Assalto a portavalori nel Brindisino, sparatoria con i carabinieri: due fermati
Incendiato un furgone per bloccare la superstrada Brindisi Lecce, nessun ferito
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Look da vera diva per Meghan Markle, che ha rubato la scena imponendosi come regina d'eleganza al Fifteen Percent Pledge Gala. Continua a leggere
Alcuni gruppi di ricerca cercano di capire se una pratica vecchia di millenni sia anche utile contro il raffreddore
Antonino Zichichi aveva 96 anni: a darne notizia è stata la Rai
Danilo Coppola esce dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto i domiciliari in una clinica nel Comasco per il 58enne immobiliarista romano, protagonista della stagione dei “furbetti del quartierino”, che finora stava scontando nel penitenziario milanese di San Vittore la condanna a sette anni per la bancarotta fraudolenta di alcune società, diventata […] L'articolo “È malato, tenerlo in carcere non è umano”: l’ex “furbetto del quartierino” Danilo Coppola va ai domiciliari proviene da Il Fatto Quotidiano .
Cortina, 9 feb. (askanews) - "Sicuramente essere riuscita a conseguire tre medaglie in difesa libera in tre edizioni olimpiche consecutive è qualcosa di straordinario per cui probabilmente avrei messo la firma. Alle Olimpiadi non è mai scontato riuscire a fare medaglie, ci sono tanti outsider, le gare sono sempre one shot, one kill. Nella complessità sono molto contenta, chiaramente la mia sciata oggi ha avuto delle imperfezioni soprattutto all'uscita delle Tofane, dove ho perso tanta velocità però comunque poi nella parte tecnica sono riuscita a contenere il distacco quindi è stata comunque un'ottima discesa, è ottimo partire con una medaglia in questa disciplina e bene così in vista anche dalle prossime gare. Sicuramente è una bella iniezione di fiducia". Così Sofia Goggia da Casa Italia a Cortina ha commentato la sua discesa libera olimpica, che le è valsa la medaglia di bronzo.
Incendio nel trapanese, autore del rogo ripreso mentre appicca il fuoco
«Tra i grandi cambiamenti che stanno ridisegnando il nostro tempo, l'innovazione digitale rappresenta senza dubbio una delle trasformazioni più profonde e sfidanti, insieme alla transizione ecologica e a quella demografica, che costituiscono altri due grandi spartiacque di questo secolo. L'innovazione digitale è un processo che dobbiamo governare, non subire. Non va interpretata soltanto come una trasformazione tecnologica, ma come un cambiamento profondamente culturale e istituzionale. È fondamentale non limitarsi a rincorrere il progresso, ma accompagnarlo, compatibilmente con i tempi, evitando che produca fratture sociali troppo marcate. La sfida decisiva è quella della formazione. L'impatto dell'intelligenza artificiale avrà conseguenze sul mondo del lavoro: lo trasformerà favorendo la nascita di nuove figure professionali che sostituiranno quelle destinate a scomparire. Ciò che conta è riuscire a introdurre sistemi formativi realmente efficaci, capaci di accompagnare il lavoratore lungo tutto l'arco della vita professionale. Non una formazione ‘à la carte', episodica o frammentata, ma un percorso strutturato, continuo e universale». Lo ha dichiarato Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “Istruzione, formazione e coesione sociale: il ‘capitale umano' è la chiave per la competitività nell'era dell'innovazione?” Promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca. «L'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro e sull'economia - ha sottolineato da Antonio Misiani (PD), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama - è ormai sotto gli occhi di tutti. Non vi è ancora certezza su quale sarà il saldo complessivo di questa trasformazione: se i posti di lavoro che verranno distrutti saranno compensati, come accaduto in passato, da nuove forme di occupazione oppure se il bilancio finale risulterà negativo. Si tratta di un processo di portata enorme, che non riguarda più soltanto le funzioni basiche, ma investe anche il lavoro dei colletti bianchi e le professioni creative, storicamente meno esposte ai fenomeni di automazione. In questo scenario, il ruolo del sistema formativo diventa ancora più cruciale rispetto al passato. Andiamo inevitabilmente verso una fase in cui sarà necessario accelerare l'adozione dell'intelligenza artificiale per restare competitivi rispetto agli altri sistemi produttivi. Tuttavia, questa transizione dovrà accompagnarsi a investimenti massicci nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori. In caso contrario, il rischio è che una rivoluzione tecnologica capace di generare effetti positivi sul piano economico possa produrre, sul versante sociale, conseguenze dirompenti». L'impegno del governo su questi temi è stato rivendicato da Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Agricoltura della Camera: “Dal governo ci sono stati grandi impulsi dal punto di vista economico per portare nelle aziende l'innovazione, ma questo va di pari passo con quello che serve per rendere un sistema formativo anche più adatto alle nuove competenze. Già dal 2019 ci sono stati dei passaggi normativi con un'attuazione pratica che il ministro Valditara ha portato all'attenzione di tutte le scuole: l'educazione alla cittadinanza digitale. Nelle scuole, dalle elementari fino alla scuola primaria, si parla di intelligenza artificiale, ma anche come si utilizzano i social. L'IA è stata oggetto della nostra legge 132 del 2025, che ha avuto una lunga maturazione in ambito parlamentare, che ha portato, a un'antropizzazione molto spinta anche a livello formativo. Abbiamo inserito una serie di normative che comprendono anche quelle legate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e le competenze necessarie. Peraltro, nella legge di Bilancio, anche a livello di imprese c'è stato questo passaggio, attraverso i fondi del PNRR, per l'innovazione: mi riferisco alla transizione 4.0 e 5.0 con il nuovo super e iper-ammortamento”. Secondo Luigi Nave, senatore del M5s in Commissione Ambiente e Innovazione Tecnologica a Palazzo Madama: «È necessario istituire osservatori regionali in grado di aggiornare rapidamente i percorsi formativi, così da garantire una risposta altrettanto tempestiva del sistema educativo all'introduzione dell'intelligenza artificiale nella nostra società. Allo stesso tempo, occorre ridurre le diseguaglianze attraverso leve efficaci: il rafforzamento della scuola nelle aree interne, l'offerta di un'educazione prescolare universale e di qualità, programmi di mentoring capaci di contrastare la dispersione scolastica e forme di sostegno economico alle famiglie per assicurare il pieno diritto allo studio ai loro figli. In Italia non si investe ancora a sufficienza in cultura e formazione. Sarebbe necessario valorizzare maggiormente il personale docente, sia attraverso retribuzioni più adeguate sia con nuove assunzioni, perché alla povertà educativa e all'abbandono scolastico si affianca spesso una carenza di opportunità lavorative qualificate, senza dimenticare i fenomeni legati alla criminalità. Solo rafforzando complessivamente il sistema educativo sarà possibile realizzare un investimento reale e duraturo sul futuro del Paese». Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bari: “L'accelerazione dell'innovazione digitale e dell'intelligenza artificiale sta modificando profondamente le competenze richieste dal mercato del lavoro. Bisogna rendere il sistema formativo più rapido nell'adattarsi a questi cambiamenti senza lasciare indietro lavoratori e nuove generazioni. I dati mostrano ancora forti divari territoriali e sociali nell'accesso e nella qualità dell'istruzione, mentre sul piano internazionale cresce la competizione per attrarre e trattenere studenti, ricercatori e professionalità qualificate. Servono politiche adeguate, da un lato, per ridurre le disuguaglianze educative interne e, dall'altro, per rendere il sistema formativo più attrattivo e competitivo a livello globale. Secondo i dati Eurostat e ISTAT, l'Italia destina all'istruzione circa il 3,9% del PIL, contro una media europea che supera il 4,7%. Diversi studi collegano la cosiddetta povertà educativa a maggiori disuguaglianze sociali e retributive difficili da colmare nel tempo. Bisogna investire di più nel capitale umano”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili: “L'Intelligenza Artificiale è strutturata in modo da permetterle di imparare dall'esperienza anche in assenza di programmazione. Tutto questo rivela profili inquietanti. Si tratta di una applicazione informatica che consente diverse funzioni fondamentali per la trasformazione digitale, integrate sempre più nella vita quotidiana, della produzione e delle aziende. Non credo sia necessario trovare strumenti normativi per governarla. Il problema è quello di aumentare i fondi per la formazione, per l'istruzione secondaria e universitaria”.
«Tra i grandi cambiamenti che stanno ridisegnando il nostro tempo, l’innovazione digitale rappresenta senza dubbio una delle trasformazioni più profonde e sfidanti, insieme alla transizione ecologica e a quella demografica, che costituiscono altri due grandi spartiacque di questo secolo. L’innovazione digitale è un processo che dobbiamo governare, non subire. Non va interpretata soltanto come una trasformazione tecnologica, ma come un cambiamento profondamente culturale e istituzionale. È fondamentale non limitarsi a rincorrere il progresso, ma accompagnarlo, compatibilmente con i tempi, evitando che produca fratture sociali troppo marcate. La sfida decisiva è quella della formazione. L’impatto dell’intelligenza artificiale avrà conseguenze sul mondo del lavoro: lo trasformerà favorendo la nascita di nuove figure professionali che sostituiranno quelle destinate a scomparire. Ciò che conta è riuscire a introdurre sistemi formativi realmente efficaci, capaci di accompagnare il lavoratore lungo tutto l’arco della vita professionale. Non una formazione ‘à la carte’, episodica o frammentata, ma un percorso strutturato, continuo e universale». Lo ha dichiarato Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “Istruzione, formazione e coesione sociale: il ‘capitale umano’ è la chiave per la competitività nell’era dell’innovazione?” Promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca. «L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sull’economia - ha sottolineato da Antonio Misiani (PD), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama - è ormai sotto gli occhi di tutti. Non vi è ancora certezza su quale sarà il saldo complessivo di questa trasformazione: se i posti di lavoro che verranno distrutti saranno compensati, come accaduto in passato, da nuove forme di occupazione oppure se il bilancio finale risulterà negativo. Si tratta di un processo di portata enorme, che non riguarda più soltanto le funzioni basiche, ma investe anche il lavoro dei colletti bianchi e le professioni creative, storicamente meno esposte ai fenomeni di automazione. In questo scenario, il ruolo del sistema formativo diventa ancora più cruciale rispetto al passato. Andiamo inevitabilmente verso una fase in cui sarà necessario accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale per restare competitivi rispetto agli altri sistemi produttivi. Tuttavia, questa transizione dovrà accompagnarsi a investimenti massicci nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori. In caso contrario, il rischio è che una rivoluzione tecnologica capace di generare effetti positivi sul piano economico possa produrre, sul versante sociale, conseguenze dirompenti». L’impegno del governo su questi temi è stato rivendicato da Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Agricoltura della Camera: “Dal governo ci sono stati grandi impulsi dal punto di vista economico per portare nelle aziende l'innovazione, ma questo va di pari passo con quello che serve per rendere un sistema formativo anche più adatto alle nuove competenze. Già dal 2019 ci sono stati dei passaggi normativi con un’attuazione pratica che il ministro Valditara ha portato all'attenzione di tutte le scuole: l'educazione alla cittadinanza digitale. Nelle scuole, dalle elementari fino alla scuola primaria, si parla di intelligenza artificiale, ma anche come si utilizzano i social. L’IA è stata oggetto della nostra legge 132 del 2025, che ha avuto una lunga maturazione in ambito parlamentare, che ha portato, a un’antropizzazione molto spinta anche a livello formativo. Abbiamo inserito una serie di normative che comprendono anche quelle legate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e le competenze necessarie. Peraltro, nella legge di Bilancio, anche a livello di imprese c'è stato questo passaggio, attraverso i fondi del PNRR, per l’innovazione: mi riferisco alla transizione 4.0 e 5.0 con il nuovo super e iper-ammortamento”. Secondo Luigi Nave, senatore del M5s in Commissione Ambiente e Innovazione Tecnologica a Palazzo Madama: «È necessario istituire osservatori regionali in grado di aggiornare rapidamente i percorsi formativi, così da garantire una risposta altrettanto tempestiva del sistema educativo all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella nostra società. Allo stesso tempo, occorre ridurre le diseguaglianze attraverso leve efficaci: il rafforzamento della scuola nelle aree interne, l’offerta di un’educazione prescolare universale e di qualità, programmi di mentoring capaci di contrastare la dispersione scolastica e forme di sostegno economico alle famiglie per assicurare il pieno diritto allo studio ai loro figli. In Italia non si investe ancora a sufficienza in cultura e formazione. Sarebbe necessario valorizzare maggiormente il personale docente, sia attraverso retribuzioni più adeguate sia con nuove assunzioni, perché alla povertà educativa e all’abbandono scolastico si affianca spesso una carenza di opportunità lavorative qualificate, senza dimenticare i fenomeni legati alla criminalità. Solo rafforzando complessivamente il sistema educativo sarà possibile realizzare un investimento reale e duraturo sul futuro del Paese». Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “L’accelerazione dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale sta modificando profondamente le competenze richieste dal mercato del lavoro. Bisogna rendere il sistema formativo più rapido nell’adattarsi a questi cambiamenti senza lasciare indietro lavoratori e nuove generazioni. I dati mostrano ancora forti divari territoriali e sociali nell’accesso e nella qualità dell’istruzione, mentre sul piano internazionale cresce la competizione per attrarre e trattenere studenti, ricercatori e professionalità qualificate. Servono politiche adeguate, da un lato, per ridurre le disuguaglianze educative interne e, dall’altro, per rendere il sistema formativo più attrattivo e competitivo a livello globale. Secondo i dati Eurostat e ISTAT, l’Italia destina all’istruzione circa il 3,9% del PIL, contro una media europea che supera il 4,7%. Diversi studi collegano la cosiddetta povertà educativa a maggiori disuguaglianze sociali e retributive difficili da colmare nel tempo. Bisogna investire di più nel capitale umano”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “L’Intelligenza Artificiale è strutturata in modo da permetterle di imparare dall’esperienza anche in assenza di programmazione. Tutto questo rivela profili inquietanti. Si tratta di una applicazione informatica che consente diverse funzioni fondamentali per la trasformazione digitale, integrate sempre più nella vita quotidiana, della produzione e delle aziende. Non credo sia necessario trovare strumenti normativi per governarla. Il problema è quello di aumentare i fondi per la formazione, per l’istruzione secondaria e universitaria”.
È morto a 96 anni Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico specializzato nel campo della fisica delle particelle a cui ha dato preziosi contributi. Lo apprende l’Ansa da fonti della...
«The rats are leaving the ship». Scott Bessent, segretario al Tesoro Usa, ha usato questa immagine al Senato il 5 febbraio 2026 per descrivere l'esodo finanziario dell'élite iraniana: milioni trasferiti all'estero «come pazzi». Bessent, ex CIO di Soros con il celebre colpo contro la sterlina nel 1992, nominato da Trump nel 2025, interpreta il movimento come segnale di un regime in caduta libera. La strategia Usa è chiara: indurre una «dollar shortage» per strangolare l'economia iraniana. Rial in picchiata, inflazione galoppante, proteste dilaganti. Culmine a ottobre 2025: bancarotta di Ayandeh Bank, perdite da 5 miliardi su prestiti a crony (cioè di favore, agli amici degli amici) del regime, assorbita da Bank Melli. Altre cinque banche – Sepah, Sarmayeh, Day, Iran Zamin, Melal – sull'orlo del collasso, sistema devastato da sanzioni, corruzione e cattiva gestione. L'élite dunque accelera la fuga attraverso le criptovalute. Piattaforme Zedcex e Zedxion, registrate a Londra ma collegate all'IRGC, hanno facilitato miliardi in USDT per aggirare le sanzioni. Dal 2023 l'IRGC ha trasferito almeno 1 miliardo via blockchain Tron. Dubai e Abu Dhabi fungono da hub principali: fondi sanzionati convertiti in dirham emiratini, poi in stablecoin trasferite offshore tramite bridge. La Turchia resta canale storico per flussi indiretti verso mercati globali. Il Tesoro Usa ha sanzionato le due exchange il 30 gennaio 2026, tracciando complessivamente 94 miliardi in transazioni collegate. Negli ultimi mesi: 1,5 miliardi finiti in conti escrow emiratini, di cui 328 milioni attribuiti a Mojtaba Khamenei. Parallelamente si consolida l'impero immobiliare estero. Proprio Mojtaba Khamenei, erede designato del Leader Supremo, orchestra acquisti tramite intermediari come Ali Ansari, sanzionato dal Regno Unito per legami con l'IRGC. A Londra, undici ville su Bishops Avenue – la «via dei miliardari» – valutate oltre 100 milioni di sterline, acquisite via società offshore come Birch Ventures. A Dubai, villa di lusso a Emirates Hills. Hotel e proprietà da Francoforte a Maiorca, finanziati da proventi petroliferi iraniani convogliati tramite banche svizzere ed emiratine. Ansari gestisce un patrimonio immobiliare europeo da circa 400 milioni di euro; nega ogni legame, ma i dossier investigativi parlano chiaro. Intanto la partita diplomatica si gioca in Oman. Il 6 febbraio 2026 si è tenuto l'ultimo round di negoziati indiretti sul nucleare, mediati dal sultano. Il ministro iraniano Abbas Araghchi li ha definiti «un buon inizio», Trump ha parlato di «very good talks» con un nuovo incontro imminente. Teheran resta inflessibile (non vuole portarlo fuori dai confini nazionali) su arricchimento dell'uranio, programma missilistico e sostegno all'Asse della Resistenza. Gli Stati Uniti spingono per un'agenda più ampia. La presenza ai colloqui del comandante Centcom, ammiraglio Brad Cooper, sottolinea la pressione militare sottostante. Sul piano bellico, gli Stati Uniti intensificano il dispiegamento "montare" già presente in zona. La portaerei USS Abraham Lincoln opera nel Mar Arabico e ha abbattuto un drone Shahed-139 iraniano il 3 febbraio. Dozzine di F-15E Strike Eagle britannici sono arrivati in Giordania. Il destroyer USS Delbert D. Black pattuglia il Mar Rosso, con altre cinque unità nel Golfo Persico. Il Regno Unito ha evacuato personale da basi in Qatar a gennaio e schiera Typhoon a difesa degli alleati del Golfo. L'IRGC ha effettuato manovre provocatorie vicino a navi Usa. Il buildup è il più massiccio da giugno 2025. In questo affresco geopolitico, le parole di Bessent sono la chiave: l'élite iraniana si paracaduta in asset digitali e immobiliari mentre Teheran vacilla. Colloqui fragili, muscoli militari in tensione e sanzioni asfissianti convergono. Israele spinge per il colpo finale, ma Ryad, Dubai e Il Cairo frenano: vogliono gli ayatollah in ginocchio (lo sono già), Gerusalemme al sicuro e Netanyahu in sella, ma da qui ad accettare Bibi come il dominatore del Medio Oriente (questo diventerebbe con il cambio di regime a Teheran) c'è una bella differenza. Per farla breve, deciderà Trump, per ora va così.
L’intercettazione di una chiamata di intelligence sensibile incentrata sull’Iran e su qualcuno vicino a Donald Trump ha scatenato una causa altamente riservata contro Tulsi Gabbard, la direttrice dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti
Specializzato nel campo della fisica delle particelle elementari. Autore di numerose ricerche: si ricorda la scoperta dell'antideutone
Specializzato nel campo della fisica delle particelle elementari. Autore di numerose ricerche: si ricorda la scoperta dell'antideutone