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In un documento dell'Fbi le accuse, impossibili da verificare, al genero del presidente degli Stati Uniti
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MONTREAL (CANADA) (ITALPRESS) – E' di dieci morti, tra cui l'attentatore, e almeno 27 feriti – di cui due gravi – il bilancio di una sparatoria avvenuta a Tumbler Ridge, cittadina montana di 2.300 abitanti della British Columbia, nel Canada occidentale, a oltre 1.000 chilometri a nord di Vancouver. Sette persone sono state uccise da colpi d'arma da fuoco in una scuola superiore e altre due sono state trovate morte in un'abitazione vicina: a riferirlo la polizia locale, secondo cui è stata trovata morta anche la sospetta attentatrice, si sarebbe suicidata. Il Primo Ministro canadese, Mark Carney, si è detto “devastato” dalla “terribile sparatoria”, e ha annunciato il rinvio del suo viaggio in Europa, previsto dall'11 al 15 febbraio, per partecipare, tra le altre cose, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, in Germania, che riunirà circa 60 capi di Stato e di governo. “Mi unisco ai canadesi nell'esprimere le mie condoglianze a coloro le cui vite sono state cambiate per sempre oggi e nel rendere omaggio al coraggio e all'altruismo dei primi soccorritori che hanno rischiato la vita per proteggere i loro concittadini”, ha scritto Carney su X. Il sindaco di Tumbler Ridge, Darryl Krakowka, ha affermato che l'intera comunità è in lutto. “Sono devastato – ha detto -. E' terribile. Vivo qui da 18 anni. Questa comunità è una grande famiglia. Probabilmente conosco ciascuna delle vittime”. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
Dovrei forse addolorarmi, perché ieri mattina su Rai 3, ad Agorà, il professor Marco Revelli ha comunicato all'Italia che non intende più fare dibattiti con me. Cercherò di elaborare il lutto e superare questo choc. Sorridiamo. Onestamente, comunque, meglio lui, che almeno lo dice esplicitamente, rispetto ai compilatori di blacklist e ai censori professionali (alcuni amano anche definirsi «liberali») che preferiscono la logica dell'esclusione silenziosa. Ma lasciamo perdere. In ogni caso, cos'era successo? Ho ribadito al Prof ciò che era già chiaro ai lettori del Tempo. A Torino, altro che manifestazione «pacifica» guastata da pochi «infiltrati»: è stata la stessa Askatasuna a smentire la favoletta degli infiltrati e a rivendicare le violenze come fine e come mezzo della manifestazione. Stessa storia a Milano contro le Olimpiadi: pure lì i delinquenti hanno assunto con orribile orgoglio la paternità delle violenze. Il punto è questo: siamo davanti a operazioni terroristiche. Questi criminali cercano pervicacemente il morto. Lo si è visto a Torino: non solo con il poliziotto circondato e martellato, ma anche con ben 100 agenti feriti, e con i pietroni lanciati attraverso potenti catapulte. Al punto che, il mattino dopo, la nettezza urbana torinese ha dovuto rimuovere quantità impensabili di pietre enormi. E lo si è rivisto a Milano, con razzi e fuochi d'artificio sparati ad altezza d'uomo contro le forze dell'ordine. Eppure si continua a inseguire il racconto ad usum delphini (in qualche caso, ad usum cretini) dei «black bloc», degli «uomini neri», degli «incappucciati», come una sorta di elemento estraneo misteriosamente insinuatosi in un corpo sano. Non è così, e i primi da chiamare in causa dovrebbero essere i sindaci rossi che hanno offerto ai criminali basi logistiche per organizzarsi. Ma non ditelo al professor Revelli, secondo il quale i pietroni di Torino erano già sul selciato. Ah sì? E quindi (dico io...) era proprio indispensabile tirarli con le catapulte? Continuando a negare l'evidenza, non verrà nulla di buono.
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