Delmastro vuole una rivoluzione sulle espulsioni dei clandestini. La bordata alle toghe

Delmastro vuole una rivoluzione sulle espulsioni dei clandestini. La bordata alle toghe

"Siamo quotidianamente assediati da richieste di provvedimenti svuotacarceri, sul presupposto che saremmo un sistema carcerocentrico. Se abbiamo circa 60.000 detenuti e 144.822 persone in area penale esterna, vuol dire che sono più quelli fuori che dentro". Inizia così l'intervento del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro alla Verità sottolineando che "la questione va affrontata soprattutto per i 50.000 stranieri con problemi di giustizia nel nostro Paese, oltre 30.000 in area esterna e 20.000 nelle carceri. Problema ancora più inquietante nel Nord Italia, dove maggiore è la presenza di immigrati. La detenzione nel Paese d'origine di chi commette reati prevede però il consenso da parte del detenuto. Difficilmente chi ha assaggiato la civiltà delle nostre galere decide di tornare in Nord Africa o da dove proveniva. Bisogna fare accordi. La scorsa settimana abbiamo siglato un trattato bilaterale con la Tunisia che si è resa disponibile, sempre previo consenso del detenuto, all'esecuzione penale presso il Paese d'origine. L'altra misura prevista è l'espulsione". Il sottosegretario prosegue spiegando che "l'espulsione deve sempre passare da un provvedimento giudiziale, siamo riusciti ad aumentarne il numero del 20% da quando si è insediato questo governo. C'è una difficoltà esecutiva perché gli Stati africani fanno resistenza legale. Vogliono il passaporto di chi intendiamo espellere, quando il più delle volte gli immigrati ne sono privi. Stiamo lavorando per ammorbidire le procedure. Sicuramente bisognerebbe far sì che il ricorso del detenuto contro il provvedimento del giudice non sospenda più la misura dell'espulsione, come oggi avviene". In merito alla gestione delle misure alternative, osserva che "a fronte della violazione di talune prescrizioni in misura alternativa alla detenzione, bisognerebbe intervenire con più durezza. Mi chiedo perché persone che, pur beneficiando di una misura di grande magnanimità che è quella alternativa alla detenzione, violino le prescrizioni e non finiscano in carcere. Sono stranito di vivere in una nazione dove chi prende a martellate un poliziotto non viene imputato di tentato omicidio e beneficia immediatamente di una misura alternativa alla carcerazione preventiva. Così come sono stranito che persone che sono già state giudicate per altri reati, pur violando determinate prescrizioni continuino a godere di questi privilegi alternativi. Devono tornare in carcere". Delmastro conclude sottolineando che "i giudici debbano essere inamovibili, indipendenti ma non insindacabili: solo gli ayatollah rivendicano l'insindacabilità. Dobbiamo tutti lavorare per la sicurezza. Noi ci stiamo provando, però ognuno deve fare la sua parte".

Salute, Pellacani (Sidemast): "Ci sono soluzioni per eczema cronico delle mani"

Salute, Pellacani (Sidemast): "Ci sono soluzioni per eczema cronico delle mani"

Roma, 11 feb. (Adnkronos Salute) - "E' importantissimo accendere i riflettori su questa patologia per far capire ai pazienti che ci sono soluzioni, che ci sono strade che bisogna percorrere, che non è un problema da sopportare o addirittura nascondere, con le conseguenze che questo potrebbe comportare". Così Giovanni Pellacani, presidente Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse) e professore dell'università Sapienza di Roma, intervenendo per la campagna di informazione e sensibilizzazione 'Prendi in mano la tua vita' promossa da Leo Pharma con il patrocinio dell'associazione pazienti Andea, di Sidemast e Sidapa. "E' un problema spesso legato al mondo del lavoro, ma non sempre - sottolinea l'esperto - A volte ci sono anche altri fattori e altre cause. Le promesse di miracoli rimangono sempre solo delle promesse, ma ci sono terapie efficaci e percorsi diagnostici che aiutano a risolvere il problema: il dermatologo accompagna il paziente nella ricerca e questa soluzione". Una persona "che sospetta di avere un eczema cronico delle mani, una dermatite intensa, che fa anche tagli, che dà ispessimento", dolore e "prurito come sintomo importante, deve farsi vedere innanzitutto da un dermatologo - raccomanda Pellacani - perché la prima cosa da fare è la diagnosi differenziale. Il quadro clinico di solito è cronico e complesso, ed è importante avviare il percorso diagnostico corretto: cercare le cause, quindi i presidi che aiutano a proteggere e poi, ovviamente, arrivare alla parte risolutiva che è la terapia. Ma la terapia funziona solo se si è capito bene quali possono essere le cause e si cercano di evitarle, perché l'esposizione delle mani agli agenti è spesso la causa della dermatite, della sua cronicizzazione. L'eczema cronico delle mani è una patologia che incide fortemente sulla qualità della vita del paziente nelle attività quotidiane e nel lavoro - sottolinea lo specialista - Anche solo banalmente pelare della frutta un po' acida provoca dolore. Inoltre la mano di chi soffre di questa patologia è brutta da vedere e impedisce, anche per questo, i contatti sociali". In questo contesto Sidemast, oltre a essere attiva per essere un riferimento informativo autorevole, in tempi di intelligenza artificiale, dottor Google e fake news "vuole anche interfacciarsi, non solo con il paziente dando le informazioni giuste - evidenzia Pellacani - ma anche dialogare con le istituzioni, per far comprendere quanto sia importante investire per la risoluzione di un problema che riguarda la salute pubblica e il benessere del cittadino: se io ho un eczema cronico alle mani e non lo curo, non posso lavorare e divento un carico sociale. Intervenire è quindi essenziale: migliora la qualità di vita del paziente e porta benefici socio-economici concreti".

Naples Takes the Helm as U.S. Steps Back from Key NATO Command

Naples Takes the Helm as U.S. Steps Back from Key NATO Command

NATO’s Naples command passes from U.S. to European leadership. A significant shift inside NATO’s command structure is drawing renewed attention to its strategic hub in Napoli, as the United States steps back from direct leadership of two key commands, in Naples and Norfolk, transferring them to allied officers. The move is being interpreted in diplomatic and military circles as part of a broader recalibration of Washington’s role within the Alliance. While the United States remains NATO’s dominant military power, the decision signals a redistribution of operational visibility and symbolic leadership to European partners. Why Naples matters The Naples base, formally known as Allied Joint Force Command Naples, is one of NATO’s most important operational headquarters. Located in Lago Patria, north of the city, it oversees operations and planning across the Alliance’s southern flank, including the Mediterranean, North Africa, and parts of Eastern Europe. Its geographic positioning makes it critical in managing issues ranging from migration flows and instability in North Africa to naval security in the Mediterranean and support for operations connected to the war in Ukraine. For Italy, the base represents both strategic weight and political relevance. Hosting a major NATO command reinforces Rome’s role within the Alliance and ensures that Italy remains central to discussions about southern security, maritime routes, and energy corridors. A shift in symbolism Until now, the Naples command had traditionally been held by a U.S. admiral. The decision to pass leadership to a non-American officer does not diminish NATO’s operational capacity, but it does alter the optics of American dominance inside the Alliance. The Norfolk command in the United States, responsible for Atlantic security and transatlantic maritime routes, is undergoing a similar transition. Together, the two changes suggest a deliberate effort to internationalise visible leadership positions, perhaps as part of Washington’s evolving global posture and ongoing debates over burden-sharing within NATO. Implications for Italy For Naples, the shift may enhance Italy’s diplomatic leverage within the Alliance. A more European-led command could amplify Rome’s voice on issues such as Mediterranean security and migration policy, areas where Italy has long argued for greater NATO engagement. At the same time, the transition raises questions about long-term U.S. commitment and the balance of influence within NATO’s military hierarchy. European allies may welcome greater responsibility, but they also face pressure to increase defence spending and operational readiness. The broader context The timing of the decision is significant. NATO is navigating one of its most complex periods in decades: the war in Ukraine continues, tensions with Russia remain high, and instability across the southern neighbourhood persists. In this context, Naples becomes more than just a headquarters. It is a symbol of NATO’s southern strategy, a frontline node in a network that connects Europe, the Mediterranean, and the Atlantic. Whether the leadership change represents a temporary redistribution of roles or part of a deeper structural shift in transatlantic relations remains to be seen. What is certain is that Naples, once again, sits at the centre of NATO’s evolving balance of power.

Rapimento di Nancy Guthrie, fermato e poi rilasciato un uomo: una foto dell’Fbi mostra un sospetto incappucciato

Rapimento di Nancy Guthrie, fermato e poi rilasciato un uomo: una foto dell’Fbi mostra un sospetto incappucciato

Un volto coperto da un passamontagna e un uomo fermato e poi rilasciato dopo poche ore. Sono le due novità nelle indagini sul rapimento di Nancy Guthrie, la madre di Savannah Guthrie, giornalista e presentatrice di ‘Today’, uno dei programmi del mattino più popolari negli Stati Uniti trasmesso dalla rete Nbc. L’Fbi ha diffuso martedì […]

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