l'Istituto dei Tumori di Milano ed ha creato e diretto fino al 2019 la Struttura Complessa di Chirurgia del colon-retto, unica in Italia, per quanto concerne il tumore al colon retto la situazione  dal punto di vista culturale e della prevenzione, non è positiva. Leo sottolinea che “Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria crisi della cultura della prevenzione , aggravata anche da fattori recenti come il periodo del Covid e dalle difficoltà sociali ed economiche che stiamo vivendo. Ormai è un dato consolidato che esista un aumento dei tumori del colon-retto nei soggetti giovani , sotto i cinquant’anni, oltre a quelli in età più avanzata. Questo rende ancora più necessario investire nella cultura della prevenzione. L’oncologo ha sottolineato che “è fondamentale informare i giovani dell’esistenza del problema, senza spaventarli, ma rendendoli consapevoli. Sapere che il rischio esiste può portare ad anticipare i controlli e le valutazioni preventive, soprattutto nei soggetti che presentano familiarità” Parlando degli strumenti di prevenzione o diagnosi precoce il Dottor Leo ha ribadito che “Un passo importante è rappresentato da esami semplici come la ricerca del sangue occulto nelle feci. In presenza di qualunque disturbo, è fondamentale segnalarlo al proprio medico e, se possibile, rivolgersi a uno specialista competente in queste patologie. Dobbiamo però fare una distinzione importante: prevenzione e diagnosi precoce non sono la stessa cosa . Oggi non abbiamo strumenti certi per prevenire completamente il tumore del colon-retto, nel senso di poter dire “fai questo e non ti ammalerai”. Possiamo però puntare sulla diagnosi precoce: individuare la malattia quando è in fase iniziale e quindi curabile con finalità di guarigione”. Per quanto concerne i sintomi a cui prestare attenzione l’oncologo precisa che “I sintomi iniziali sono spesso difficili da individuare . Proprio per questo è fondamentale conoscere la propria storia familiare e osservare eventuali cambiamenti delle abitudini intestinali. La presenza di sangue nelle feci, ad esempio, può essere legata anche a patologie benigne come le emorroidi, ma non va mai sottovalutata. È sempre meglio approfondire. I sintomi della malattia iniziale sono poco evidenti, mentre quelli della malattia avanzata sono purtroppo più chiari. Il nostro obiettivo deve essere evitare di arrivare a una diagnosi tardiva. Meglio fare qualche esame in più quando si è giovani, piuttosto che accorgersi della malattia quando è già avanzata e si è diffusa oltre il luogo di origine”.

Sardegna, violente raffiche di maestrale a Porto Torres: nave Tirrenia rompe gli ormeggi

Sardegna, violente raffiche di maestrale a Porto Torres: nave Tirrenia rompe gli ormeggi

Le forti raffiche di maestrale che soffiano sulla Sardegna dalla notte scorsa hanno causato questa mattina la rottura degli ormeggi del traghetto Athara della Tirrenia, fermo alla banchina del porto commerciale di Porto Torres a causa del maltempo. Sul posto stanno intervenendo la Guardia costiera, il nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco e due rimorchiatori per assicurare la nave in rada ed evitare che possa andare alla deriva. Non si registrano feriti o danni al traghetto o alla banchina