Meta, Antitrust Ue pronta a imporre misure su assistenti AI Whatsapp

Meta, Antitrust Ue pronta a imporre misure su assistenti AI Whatsapp

Roma, 9 feb. (askanews) - La Commissione europea vuole imporre una serie di misure al gruppo Meta, la casa madre di Facebook, sull'accesso a favore di terze parti per i servizi di intelligenza artificiale sulla piattaforma di messaggistica Whatsapp. Con un comunicato, l'esecutivo comunitario afferma di aver inviato una lettera di messa in mora a Meta, in base a una valutazione preliminare di violazione delle normativa sulla concorrenza in questo segmento. "Le pratiche di Meta - afferma l'Antitrust Ue - rischiano di impedire ai concorrenti di entrare nel mercato a rapida espansione degli assistenti AI". Per questo, si legge "la Commissione intende imporre delle misure ad interim, per evitare che queste pratiche causino danni gravi e irreparabili al mercato, fermo restando il diritto alla difesa di Meta e quello di rispondere".

Ma il Super Bowl 2026 verrà ricordato come "Bunny Bowl"

Ma il Super Bowl 2026 verrà ricordato come "Bunny Bowl"

«Puerto Rico está bien cabrón!». Bad Bunny aveva promesso che il mondo avrebbe ballato e così è stato. Il Super Bowl 2026 si è trasformato in uno spettacolo gioioso, politico e profondamente identitario: una celebrazione della cultura latina capace di […] L'articolo Lady Gaga, Bad Bunny e Ricky Martin animano il Super Bowl 2026 sembra essere il primo su iO Donna .

Andrea Pucci, se gli artisti vengono giudicati per quello che pensano

Andrea Pucci, se gli artisti vengono giudicati per quello che pensano

Ci risiamo. Un invito che diventa un caso, un artista che finisce sotto processo prima ancora di salire sul palco, una tempesta di indignazione che si scatena sui social e rende impraticabile ciò che, fino a poche ore prima, sembrava normale amministrazione. È in questo clima che si colloca la rinuncia di Andrea Pucci a una presenza al Festival di Sanremo. Pucci ha parlato di insulti, di minacce, di una spirale di aggressività che nulla aveva più a che fare con il lavoro artistico. Ed è proprio da qui che occorre partire: nessuna forma di intimidazione è giustificabile, a prescindere dalle idee politiche, dalle simpatie o dalle antipatie personali. Questo dovrebbe essere un punto condiviso, preliminare, non negoziabile e invece, sempre più spesso, non lo è. Non è un meccanismo che colpisce solo il mondo della comicità o dell’intrattenimento. Lo si è visto anche in ambiti che dovrebbero essere, per definizione, più impermeabili alla polarizzazione politica. La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi , nonostante prove musicali ampiamente riconosciute come solide ed efficaci, continua a essere oggetto di una contestazione che travalica il giudizio artistico e assume i tratti della gogna mediatica permanente. Anche in questo caso, l’opera e il risultato passano in secondo piano rispetto all’identità attribuita alla persona. La vera novità del nostro tempo è che i tribunali non sono più soltanto quelli previsti dall’ordinamento. Accanto ai giudici togati si sono affermati tribunali informali, rapidissimi e privi di garanzie: Facebook, Instagram, TikTok, YouTube. Luoghi in cui si emettono sentenze immediate e spesso irrevocabili, capaci di rendere impraticabile, in poche ore, una scelta professionale. È qui che la riflessione diventa inevitabilmente più ampia e più scomoda. Perché questo tipo di mobilitazione, questo linciaggio reputazionale , si orienta quasi sempre nella stessa direzione politica? Perché colpisce prevalentemente artisti, intellettuali, figure pubbliche percepite come non allineate a un certo sentire progressista dominante? La risposta non sta in un complotto, né in una regia occulta. Sta nella storia. Il mondo dello spettacolo italiano nasce e si struttura, nel secondo dopoguerra, all’interno di una forte egemonia culturale progressista. Cinema, teatro, editoria, televisione pubblica si sono formati dentro reti, linguaggi e codici condivisi, che hanno identificato a lungo la sinistra non solo come opzione politica, ma come orizzonte morale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46256870]] Questa impostazione ha anche una radice teorica precisa. Nel pensiero di Antonio Gramsci, l’egemonia culturale non è semplice influenza, ma capacità di definire ciò che appare naturale, legittimo, “giusto”. Col tempo, però, ciò che nasceva come progetto culturale si è irrigidito fino a trasformarsi in una forma di superiorità morale: non più un confronto tra visioni del mondo, ma una linea di demarcazione tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Questa egemonia non è mai stata totale né priva di contraddizioni. La Rai, per esempio, è stata per decenni il luogo della lottizzazione, non di una sola parte. E tuttavia il lessico, i riflessi condizionati, le categorie del “bene” e del “male” sono rimaste sorprendentemente stabili. Nell’era dei social, quelle stesse categorie si sono trasformate in strumenti di pressione dal basso, apparentemente spontanei, in realtà potentissimi. Il paradosso è evidente. Mentre una parte della sinistra accusa il governo di “aver messo le mani” sulla cultura e sullo spettacolo, la realtà quotidiana mostra spesso l’opposto: nessuna censura formale, ma una censura informale e preventiva, esercitata attraverso la paura della tempesta mediatica. Viviamo così in una perenne campagna elettorale, in cui tutto viene immediatamente politicizzato e in cui l’identità conta più del lavoro, l’etichetta più della competenza. In questo clima, la rinuncia di Pucci non è una vittoria di qualcuno né una sconfitta di qualcun altro. È una sconfitta dello spazio comune, dell’idea che la cultura possa essere un luogo plurale, attraversato da differenze, non una trincea. La domanda finale è semplice, e proprio per questo inquietante: vogliamo davvero un Paese in cui un artista venga giudicato prima per ciò che pensa – o per ciò che gli viene attribuito – e solo dopo, forse, per ciò che sa fare? Se la risposta è no, allora il problema non è Pucci, né Sanremo. È il clima che abbiamo accettato come normale e che normale non è affatto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46259260]]

Incredibile in Puglia: fanno esplodere un portavalori e lo rubano così!

Incredibile in Puglia: fanno esplodere un portavalori e lo rubano così!

Il filmato, girato da un autista, sembra tratto da un film: quattro banditi hanno assaltato un portavalori della ditta Btv Battistoli. In un primo momento hanno bloccato la carreggiata della superstrada che collega Brindisi a Lecce dando fuoco a un furgone, poi hanno crivellato a colpi di khalashnikov il portavalori. Infine la sparatoria con i carabinieri durante la fuga. Guarda il video.

La testimonianza choc sull'Islam: “Vogliono sottomettere l'Italia e imporre la loro religione”

La testimonianza choc sull'Islam: “Vogliono sottomettere l'Italia e imporre la loro religione”

L'ultimo servizio del programma “Fuori dal coro”, condotto da Mario Giordano su Rete 4 ogni domenica alle 21.30, ha acceso i riflettori su una questione che molti ignorano o preferiscono minimizzare: la diffusione di ideologie radicali tra giovani musulmani nati e cresciuti in Italia. La giornalista Marianna Canè ha incontrato diversi giovani musulmani di seconda generazione provenienti da famiglie immigrate e le loro dichiarazioni sono state a dir poco allarmanti. Interrogati sul desiderio di convertire altri all'Islam, alcuni hanno risposto senza esitazione: “Siamo pronti a morire per Dio, nel senso di Jihad. È scritto nel Corano che tutto il mondo diventerà musulmano e questo avverrà”. Parole che rivelano una visione globale e totalizzante, lontana dalla semplice pratica religiosa e vicina a un'ideologia di conquista. Non si tratta di episodi isolati o di periferie metropolitane difficili da controllare. I fatti raccontati e mostrati nel servizio riguardano anche piccole città italiane, come Pavia. Un video recente mostra giovani musulmani ballare nel centro città mentre brandiscono un coltello, in quello che appare come un gesto intimidatorio e simbolico, un avvertimento silenzioso ma chiaro a chi li circonda. A testimoniare le conseguenze drammatiche di questo tipo di radicalizzazione è Dyha, donna algerina ospite in studio, che ha raccontato le violenze subite da parte di altri musulmani. “Sanno che la legge italiana impedisce determinate azioni, ma vogliono imporre la sharia. Non rispettano le nostre regole e non cercano integrazione: vogliono sostituire la cultura italiana con quella islamica, come avvenuto in altri 43 Paesi conquistati con la spada”, ha spiegato con forza. Il quadro che emerge è preoccupante. Secondo il servizio, il rischio non è solo culturale ma anche sociale e politico. La diffusione di questa mentalità tra giovani nati in Italia potrebbe essere paragonata a un cancro che, inizialmente invisibile, si espande silenzioso prima di esplodere, mettendo a rischio la coesione sociale e l'identità nazionale. Molti osservatori sottolineano come questi atteggiamenti possano generare fratture profonde nelle comunità locali. Giovani che crescono in contesti italiani ma coltivano ideologie radicali rischiano di creare una società parallela, dove le regole dello Stato e le leggi nazionali sono ignorate a favore di leggi religiose estranee al nostro ordinamento. Il dibattito si è acceso anche sui social e tra gli esperti: da un lato chi invita a distinguere tra musulmani moderati e radicali, evitando generalizzazioni; dall'altro chi sottolinea come sia necessario un monitoraggio attento e misure concrete per prevenire fenomeni di radicalizzazione e proteggere l'identità italiana. Il servizio di “Fuori dal coro” lancia un avvertimento chiaro: la minaccia non è lontana né astratta. È davanti ai nostri occhi, nelle città italiane dove l'integrazione non funziona come dovrebbe, e riguarda una generazione di giovani cresciuti in Italia ma educati a una visione del mondo che nega la nostra cultura, le nostre leggi e i nostri valori. La domanda che molti si pongono oggi è drammatica: l'Italia è pronta a difendere se stessa, la sua identità e le sue radici di fronte a una sfida culturale e sociale così concreta? La risposta, al momento, resta incerta, mentre fenomeni di radicalizzazione silenziosa continuano a emergere, anche lontano dalle grandi metropoli. "Non hanno intenzione di integrarsi ma sono qui per sottomettere l'Italia e imporre la religione islamica e la cultura araba". Dyha, algerina che ha subìto diverse violenze dagli islamici, sui musulmani in Italia. #Fuoridalcoro pic.twitter.com/CPmSxqzvIT — Fuori dal coro (@fuoridalcorotv) February 8, 2026

Un incendio distrusse 83 ettari di bosco: arrestato dipendente regione Sicilia

Un incendio distrusse 83 ettari di bosco: arrestato dipendente regione Sicilia

Un dipendente di una struttura dipartimentale della Regione Siciliana è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Trapani con l'accusa di avere appiccato l'incendio che, il 20 agosto del 2025, ha interessato un'area di 83 ettari di terreno, in parte incolta, in parte coltivata, occupata da vegetazione di diverso tipo, in zona immediatamente a ridosso del Bosco Scorace, in territorio del comune di Buseto Palizzolo. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza cautelare, emessa dal gip di Trapani su richiesta della locale procura, che ipotizza il reato di incendio boschivo e dispone gli arresti domiciliari con l'obbligo dell'uso del braccialetto elettronico. Le indagini dei carabinieri, secondo la procura, hanno permesso di documentare visivamente le fasi della commissione del reato "ricostruendo gli spostamenti dell'indagato, quel giorno peraltro a riposo, ripreso mentre appiccava le fiamme in più punti". Fonte: ufficio stampa carabinieri

U maxi, il miraggio della fine. Storia, ombre ed eredità del maxiprocesso raccontate da Grasso

U maxi, il miraggio della fine. Storia, ombre ed eredità del maxiprocesso raccontate da Grasso

Il miraggio della definitiva scomparsa della mafia, fra l’inferno di cosa nostra e il purgatorio del maxi processo. Un orizzonte senza Paradiso, tratteggiato dal libro diario di Piero Grasso,” U Maxi”, fra storia vissuta e attualità non risolta, che interroga la coscienza civile del Paese, la percezione dell’onestà intellettuale dei palermitani, dei trapanesi, catanesi, agrigentini […]

L'ex velina ha festeggiato i 40 anni prima con il fidanzato Carlo Beretta, poi con gli amici

L'ex velina ha festeggiato i 40 anni prima con il fidanzato Carlo Beretta, poi con gli amici

Quarant’anni compiuti lo scorso 7 febbraio, Melissa Satta ha fatto una doppia festa per questa ricorrenza così importante: prima una vacanza e poi un party con gli amici di sempre. Melissa Satta, alle Maldive con Carlo Gussalli Beretta I festeggiamenti […] L'articolo Melissa Satta festeggia 40 anni: la vacanza romantica con Carlo Gussalli Beretta sembra essere il primo su iO Donna .