AGI - Le allergie alimentari nei primi anni di vita sono il risultato di una combinazione di fattori genetici, clinici e ambientali che agiscono già nella primissima infanzia. È questa la conclusione principale di un ampio studio internazionale guidato da Derek Chu della McMaster University, pubblicato su JAMA Pediatrics, che ha analizzato dati relativi a circa 2,8 milioni di bambini in tutto il mondo. La ricerca si basa su una revisione sistematica e una meta-analisi di 190 studi sulle allergie alimentari infantili , includendo anche lavori che hanno utilizzato il test di provocazione alimentare, considerato il metodo diagnostico più affidabile. Nel complesso, i ricercatori stimano che circa il 5% dei bambini sviluppi un'allergia alimentare entro i sei anni di età. I principali fattori di rischio Il cuore dello studio è l'identificazione dei principali fattori che aumentano il rischio di allergie alimentari nella prima infanzia. Il più rilevante è la presenza di eczema nel primo anno di vita: i bambini con dermatite atopica precoce hanno un rischio da tre a quattro volte superiore di sviluppare un'allergia alimentare. Anche altre manifestazioni allergiche precoci, come respiro sibilante o rinite allergica , risultano associate a un aumento significativo del rischio. Il ruolo della familiarità Un secondo fattore chiave è la familiarità . I bambini con almeno un genitore o un fratello affetto da allergie presentano una probabilità più elevata di sviluppare allergie alimentari, rischio che aumenta ulteriormente quando entrambi i genitori sono allergici. Introduzione degli alimenti allergenici Lo studio evidenzia poi l'importanza cruciale del momento di introduzione degli alimenti allergenici. Ritardare l'assunzione di alimenti come arachidi , uova o frutta a guscio oltre il primo anno di vita è associato a un rischio maggiore. In particolare, i bambini che introducono le arachidi dopo i 12 mesi mostrano più del doppio della probabilità di sviluppare un'allergia rispetto a chi le assume prima. Uso di antibiotici e microbioma Un ulteriore fattore rilevante riguarda l'uso di antibiotici . L'assunzione di antibiotici nel primo mese di vita è risultata associata a un aumento del rischio di allergie alimentari, probabilmente per l'effetto sul microbioma intestinale. Anche l'uso di antibiotici più tardi, durante l'infanzia o in gravidanza, mostra un'associazione con il rischio, seppur più debole. Fattori non associati al rischio Accanto a questi elementi di rischio, lo studio identifica anche fattori che non risultano associati allo sviluppo di allergie alimentari. Tra questi figurano il basso peso alla nascita, il parto post-termine, l'allattamento al seno parziale, una dieta materna ricca di nutrienti e lo stress durante la gravidanza. Una “tempesta perfetta” di cause Secondo gli autori, questi risultati aiutano a chiarire che le allergie alimentari non hanno una singola causa, ma derivano da una " tempesta perfetta " di predisposizione genetica, alterazioni della barriera cutanea, cambiamenti del microbioma ed esposizioni ambientali precoci. Le evidenze raccolte possono contribuire a identificare i bambini più a rischio e a orientare strategie di prevenzione precoce, come l'introduzione tempestiva degli alimenti allergenici e un uso più prudente degli antibiotici nei primi mesi di vita.
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Un uomo armato e con volto coperto ha sparato al titolare 73enne di un bar in zona Bravetta a Roma, ferendolo alle gambe. Ricoverato in codice rosso, indaga la polizia. Continua a leggere
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Scienziati dell'Università di Tokyo rivoluzionano il tracciamento dell'acqua globale: un nuovo "ensemble" di 8 modelli legge le firme isotopiche degli atomi per prevedere meglio meteo estremo e trend climatici, superando i limiti delle singole simulazioni. L'articolo La firma atomica dell’acqua: come gli isotopi svelano i segreti del clima, correggendo i modelli) proviene da Scenari Economici .
Catholic entrepreneurs Eddie Cullen and Karl Kilb want to use new financial technologies to benefit the Catholic Church and its charitable work.
(Adnkronos) - Il fuoriclasse norvegese ha conquistato un altro oro
“Ciao! Se non è un problema potresti votare per mia nipote? Manca davvero poco…” . Inizia così il messaggio che ci arriva dal contatto del nostro amico. Negli ultimi mesi si sta diffondendo una nuova e insidiosa forma di truffa informatica che sfrutta la fiducia tra contatti di messaggistica istantanea WhatsApp e l'apparente innocuità di iniziative solidali o concorsi online. I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli stanno seguendo il fenomeno con attenzione, raccogliendo molte denunce. Questo tipo di attacco, noto come Ghost Pairing, consente ai cybercriminali di prendere il controllo dell'account WhatsApp Web delle vittime, con conseguenze potenzialmente gravi sia sul piano economico sia su quello della privacy. Chi non ha whatsapp? E chi non è in almeno un gruppo social? “Gruppo casa, gruppo famiglia, gruppo lavoro, gruppo classe terza A” e ancora e ancora. Vi raccontiamo cosa accade: la truffa ha spesso inizio con la ricezione di un messaggio proveniente da un contatto reale – un amico, un parente o un conoscente – che invita a votare per una bambina o una giovane ballerina all'interno di un presunto concorso di danza o evento culturale. Il messaggio contiene un link che rimanda a una pagina web graficamente curata e apparentemente legittima, che richiama nomi di istituzioni prestigiose e utilizza immagini rassicuranti. Cliccando sul pulsante “Vota”, l'utente viene reindirizzato a un popup in cui viene richiesto di autenticarsi tramite WhatsApp, con il pretesto di evitare voti non validi. Inserendo il proprio numero di telefono e successivamente il codice di verifica che appare a schermo, la vittima consente inconsapevolmente ai truffatori di aprire una sessione di WhatsApp Web su un dispositivo controllato dai criminali. A quel punto l'account risulta compromesso: i criminali del web possono leggere i messaggi, impersonare la vittima e inviare richieste di denaro ai suoi contatti, spesso facendo leva su urgenze improvvise, incidenti o difficoltà personali. Con la stessa modalità, il messaggio-trappola viene poi inoltrato ad altri contatti, alimentando una catena di contagio digitale. In questo contesto, i Carabinieri della Cyber Investigation del Comando Provinciale di Napoli sono quotidianamente impegnati nel monitoraggio del web e delle piattaforme di messaggistica, al fine di contrastare questi fenomeni e individuare inganni sempre più sofisticati che penetrano nella vita quotidiana delle persone, sfruttandone fiducia, affetti e abitudini digitali. L'attività di prevenzione e analisi è affiancata da indagini mirate all'individuazione dei responsabili e alla tutela delle vittime.
Roma, 11 feb. (Adnkronos) - Avrebbe preso di mira, insieme ai complici di una cyber-gang, i sistemi informatici di ospedali di diversi stati del Nord America: entrato in possesso di dati sensibili e immagini di pazienti, tra cui funzionari governativi, volti dello spettacolo e altri personaggi pubblici, avrebbe estorto denaro tramite riscatti milionari. Lui, 42enne kazako, considerato dall'Fbi un pericoloso hacker da mezzo miliardo di dollari, è stato arrestato lo scorso luglio sulla Riviera romagnola dove si trovava in vacanza con la famiglia. Per il via libera alla richiesta di estradizione degli Usa per l'imprenditore Roman Khlynovskiy manca solo la parola del ministro Carlo Nordio. Ed è proprio al Guardasigilli che la moglie del 42enne, Olena, ora si rivolge. "Mi rivolgo innanzitutto come moglie, ma anche come persona consapevole delle complesse conseguenze umanitarie, giuridiche e geopolitiche che una simile decisione comporta. Roman non è un criminale violento e non rappresenta una minaccia per la società; è un professionista dotato di elevate competenze tecniche, maturate in un contesto internazionale estremamente complesso e in costante evoluzione", scrive la donna nella lettera inviata al ministro della Giustizia italiano e visionata dall'Adnkronos. "In quanto cittadino di un Paese esterno al mondo occidentale, in caso di consegna agli Stati Uniti potrebbe trovarsi ad affrontare condizioni sproporzionatamente severe, difficili da comprendere e accettare, in particolare sotto il profilo delle garanzie personali e processuali", aggiunge Olena K. evidenziando che "l'Italia ha dimostrato nel tempo la capacità di coniugare determinazione e saggezza istituzionale. In questo spirito, ritengo legittimo domandarsi se la permanenza di Roman in Italia non possa costituire una soluzione più equilibrata e, al contempo, più utile per lo Stato stesso. Le sue competenze professionali, se impiegate in un quadro legale e trasparente, potrebbero contribuire a una migliore comprensione e prevenzione di fenomeni tecnologici complessi, legati alla cybersicurezza, alla protezione delle infrastrutture e agli interessi nazionali. Roman ha sempre espresso la disponibilità a collaborare in buona fede con le istituzioni, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze, al fine di evitare un destino che egli percepisce come ingiusto e irreversibile". Pertanto, scrive la moglie di Khlynovskiy, "chiedo al ministro di valutare questa situazione non solo come una vicenda giudiziaria, ma anche come una questione di opportunità e di visione strategica, nel pieno rispetto della legge e dei valori che l'Italia rappresenta". Khlynovskiy, imprenditore nel settore tecnologico e residente a Kiev, è accusato dal tribunale federale del Tennessee di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica e al furto di identità, frode telematica, estorsione informatica, riciclaggio e minaccia di diffusione di immagini intime senza consenso. Secondo le indagini condotte dall'Fbi, l'uomo sarebbe membro di una banda di cybercriminali (denominata 8-Digits Team) che tra il 2023 e il 2025 ha diretto attacchi hacker a diversi ospedali pubblici americani e società di software che fornivano loro dei servizi rubando una grande quantità di dati sanitari dei pazienti, comprese immagini, per richiedere il pagamento di riscatti per un totale 500 milioni di dollari (solo all'ospedale della California la richiesta è stata di circa 90 milioni di dollari). In una delle attività di hacking contro una società di software con sede negli Stati Uniti che fornisce, tra l'altro, servizi informatici ad ospedali e operatori sanitari, la banda avrebbe affermato di essere "in possesso dei dati di oltre 100 ospedali e fornitori di assistenza sanitaria e di oltre 70 milioni di cartelle cliniche di pazienti". Successivamente i cybercriminali avrebbero minacciato: "Stiamo filtrando tutti i dati in nostro possesso al fine di creare un elenco delle 500 persone più influenti, potenti e famose. Questo includerà atleti di alto livello, musicisti, artisti, funzionari governativi di alto rango, militari, ecc". Poi avrebbero fornito un elenco di oltre 6.000 personaggi pubblici di cui la banda affermava di possedere le cartelle cliniche. Khlynovskiy è stato rinviato a giudizio dal Gran Giurì del distretto Est del Tennessee ad agosto scorso poco dopo la sua cattura avvenuta a conclusione dell'attività investigativa condotta in Italia dalla Polizia Postale in collaborazione con l'Fbi. "La vicenda di Roman ha ormai superato la fase strettamente giurisdizionale ed è oggi rimessa a una valutazione eminentemente politica del ministro della Giustizia", sottolinea all'Adnkronos l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, penalista di diritto internazionale e presidente delle Camere Penali Internazionali, che assiste Khlynovskiy in questa fase processuale. "L'eventuale decisione di estradarlo è una scelta di responsabilità istituzionale e di interesse pubblico. Come difesa siamo pronti a ogni rimedio, incluso il ricorso al Tar del Lazio, ma riteniamo doveroso investire il ministro Nordio della possibilità di esercitare le sue prerogative. La mancata estradizione potrebbe infatti consentire allo Stato italiano di acquisire informazioni e competenze strategiche in materia di sicurezza informatica, in un contesto segnato da gravi attacchi hacker contro infrastrutture sensibili, anche sanitarie. Per questo chiederemo che Roman venga quantomeno ascoltato dalle autorità competenti, affinché sia valutato l'interesse pubblico e la sicurezza nazionale prima di una decisione definitiva". (di Sibilla Bertollini)
(Adnkronos) - La parola ora spetta al ministro Nordio. L'appello della difesa all'Adnkronos: "Autorità lo ascoltino prima di decidere: ha competenze elevate, l'Italia potrebbe acquisire informazioni in materia di sicurezza informatica"